A Bruxelles i 27 battagliano sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia

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Al Consiglio europeo straordinario i 27 devono decidere se applicare o meno il sesto pacchetto di sanzioni alla Russia. Una decisione ardua e molto dibattuta considerato che non vi è comunità d’intenti, ogni Paese guarda ai propri problemi interni, specialmente per quanto riguarda la questione dell’indipendenza energetica.

“Non possiamo immaginare che dopo il conflitto la nostra politica energetica tornera’ come prima. Quello che e’ successo e’ troppo brutale. Dobbiamo muoverci ora per cambiare i nostri fornitori di energia nel lungo periodo”. Lo ha detto il premier Mario Draghi intervenendo al vertice europeo.

Oggi e’ il momento di chiudere“, ha commentato il presidente del Consiglio Ue Charles Michel, cercando di percorrere l’unica linea perseguibile al momento, ovvero quella di escludere dall’embargo l’import via tubo del petrolio russo. Il presidente ungherese Orban ha attaccato direttamente la Commissione: “Se ci troviamo in questa situazione difficile e’ perche’ si e’ mossa in modo irresponsabile”.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, collegato in videoconferenza, ha invitato i paesi europei a non dividersi e ad approvare in fretta le sanzioni.

Il Consiglio straordinario non ha in agenda solo la questione del greggio russo ma tanto altro, come il confronto su temi come il RePowerEu, il piano Ue per svincolarsi dagli idrocarburi russi e al contempo impostare la rotta verso l’autonomia energetica grazie alle rinnovabili.

In trattazione anche i prezzi esosi delle bollette e i modi per calmierarli, come l’istituto del price cap sul gas che potrebbe addirittura assumere la caratteristica di una mezza sanzione per la Russia.

Al netto del sostegno incondizionato all’Ucraina in termini di aiuti finanziari e militari tutti sono d’accordo sul fatto che occorre continuare su questa strada anche perché Putin sta letteralmente radendo al suolo il Donbass.

Il punto su cui non c’è alcuna convergenza è il petrolio. Emmanuel Macron ha incontrato Orban per cercare una mediazione. Orban dal canto suo ha assicurato che l’esenzione alle importazioni via oleodotto – che interessano anche Slovacchia e Repubblica Ceca – sono “una buona idea” ma che servono “garanzie aggiuntive” sulla possibilita’ di acquistare greggio russo in caso di “incidenti” al condotto Druzhba. Un ramo dell’infrastruttura, peraltro, passa da Polonia e Germania e sia Varsavia che Berlino si sono dette disposte a fare a meno della loro quota quando scattera’ la tagliola, a fine anno. Se si somma tutto, si tratterebbe comunque di oltre il 90% del greggio importato dalla Russia.

Il Consiglio – si legge nelle bozze di conclusione – tornera’ a discutere di queste eccezioni il prima possibile”.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che piu’ di ogni altro leader ha spinto sul pacchetto, presentandolo in maniera diffusa all’Eurocamera, in apertura del summit si e’ detta insolitamente scettica sulla chiusura dell’accordo nelle prossime 48 ore, lasciando ricoprire il ruolo degli ottimisti ai leader, come Macron e l’olandese Rutte.

“L’energia e’ troppo importante, prima si trovano le soluzioni con i Paesi membri e poi si applicano le sanzioni, non il contrario come fatto sinora”, ha detto Orban. E siccome ogni giorno che si aspetta Godot l’Ue perde credibilita’, la premier estone Kaja Kallas ha così chiosato: “Anche se qualcuno e’ fuori, e’ meglio di niente”.

Così come scrive l’Ansa, “Il sesto pacchetto include anche altre tipologie di sanzioni che senza un accordo salterebbero”, spiega un alto funzionario europeo. Ad esempio l’esclusione da SWIFT della piu’ grande banca russa, la Sberbank, le limitazioni a tre emittenti di Mosca e l’inclusione nella lista nera dell’Ue di enti e personalita’ di vario genere.

Sul piatto vi è anche Il piano per rafforzare la difesa comune, partendo dalla base industriale europea, e le opzioni possibili per sbloccare il grano ucraino.

Nel frattempo Gazprom ha annunciato che tagliera’ da domani le forniture all’olandese GasTerra, dato che non paga in rubli. E la Danimarca potrebbe, sempre domani, trovarsi nella stessa situazione.

A Bruxelles i 27 battagliano sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia