A parlare sono ora i militari prigionieri russi: è solo propaganda?

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“La tv ci sta fottendo e noi la beviamo”. Così un soldato russo, Valera, imprigionato dagli ucraini mentre parla al telefono con la sua famiglia a casa. La scena viene ripresa dai militari di Kiev e sapientemente diffusa in rete per contrastare la propaganda di Putin che, in Russia, racconta un’altra versione della guerra.

Vara continua: “Qui succede un casino della madonna, la mia compagnia, la N6, non esiste piu’, e neanche il nostro tenente esiste piu’. E’ una carneficina mamma, 9.000 ragazzi sono morti in 8 giorni, suonano sempre le sirene, i nostri bombardano le citta’”.

Mosca, sotto attacco da parte della rete indipendente di hacker Anonymous (hanno inviato circa 3 milioni di sms a cittadini russi raccontando la realtà sulla guerra in Ucraina), sta cercando, per ora, di oscurare i social mentre ha intenzione di interrompere, dal prossimo 11 marzo, tutta la rete internet. La Russia rimarrà così isolata dal mondo in una specie di bolla artificiale.

Intanto in Russia la spinta nazionalista monta di ora in ora, in molti indossano magliette con la lettera Z ben impressa, il simbolo dell’invasione, proprio quella lettera che padroneggia sulle fiancate dei tanker in Ucraina.

Valera spiega alla madre: “I nostri stanno bombardano i civili, Putin ci ha traditi, capisci? Ci ha fregati”.

Non è escluso che la tattica comunicativa ucraina stia enfatizzando la narrativa proprio come fanno i russi, del resto una volta, ai tempi della cortina di ferro, si addestravano insieme.

Un altro soldato, racconta l’inviato dell’Ansa, Bernardo Bagnoli, al telefono col padre, racconta piu’ o meno la stessa storia. “I nostri ragazzi vengono sterminati, macellati a colonne intere… papa’, io non ho sparato a nessuno, non ho ucciso nessuno: qui succede un casino, i civili muoiono, i bambini muoiono, le bellissime citta’ vengono distrutte. No, per carita’, non mi passare la mamma, non lo fare!”.

Ma non c’e’ verso. Ti trattano bene? Quando torni? “Non lo so, i nostri vengono mandati qui per combattere non si sa per cosa, ci mandano qui a morire per niente, sono morti cosi’ tanti ragazzi…”.

Un altro video e’ stato invece girato, a quanto pare, da un medico. Parla e cura un soldato russo, ferito nei combattimenti: “Abbiamo il diritto di mostrare la vostra faccia, registrare video e fare domande: noi siamo civili, siamo dottori e vi mostro dove siamo per provare che non si tratta di una messinscena. E’ un ospedale distrettuale, noi siamo gente comune, non spariamo a nessuno. Questo e’ per i russi, non per gli ucraini”, dice il medico. Poi parte l’interrogatorio. “Lei comprende di trovarsi in un Paese straniero?”. Si’. “Lei comprende che si tratta di un crimine di guerra?”. Si’. “I tedeschi sono arrivati di diritto qui nel ’41?”. No. “Allora qual e’ la differenza?”. Non c’e’. “Chi e’ il nazista, voi o noi?”.

Un altro uomo, che si identifica come “un tenente dell’unita’ 58198”: “Vi esorto a uscire a manifestare, bloccare le piazze e strade per porre fine a questa guerra: qui muore tantissima gente, anche donne e bambini, convincete il governo a smettere”.

A parlare sono ora i militari prigionieri russi: è solo propaganda?

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