Un G7 diverso dagli altri

Un G7, quello iniziato in Giappone, che vede i leader di Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Canada e Italia affrontare questioni spinose e complesse come il disarmo nucleare, il tema dei semiconduttori e l’avvento dell’intelligence artificiale. Non meno importanti le questioni legate ai cambiamenti climatici, il Sud del mondo, l’espansionismo cinese e la guerra russo-ucraina.

Per quanto riguarda i semiconduttori è comune interesse sganciarsi quanto prima dalla dipendenza cinese. Il premier giapponese Kishida, al riguardo, ha annunciato di aver dato il via ad ingenti investimenti per partecipare al gruppo di sette colossi dei semiconduttori di Taiwan, Usa e Sud Corea.

La Casa Bianca è certa di avere un livello storico di unità sulla Cina in questo G7. Sul tavolo della dichiarazione finale di domenica la questione della coercizione economica cinese. Non tutti i partner potrebbero però essere d’accordo con Washington nel tagliare nettamente con la Cina per quanto riguarda l’interscambio commerciale. Germania e Giappone hanno mostrato una palese incertezza nell’impegnarsi in senso contrario sulla materia degli investimenti da e per laCina.

Pechino, non a caso, in questi giorni ospita un vertice con i suoi alleati dell’Asia Centrale per prevenire una eventuale diminuzione di introiti derivanti dall’interscambio commerciale, criticando la diplomazia coercitiva americana contro Pechino ed ammonendo i paesi del G7 a rispettare il principio dell’Unica Cina, in riferimento al dossier Taiwan.

Gli Stati Uniti, dal loro punto di vista, perseguono la narrativa dell’unità del G7 sull’Ucraina e il successo della politica del price cap sul petrolio russo. Gli Usa sono, pertanto, pronti a proporre un nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia, che include 70 nuove entità nella lista nera delle esportazioni, comprese aziende cinesi che aiutano Mosca nello sforzo bellico.

Preoccupazione vi è per il Sud del mondo dove la Cina da anni sta attuando una aggressiva politica economica e dove Washington vuole far convogliare gli interessi dei paesi partner ed alleati.

Sulla pace della guerra in corso se ne parlerà nel comunicato finale, senza approfondire più di tanto il tema per via di una pace difficile da conseguire al momento viste le evidenti divergenze tra i due contendenti che non vogliono rinunciare alle rivalese e pretese territoriali.

L’America appare, però, debole in questo vertice per i timori legati alle prossime elezioni americane e al rischio default in funzione delle frizioni interne sul tetto massimo da porre al debito a stelle e strisce.

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