Italia è il momento di voltare pagina: “Chi fa per sé fa per tre”

(di Massimiliano D’Elia) Il “decreto liquidità” a breve sarà presentato al Consiglio dei Ministri, un altro decreto per far fronte ai danni economici delle aziende italiane da quando è iniziata l’emergenza Covid-19. I contenuti del provvedimento riguardano principalmente le garanzie al 100% per prestiti fino a 25mila euro o 800mila con valutazione della solvibilità. Durata di sei anni. Il Fondo di Garanzia per le Pmi sale a sette miliardi. Si tratta anche sul ruolo della Cassa Depositi e Prestiti. Ieri sera Federico D’Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha presentato la bozza ad un tavolo tecnico composto dai sottosegretari Simona Malpezzi, Gianluca Castaldi, Antonio Misiani e Laura Castelli e i capigruppo di Camera e Senato dei partiti d’opposizione. Presente anche il ministro dell’Economia e Finanze, Roberto Gualtieri.

Il “decreto liquidità” è un provvedimento tampone, un cerotto, come ha spesso sostenuto il leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Non è la cura, non sono le misure da almeno 400 miliardi di euro che occorrono per mettere al riparo la nostra economia.

Un vecchio detto dice: “chi fa per sé fa per tre”, stiamo invece aspettando soluzioni da altri attori stranieri che sicuramente non ci faranno sconti, anzi! Siamo in attesa degli esiti della riunione dell’Eurogruppo, dove si decideranno le linee di credito “mutualizzate” che l’Europa potrà  iniettare al sistema economico comunitario. Domani si inizierà a capire se l’Europa potrà avere un futuro.

L’aspetto che maggiormente desta stupore e apprensione è che Francia e Germania hanno già approntato programmi di aiuto per proteggere l’occupazione e le imprese. Noi balbettiamo, non decidiamo, continuiamo a imbeccarci sui social, continuiamo a parlare del nulla. La maggioranza, su “indicazione perentoria”  del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha promesso di collaborare con le opposizioni, peccato che così non avviene nella realtà. Ad ogni proposta di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, si risponde con un laconico, “valuteremo”.

Una misura, però, l’abbiamo varata. Decidiamo di versare un obolo di 600 euro a pioggia a chi versa in condizioni palesi di difficoltà (lavoratori in regola e in nero), ma la piattaforma dell’Inps, che con un click avrebbe dovuto erogare denaro “cash”, va in “tilt”. Futili le giustificazioni: “è stato un hacker”.

Nel frattempo Bruxelles ha fatto quello che ha potuto allentando i criteri del Patto di stabilità e crescita e le regole per gli aiuti di Stato. Ha  annunciato un ulteriore programma di acquisto di titoli di Stato e di altri enti, la Banca Centrale Europea ha provveduto a stabilizzare i mercati finanziari. Ulteriori somme miliardarie provenienti dai fondi straordinari del bilancio dell’Ue stanno per confluire nei Paesi membri in maggiore.

La Germania, secondo le parole del ministro dell’Economia e vice cancelliere Sigmar Gabriel,  è d’accordo nell’agire  velocemente per garantire sufficiente liquidità a tutti gli Stati dell’Unione europea in maggiore difficoltà, per tutelare posti di lavoro ed evitare gli assalti da parte degli speculatori. Uno degli strumenti disponibili per erogare subito finanziamenti importanti è il Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes) che  garantirebbe all’Italia (il 2 per cento del suo Pil) 39 miliardi di denaro fresco. Altri strumenti nuovi, a  dire dei super tecnici richiederebbero almeno 9 mesi per la piena operatività. Si perderebbe tempo nelle varie fasi di approvazione. E, la  sburocratizzazione dei processi decisionali, in caso di emergenza conclamata? Un sogno. Alla fine ci porteranno a digerire il già collaudato e operativo Fondo Salva Stati – Mes.

Un Mes a condizionalità light – sarebbe accettato anche dall’Italia, secondo le parole del Premier Giuseppe Conte – dove non intervengono i controlli sul bilancio nazionale della Troika (Bce, Fmi e Commissione europea). La Germania, continua il vice cancelliere, proporrà la creazione di un Fondo di garanzia paneuropeo che può garantire i crediti con cui la Banca Europea degli Investimenti (Bei) approvvigiona di liquidità le piccole e medie imprese nei rispettivi Paesi. In questo modo, tramite le banche d’affari o gli istituti di promozione nazionali, si garantirebbero finanziamenti ponte, scadenze prolungate dei prestiti e nuovi prestiti. E con il progetto Sure (Support mitigating Unemployment Risks in Emergency), appena adottato dalla Commissione Ue, si possono sostenere, sul piano finanziario, i membri Ue che vengono in aiuto delle imprese affinché, nonostante il crollo congiunturale, mantengano i loro dipendenti, come avviene in Germania con lo schema di lavoro ridotto. Infine, una volta superata la crisi, bisognerà che l’economia europea ritorni su un cammino di ripresa e crescita. Sarebbe da chiedere all’alto esponente governativo tedesco, sicuro che non verrà favorita a dismisura la Germania? La cancelliera  Angela  Merkel ha già stanziato con le casse statali 550 miliardi di euro promettendo di poter raggiungere autonomamente anche 1000 miliardi di euro. Denaro per il quale non deve rendere conto a nessuno, perchè all’interno dei valori del Fiscal Compact.  

La libertà della Germania è dovuta al suo deficit (anno 2018: 61,9%, rispetto al 134,8%  dell’Italia), per cui non deve mediare  con nessuno le sue politiche economiche interne, poiché sono sempre tenute all’interno dei parametri  del Trattato di Maastricht.

 Alla fine ci sarà il Mes, nascosto dalla veste “condizionalità light”, e ci sarà un fondo di garanzia (voluto da Germania e Francia) le cui condizioni sono poco chiare, quasi da “supercazzola”, per citare una frase cara al cinema italiano. Misure non gratuite, misure che peseranno sui nostri figli, misure che terranno sempre di più al cappio il nostro Paese.  Le colpe? Non solo dei politici che poi siamo noi proiettati nelle due Aule del Parlamento, ma di tutto un sistema “drogato” che ha perso nel tempo un comune senso civico.  L’Italia è nostra e solo noi con i nostri comportamenti possiamo aiutarla….non dobbiamo essere nella condizione di dover dipendere dalle scelte di altri. Chi fa per sé fa per tre! Iniziamo a pagare tutti le tasse e fare meno giorni di malattia a casa per fare il secondo lavoro in nero.

Italia è il momento di voltare pagina: “Chi fa per sé fa per tre”

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