Venti di guerra nell’Egeo, nel silenzio della CI, la Turchia sfida la Grecia

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Tra tensioni accresciute, fonti militari greche hanno riferito a Kathimerini che se i cavi della nave sismica turca Oruc Reis toccano la piattaforma continentale greca, la Turchia avrà la responsabilità “completa ed esclusiva” di ciò che seguirà.

L’avvertimento dopo che la Turchia questa settimana ha inviato per presunte indagini sismiche la nave Oruc Reis in un’area all’interno della piattaforma continentale greca

Le stesse fonti affermano che le forze armate greche sono in preallarme in risposta alla decisione di Ankara di inviare due terzi della flotta turca nell’Egeo.

Gli analisti hanno anche osservato che il Navtex è stato inviato in concomitanza del  46 ° anniversario dell’invasione turca di Cipro e in un momento di velata distensione tra Grecia e Turchia, è stato solo poche settimane fa quando il primo ministro Kyriakos Mitsotakis e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan hanno concordato di mantenere aperti i canali di comunicazione.

Secondo il rappresentante della presidenza turca, Ibrahim Kalin, “la reazione della Grecia è stata eccessiva” .

Nel frattempo, Berlino  con la sua  ministra della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer fa sapere  che la Germania gode della fiducia di Grecia e Turchia e che pertanto può interagire per stemperare la crisi. “Non è un caso che la cancelliera Angela Merkel sia intervenuta o sia stata chiamata ad intervenire“, ha detto il capo della Difesa, riferendosi alle telefonate della  Merkel  all’inizio di questa settimana con Mitsotakis ed Erdogan.

Il presidente francese Emmanuel Macron, invece, ha ribadito la sua piena solidarietà con la Grecia e Cipro dopo l’incontro con la sua controparte cipriota Nicos Anastasiades: “Voglio ribadire la piena solidarietà della Francia con Cipro, ma anche con la Grecia, di fronte alla violazione della sovranità da parte della Turchia”. Macron sul suo profilo Facebook ha affermato che sarebbe un grave errore per l’Unione europea lasciare la sicurezza del Mediterraneo orientale nelle mani di altri attori e principalmente della Turchia.

Giovedì Mitsotakis ha tenuto degli incontri con i leader del suo partito per informarli sulla riunione del Consiglio europeo di questa settimana e sugli sviluppi con la Turchia. Mercoledì scorso, Aexis Tsipras, leader dell’opposizione di sinistra SYRIZA, ha indetto una riunione del principale organo decisionale del paese in materia di affari esteri e questioni di difesa.

La situazione dinanzi le coste cipriote

A fine gennaio scorso la Yavuz, nave battente bandiera turca, un mezzo per perforazioni petrolifere si avvicinava con “transponder” spento nelle acque territoriali di Cipro. Da quel momento sono state chiare le mire di Ankara  nel Mediterraneo.

Così come ha riportato Starmag, nell’area di mare antistante a Cipro pochi anni fa sono stati scoperti importanti giacimenti di idrocarburi, per i quali è partita la corsa alle esplorazioni ed alle trivellazioni. Una corsa il cui unico arbitro non poteva che essere il governo della Repubblica di Cipro, visto che buona parte dei giacimenti si trovano all’interno delle acque di propria competenza. Qui l’Eni è riuscita ad accaparrarsi diverse concessioni: l’area è stata divisa in blocchi, da sola oppure assieme ad altre società il nostro colosso dell’energia ha recitato la parte da protagonista nell’assegnazione di questi lotti. Anche la francese Total non è stata da meno, assicurandosi diverse concessioni.

Ma da Ankara non hanno accettato questa situazione: secondo il governo turco, anche la Repubblica di Cipro del Nord, grossomodo compresa all’interno dei territori occupati dal paese anatolico nel 1974 e riconosciuta solo dalla Turchia, ha diritto a di partecipare alla partita. Un modo, da parte di Erdogan, di rivendicare un ruolo importante per il suo paese nel Mediterraneo orientale. Se Ankara dovesse rimanere fuori dalla corsa alle fonti energetiche cipriote, allora il rischio è che nel suo insieme la Turchia potrebbe diventare marginale nel contesto regionale. Tutto a vantaggio eventualmente di Egitto ed Israele, il cui gas a breve potrebbe raggiungere l’altra parte del Mediterraneo.

Lo scontro dunque è di quelli delicati, la partita di quelle decisive. E l’invio della Yavuz davanti le acque cipriote, altro non è che una provocazione di Erdogan volta a far capire le sue intenzioni ai suoi interlocutori. Italia e Francia in primis, visto che la nave in questo momento si trova nei lotti dati in concessione all’Eni ed alla Total e, in particolare, nel blocco 8.

Tensioni con l’Italia

Il contesto non è poi così diverso da quello del febbraio 2018, quando la nave italiana Saipem 12000, legittimamente in viaggio verso la acque cipriote dove doveva effettuare alcuni lavori, è stata fermata dalla marina turca e costretta a tornare indietro. L’Italia infatti, che lì ha interessi non solo importanti ma anche legittimi, oggi come allora non riesce a liberarsi dalla morsa delle provocazioni turche. Il nostro paese ha ottenuto legalmente le concessioni, ad essere nell’alveo dell’illegalità è invece la Turchia. Questo perché le decisioni prese da Nicosia sono scelte politiche operate dall’unico governo di Cipro internazionalmente riconosciuto, peraltro appartenente all’Unione Europea. Mentre la rivendicazione di Ankara si basa sul posizionamento di uno Stato, quale quello situato nella parte occupata dell’isola, riconosciuto unicamente dalla stessa Turchia. Eppure, nessuno sembra muoversi: vale per l’Italia, in cui la notizia delle attività della Yavuz è passata sotto traccia, vale anche per la Francia Germania e Unione Europea.

 

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