Turchia: “Non prendiamo lezioni dal Paese che ha inventato il fascismo”

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Italia e Turchia sono in profonda crisi dopo le dichiarazioni del nostro presidente del Consiglio, Mario Draghi che ha definito il presidente turco Recep Tayyip Erdogan “un dittatore”. Nonostante la diplomazia si stia muovendo con toni meno infuocati, il dibattito in Turchia non si placa, anzi con il passare dei giorni diventa sempre più rovente. Il governo turco pretende scuse ufficiali, scuse che da Roma non giungono. Istambul è decisa quindi ad alzare il tiro, addirittura con veti sugli scambi commerciali tra i due Paesi. Ricordiamo che l’interscambio commerciale tra Italia e Turchia, prima della Covid, si attestava a circa 17 miliardi di euro l’anno con oltre 1500 società italiane impegnate a vario titolo. Tra tutte spicca la nostrana Ferrero, che produce lì una parte consistente delle nocciole utilizzate per i suoi prodotti.

AW 169

A finire nel mirino della rappresaglia turca, scrive Repubblica, è stata addirittura la compagnia dell’industria per la Difesa più rappresentativa, la Leonardo, ex Finmeccanica. Dopo due anni di trattative, proprio in questi giorni era prevista la firma del contratto per l’acquisto di dieci elicotteri d’addestramento AW169. Una commessa del valore di oltre 70 milioni di euro, che doveva essere la prima trance di un accordo per sostituire vecchi Agusta-Bell 206 della scuola delle forze armate turche: l’importo complessivo per l’azienda italiana potrebbe superare i 150 milioni. A fine marzo Ismail Demir, il presidente delle Industrie della Difesa ossia l’ente governativo che gestisce le commesse, aveva annunciato l’accordo con Leonardo.

Ora però l’operazione è sospesa fanno sapere le autorità turche. Ad avere problemi c’è anche Ansaldo Energia, proprietaria del 40 per cento di un gruppo che da un anno sta negoziando con banche e autorità turche la gestione dei debiti per centinaia di milioni accumulati dalla centrale elettrica di Gebze, nella zona industriale di Istanbul.

Il più duro della compagine governativa dell’Anatolia è il ministro dell’industria Mustafa Varank: “Non esistono lezioni di democrazia che la Turchia può ricevere dal primo ministro “incaricato” dell’Italia, che ha inventato il fascismo”. Poi ha detto che i governanti italiani lasciano morire i richiedenti asilo e devono prendere lezioni di umanità dalla Turchia, invitandoli ad ammirare il presidente Erdogan.

Il portavoce dell’Akp Orner Celik, il partito di Ergogan, ha usato parole durissime: «Hanno chiamato il nostro presidente “dittatore” e poi hanno aggiunto che devono collaborare con noi sull’immigrazione. E il massimo dell’ipocrisia. Queste persone che trattano i migranti in maniera dittatoriale e immorale, pensano di doverci dare lezione di democrazia. Per prima cosa portate la vostra democrazia fuori dalle acque del Mediterraneo, poi parlate”.

Dalla Farnesina fanno sapere che ci sono in questi giorni fitte relazioni diplomatiche.

Turchia: “Non prendiamo lezioni dal Paese che ha inventato il fascismo”

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