Covid: Vaccinazione di massa in Cina e nei paesi loro amici

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(di Massimiliano D’Elia) Perchè i cinesi oggi non si ammalano più di Covid-19? Una bella domanda, una domanda che molti di noi si fanno osservando le immagini via social delle tv cinesi che mostrano la popolazione in giro per strada senza mascherina protettiva. Una stranezza? Direi proprio di no, loro arrivano prima degli altri perchè non rispettano le regole e aggirano le norme universali sulla sicurezza sanitaria e non solo.  Non me ne vogliano gli amici cinesi, ma anche in questa circostanza per scelta geopolitica o per emergenza stanno nuovamente contravvenendo, in maniera evidente, alle norme basilari di precauzione nel campo vaccinale.

A quanto pare il governo cinese starebbe, infatti, già  inoculando una serie di vaccini anti-covid alla sua popolazione senza rispettare i tempi dei test scientifici previsti dai protocolli internazionali. Somministrazioni che avvengono, sulla carta, senza l’avallo delle Autorità nazionali regolatorie   ma che in pratica il governo le utilizza per vaccinazioni di massa sia in patria che all’estero. Basta prenotare un volo per uscire dal paese per essere subito individuati dalle Autorità per la somministrazione del vaccino.  

Ma c’è di più,  questi vaccini, rivela la Repubblica,  vengono venduti  regolarmente a paesi considerati amici del regime, paesi per lo più in via di sviluppo che non possono permettersi le forniture dei vaccini occidentali più moderni, più costosi e che richiedono ulteriori spese per il trasporto e lo stoccaggio per via delle basse temperature di conservazione.  In prima fila ci sarebbero Emirati Arabi Uniti, Marocco, Indonesia, Brasile e Argentina.  Paesi con cui la Cina fa affari e per i quali è auspicabile una veloce ripresa economica.   

Il primo via libera al vaccino cinese è stato, infatti, annunciato mercoledì scorso dal  ministro della Salute degli Emirati Arabi Uniti. Si tratta del vaccino dell’azienda cinese Sinopharm che secondo i primi test effettuati avrebbe un’efficacia pari all’86%.

Due  sono i vaccini della  Sinopharm e uno della Sinovac autorizzati, come visto in maniera allegra,  per il cosiddetto utilizzo d’emergenza, ovvero per categorie a rischio come medici, insegnanti, militari e forze di polizia.  L’utilizzo è stato esteso, però,  anche per vaccinazioni di massa: il  siero è stato inoculato almeno ad un milione di persone l’altro giorno quando un piccolo focolaio è spuntato in una metropoli e verrà esteso, secondo le informazioni dei media locali, ad altre 2 milioni di persone entro la fine dell’anno.

Alla luce di questa anomalia tutta cinese, c’è chi ne starebbe già approfittando: E’ stato  notato un incremento nel “dark web” del commercio di vaccini di origine cinese, sieri  o pseudo tali che la comunità scientifica sconsiglia vivamente di acquistare e soprattutto di iniettarsi. Forse i cinesi sparsi per il mondo si stanno già vaccinando, tramite i prodotti del dark web? Quelli magari di cui è nota la provenienza e soprattuto l’efficacia? Ci sarebbe da indagare, visto che presso gli ospedali italiani è davvero molto difficile trovare nei reparti covid cittadini di origine cinese.

L’intera vicenda insegna, tuttavia, che in mondo connotato da una globalizzazione spinta e inarrestabile, anche di fronte ad un’emergenza pandemica vince sempre il profitto (invano l’appello di Vip e governi alla gratuità dei vaccini per tutti), condizione suprema  che tende a marcare sempre di più le differenze e gli approcci alle problematiche tra i paesi occidentali e quelli in via di sviluppo. Anche in campo vaccinale ci sono sieri di serie A, quelli che agiscono sull’rna e sieri come quelli cinesi di serie B  che sono concepiti con le tecniche tradizionali e non richiedono basse temperature per la conservazione, quindi sono meno costosi e più appetibili.