Verso il ritorno all’accordo sul nucleare. I colloqui di Vienna tra Usa e Iran

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“Hanno fatto progressi di circa il 60-70%” e “se gli  americani agiscono con onestà, otterremo risultati in breve tempo”.

Lo ha detto  il presidente iraniano, Hassan Rohani, citato dai media iraniani,  commentando la riunione della Commissione congiunta sul Joint  Comprehensive Pian of Action (JCPOA) che si è tenuta due giorni fa. La Commissione, composta dai  rappresentanti di Iran, Cina, Francia, Regno Unito, Russia, Germania e presieduta dall’Unione Europea, tornerà a riunirsi a Vienna la prossima settimana dopo le consultazioni interne. Al termine del vertice è stata annunciata la creazione  di un terzo gruppo di lavoro per “iniziare a valutare la possibile successione delle rispettive misure”, ossia la revoca delle sanzioni da parte degli Stati Uniti a Teheran e il ritorno  nei limiti stabiliti dell’arricchimento dell’uranio in Iran. “Naturalmente i negoziati sono difficili, ma di sicuro eviteremo lunghe trattative, così come una fretta inutile”, ha detto il capo negoziatore iraniano Abbas Araqchi.

LE SANZIONI USA DIVISE PER CATEGORIE

Un alto funzionario del Dipartimento di Stato Usa ha fornito alla controparte iraniana alcuni esempi sulle tre categorie di sanzioni che gli Stati Uniti intendono trattare. Quelle che si possono revocare, quelle che rimangono e quelle che interessano i cosiddetti “casi difficili” per cui si sta ancora lavorando per prendere una decisione definitiva.

I negoziati sono, pertanto, incentrati sul raggiungimento di un accordo basato su un elenco completo di azioni che ciascuna parte è disposta a intraprendere per conformarsi ai termini dell’accordo del 2015.

Le parti non accetteranno nulla finché non vedranno il quadro completo“, ha detto l’alto funzionario del  Dipartimento di Stato.

“Questa settimana è stata molto importante per la distensione, ma ci sono così tante cose che devono essere ancora risolte. Penso che in questa fase iniziale è importante far conoscere cosa possiamo mettere sul tavolo per dimostrare la buona fede e il rafforzamento della fiducia”. Ha riferito un funzionario europeo che ha partecipato agli incontri.

Il presidente Donald Trump si ritirò dall’accordo tre anni fa, riattivando tutte le sanzioni revocate e aggiungendo più di 1.500 misure restrittive. In risposta, l’Iran ha notevolmente aumentato la sua attività nucleare andando ben oltre i limiti dell’accordo.

Il presidente Biden, invece, ha invertito la rotta di 360° per un ritorno degli Stati Uniti all’accordo. L’Iran però ha rifiutato di incontrare direttamente i negoziatori statunitensi, guidati dall’inviato speciale Robert Malley, ma ha acconsentito a colloqui indiretti in un Paese terzo.

L’obiettivo dell’accordo originale era quello di limitare le attività di arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran e di  imporre ispezioni e verifiche rigorose, senza preavviso, da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

Gli analisti sostengono che il ritorno dell’Iran ai limiti previsti dal JCPOA è perseguibile facilmente anche se vi è una forte preoccupazione per le conoscenze fatte dagli scienziati iraniani in questi tre anni in cui hanno accelerato le attività di arricchimento dell’uranio.

I CASI DIFFICILI

I negoziati odierni trattano solo le “sanzioni legate al nucleare” e del diritto dell’Iran di partecipare al sistema economico internazionale. I cosiddetti casi difficili riguardano la “terza categoria”, ha detto il funzionario del Dipartimento di Stato, quelli che interessano la nomina dell’Iran come stato terrorista da parte dell’amministrazione Trump. Ad esempio la sanzione di Trump nei confronti della Banca centrale iraniana per terrorismo potrebbe essere revocata, mentre è probabile che le misure imposte contro il Corpo militare delle Guardie rivoluzionarie islamiche rimangano.

Il lavoro è in corso“, ha detto il funzionario americano ed ha aggiunto: “Comprendiamo che la revoca di alcune sanzioni scaturirà dal ritorno al JCPOA”, ma questo non significa che non possiamo continuare a contrastare le attività iraniane che sono destabilizzanti e vanno contro i nostri interessi o quelli dei nostri partner”.

Restano però le contraddizioni interne da entrambe le parti. “Sia l’Iran che l’America hanno tantissimi intransigenti in parlamento”, ha detto un  diplomatico occidentale. Un esempio è arrivato mercoledì, quando l’ex segretario di stato Mike Pompeo al Congresso durante una conferenza stampa ha parlato del Maximum Pressure Act, una legge per far rimanere attive tutte le sanzioni contro l’Iran ed eventualmente aggiungerne altre.

La legge, sponsorizzata dal Republican Study Committee, vuole  limitare gli sforzi di Biden per tornare all’accordo sul nucleare. Il disegno di legge imporrebbe anche l’approvazione preventiva del Congresso prima della firma di qualsiasi accordo da parte di Biden con l’Iran.

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