Coronavirus Italia, parola agli esperti

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Undici vittime e 357  contagiati in Italia, una persona è guarita. Negozi alimentari presi d’assalto, disinfettante amuchina e mascherine introvabili. Parliamo di panico allo stato puro creato da una comunicazione “allegra” e non coordinata da parte delle Istituzioni. Stufi delle polemiche dei nostri  politici, cerchiamo di capire qualcosa in più sul coronavirus direttamente dagli esperti.

Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, su Repubblica traccia il quadro dell’epidemia del coronavirus in Italia: “Durerà mesi, abbiamo un numero non piccolo di casi. Siamo arrivati alla seconda o terza generazione di contagi, Il focolaio principale è circoscritto. I nuovi casi sono quasi tutti riconducibili all’epicentro dell’epidemia nel Lodigiano e ai due focolai più piccoli in Veneto. Ci aspettiamo ancora un aumento dei casi, fino a quando le misure adottate non daranno gli effetti sperati“.

Guido Silvestri, capo del  dipartimento di Patologia alla Emory University ad Atlanta afferma: “Ormai è chiaro, è fuori dalla gabbia, lo troviamo un po’ ovunque. Infetterà ancora tanta gente. Per fortuna non fa troppo male, soprattutto sotto ai 60 anni. I giovani restano in buone condizioni e i bambini sembrano resistenti. Il rischio più grande è per anziani e malati in dialisi, con scompenso cardiaco o insufficienza respiratoria. Dobbiamo prepararci bene per prevenire i contagi soprattutto fra loro“.

Massimo Ciccozzi, epidemiologo del Campus biomedico di Roma ha detto: “Resteremo insieme, e anche a lungo ma alla fine, allontanando le persone infette, riusciremo a spezzare la catena dei contagi. Abbiamo osservato due mutazioni importanti rispetto alla Sars del 2003. La prima rende il nuovo coronavirus più contagioso. La seconda per fortuna fa sì che sia meno letale.  Ma più circola, più si replica e più si replica, più alcune lettere del suo Rna vengono modificate. Sono mutazioni casuali, possono essere dannose per l’ospite o anche no. Ma è comunque un rischio. Per questo le epidemie vanno affrontate di petto sempre, anche quando non sembrano gravi. Ogni volta che si replica, il genoma cambia una lettera ogni mille e  in tutto ha 30 mila lettere. La Sars aveva una deriva più lenta, una lettera ogni 10 mila. Dove questo ci porterà, saranno il caso e la statistica a deciderlo. La prossima settimana dovremmo avere i primi genomi del “ceppo italiano” del coronavirus. Sapremo se e quanto si è evoluto rispetto a quello cinese. Tra gli ostacoli alle previsioni c’è poi la primavera“.

Guido Silvestri spiega: “È solo una sensazione, ma è possibile che la diffusione del coronavirus sia legata anche a fattori ambientali. Non ci spieghiamo il fatto che nazioni popolose, con legami intensi con la Cina, siano prive o quasi di contagi. Penso a Indonesia, India, Tailandia, Bangladesh, Africa. Forse la temperatura gioca un ruolo nel limitare l’epidemia. In questo caso, il caldo potrebbe frenare il virus anche in Italia, come avviene con raffreddore e influenza stagionale“.

Giovanni Maga, virologo e direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia: “Nelle prossime settimane, quando questi malati guariranno, vedremo se i nuovi contagi proseguiranno. Quello che servirebbe è un coordinamento europeo. È chiaro infatti che da noi i casi sono tanti perché i test che effettuiamo sono tanti. Se usassimo gli stessi criteri ovunque, avremmo un quadro più chiaro. Nell’attesa, non resta che lavorare per rompere le catene dei contagi e sperare che l’epidemia si esaurisca, e  imparare a vivere accanto virus“.

Guidi Silvestri al riguardo precisa: “Qui la preparazione del sistema sanitario per proteggere i più fragili farà la differenza. Ormai dobbiamo ammettere che il coronavirus ci ha dribblato, chissà come e chissà dove, visto che i 2,7 milioni di controlli agli aeroporti non hanno intercettato un singolo malato“.

Nel frattempo sul profilo twitter dell’Ambasciata cinese in Italia è arrivata la solidarietà al nostro Paese………!!!

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