Usa con Iran valuta ogni opzione anche quella militare se non si ritorna al JCPOA

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Gli sforzi per rilanciare l’accordo sul nucleare iraniano del 2015 sono in una “fase critica” e le ragioni di Teheran per evitare i colloqui si stanno esaurendo. A riferirlo alla stampa l’inviato speciale degli Stati Uniti per l’Iran, Robert Malley che ha aggiunto: “Washington è sempre più preoccupata che Teheran continui a ritardare il ritorno ai colloqui. Al riguardo abbiamo, però, altri strumenti per impedire che l’Iran sviluppi un’arma nucleare”.

Siamo, pertanto, in una fase critica per rilanciare il JCPOAJoint Comprehensive Plan of Action – “, ha detto Malley. “Abbiamo avuto una pausa di molti mesi e le ragioni ufficiali fornite dall’Iran per cui siamo in questa pausa sono molto scarse”, ha precisato l’inviato Usa.

Robert Malley

Pur affermando che c’è molta distanza tra Usa e Iran per il ritorno al JCPOA Malley ha confermato che gli Stati Uniti sono ancora disposti ad impegnarsi in un nuovo sforzo diplomatico con l’Iran, anche se si stanno valutando altre opzioni per impedire a Teheran di ottenere la bomba.

Il ritorno all’accordo porterà a benefici economici per Teheran, enfatizza Malley, perché verrebbero allentate le sanzioni economiche di Stati Uniti, Unione Europea e Nazioni Unite.

Il presidente Donald Trump si ritirò dall’accordo tre anni fa, riattivando tutte le sanzioni revocate e aggiungendo più di 1.500 misure restrittive. In risposta, l’Iran ha notevolmente aumentato la sua attività nucleare andando ben oltre i limiti dell’accordo.

Il presidente Biden, invece, ha invertito la rotta di 360° per un ritorno degli Stati Uniti all’accordo. L’Iran però ha rifiutato di incontrare direttamente i negoziatori statunitensi, guidati dall’inviato speciale Robert Malley, ma ha acconsentito a colloqui indiretti in un luogo terzo, Vienna appunto.

L’obiettivo dell’accordo originale era quello di limitare le attività di arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran e di  imporre ispezioni e verifiche rigorose, senza preavviso, da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

Ritornando ad oggi Malley non ha descritto apertamente le altre opzioni che l’America potrebbe mettere in campo ma è noto che dopo i colloqui a Vienna sul rilancio dell’accordo Washington ha iniziato a parlare sempre più di perseguire altre opzioni, frase che allude alla possibilità, seppur molto remota, di un’azione militare.

L’inviato Usa, che la scorsa settimana ha consultato i partner statunitensi nel Golfo e in Europa, ha sottolineato che tutte le parti consigliano di proseguire con la diplomazia, cercando modi per coinvolgere economicamente l’Iran in nuovi progetti.

L’Iran, in risposta a questa nuova fase, ha fatto capire che “presto” tornerà ai colloqui con gli Stati Uniti sulla ripresa del rispetto dell’accordo, ma non ha ancora fissato una data.

Il negoziatore nucleare iraniano, Ali Bagheri Kani, ha in programma di incontrare mercoledì a Bruxelles Enrique Mora dell’UE, che coordina i colloqui tra l’Iran e le altre parti dell’accordo: Gran Bretagna, Cina, Francia, Germania, Russia e Stati Uniti.

L’Iran, nel frattempo, sta continuando ad aumentare l’arricchimento dell’uranio oltre la soglia del 20% in un impianto di Natanz dove si è già raggiunti già il 60% di purezza.

Gli analisti sostengono che il ritorno dell’Iran ai limiti previsti dal JCPOA è perseguibile facilmente anche se vi è una forte preoccupazione per le conoscenze fatte dagli scienziati iraniani in questi tre anni in cui hanno accelerato le attività di arricchimento dell’uranio.

Usa con Iran valuta ogni opzione anche quella militare se non si ritorna al JCPOA

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