Il primo stadio del vettore commerciale sviluppato dalla società privata LandSpace è rientrato e ha effettuato con successo un atterraggio verticale dopo aver portato in orbita un satellite. È il primo recupero sulla terraferma di un razzo orbitale realizzato da un’azienda privata cinese e un passo che avvicina Pechino al modello inaugurato da SpaceX
di Massimiliano D’Elia
La Cina compie un altro passo nella corsa allo spazio commerciale e lo fa con una tecnologia destinata a cambiare profondamente l’economia dei lanci. Il 19 agosto 2026, dalla zona commerciale di Dongfeng, nel nord-ovest del Paese, è decollato lo Zhuque-3 Y2, il grande vettore sviluppato dalla società privata cinese LandSpace. Alle 7.35 del mattino, ora di Pechino, il razzo ha completato la sua missione principale e, soprattutto, ha fatto ciò che rappresentava il vero obiettivo del test: il primo stadio è rientrato sulla Terra ed è atterrato verticalmente nell’area predisposta, utilizzando le proprie gambe di atterraggio.
Il significato della missione è legato alla trasformazione del modello con cui vengono effettuati i lanci spaziali perchè per decenni un razzo orbitale è stato, nella sostanza, un vettore usa e getta: una volta conclusa la fase di spinta, il primo stadio veniva perduto. La possibilità di recuperarlo, sottoporlo ai controlli necessari e utilizzarlo nuovamente permette invece di distribuire il costo della costruzione del vettore su più missioni e, almeno in prospettiva, di aumentare la frequenza dei lanci riducendone il prezzo.
È la stessa rivoluzione introdotta negli Stati Uniti da SpaceX con il Falcon 9 e sviluppata anche da Blue Origin. La Cina era già riuscita nel luglio scorso a recuperare in mare il primo stadio di un vettore Long March 10B, utilizzando però un sistema di cattura su una piattaforma navale. Lo Zhuque-3 rappresenta un ulteriore salto: un’azienda privata cinese ha recuperato un primo stadio di classe orbitale direttamente sulla terraferma, con un atterraggio controllato.
Il 3 dicembre 2025, durante il volo inaugurale dello Zhuque-3, il secondo stadio aveva raggiunto l’orbita prevista, ma il primo stadio non era riuscito a completare correttamente la fase di recupero. Durante la discesa si era verificata un’anomalia nella combustione che aveva impedito l’atterraggio morbido.
In meno di un anno LandSpace ha quindi trasformato quel fallimento in un risultato che cambia la posizione della società nel mercato globale dei lanci. Lo Zhuque-3 è un vettore a due stadi alimentato da ossigeno liquido e metano, una combinazione considerata particolarmente interessante per i futuri sistemi riutilizzabili. Il razzo è costruito in acciaio inossidabile, misura circa 66 metri nella configurazione utilizzata per questa missione secondo le fonti Reuters, mentre i dati progettuali della famiglia Zhuque-3 indicano una lunghezza di circa 76,6 metri, un diametro di 4,5 metri e una massa al decollo nell’ordine delle 660 tonnellate.
Il primo stadio utilizza una batteria di motori TQ-12, mentre il secondo impiega un motore TQ-15. Nella configurazione prevista per le missioni con recupero, il vettore può trasportare diverse tonnellate di carico in orbita bassa, sacrificando una parte della capacità massima per consentire il ritorno del primo stadio. LandSpace punta inoltre a rendere il booster utilizzabile fino a 20 volte, trasformando progressivamente Zhuque-3 in uno strumento per lanci frequenti e a costi più contenuti.
La missione del 19 agosto aveva anche un secondo obiettivo: mentre il primo stadio rientrava, il secondo stadio ha portato il satellite Honghu-03 nell’orbita prevista, completando quindi sia la parte commerciale della missione sia quella sperimentale relativa al recupero del vettore.
Dopo il lancio dalla zona di Dongfeng, il primo stadio è stato recuperato circa 390 chilometri più lontano, nella provincia del Gansu, seguendo una traiettoria programmata. Il rientro richiede il controllo dell’assetto del vettore, l’accensione dei motori durante la discesa e, nella fase finale, una manovra estremamente precisa per ridurre la velocità fino al contatto con la piattaforma.
Il confronto con gli Stati Uniti è inevitabile, ma sarebbe riduttivo leggere il risultato soltanto come una gara fra Pechino e Washington perchè la vera partita riguarda la capacità di costruire un’infrastruttura spaziale commerciale capace di effettuare lanci frequenti, economici e ripetibili, indispensabile per le grandi costellazioni satellitari, le telecomunicazioni, l’osservazione della Terra e, in prospettiva, per una presenza sempre più intensa nello spazio.
La Cina non sta più affidando lo sviluppo dei vettori riutilizzabili soltanto al proprio apparato spaziale statale, ma sta lasciando crescere un settore privato che può competere sul mercato internazionale. LandSpace è una delle aziende simbolo di questa trasformazione e punta a utilizzare il nuovo vettore per sostenere la crescita delle costellazioni satellitari cinesi







