Dazi: Cina e Russia fanno la pace solo sui prodotti a largo consumo. Sulla tecnologia la strada rimane in salita

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Il vice ministro al Commercio Wang Shouwen ha annunciato ieri che Cina e Stati Uniti hanno raggiunto un accordo per chiudere la cosiddetta “Fase uno” delle negoziazioni commerciali.

Resteranno in vigore i dazi esistenti del 23% su 230 miliardi di export cinese e saranno ridotti a circa il 7,3% i dazi sugli altri 120 miliardi. Secondo le stime dell’Ufficio del Rappresentante al commercio (Ustr) l’accordo sulla Fase uno nei prossimi due anni farà aumentare di 200 miliardi di dollari gli scambi commerciali degli Stati Uniti verso la Cina. Molta parte è quella destinata ai maggiori acquisti di prodotti agricoli Usa da parte di Pechino, fermi a 24 miliardi nel 2017 e crollati con lo scoppio della trade war del 32,7% nel 2018, e di un ulteriore 30,8% nei primi dieci mesi 2019. Pechino ha accettato di acquistare 32 miliardi di prodotti agricoli addizionali nei prossimi due anni. La Cina si è detta disposta anche a incrementare gli acquisti di servizi, di energia e di prodotti manifatturieri made in Usa, (fonte Il Sole24Ore).

La dichiarazione cinese dopo l’apertura messa sul tavolo di Donald Trump. Con questo annuncio Pechino probabilmente dà il via ai negoziati per mettere la parola fine a circa 20 mesi di aspra guerra commerciale. L’inizio appare promettente tant’è che già  domenica non scatteranno i dazi americani su 160 miliardi di dollari di prodotti cinesi di largo consumo, gli ultimi rimasti fuori dalle barriere tariffarie Usa; la Cina ha voluto subito offrire la propria disponibilità con la cancellazione dei dazi del 25 per cento.

L’urgenza, scrive il Sole 24Ore, è quella di  chiudere l’accordo entro il 13 dicembre, evitando così un’ulteriore escalation della trade war da parte americana era dettata dalle conseguenze negative che l’ultima ondata di dazi avrebbero avuto sui consumi natalizi: nelle ultime settimane è aumentata la pressione dal mondo delle imprese per posporre i dazi che avrebbero colpito i beni di consumo.

La probabile svolta dalla voce di 150 associazioni datoriali raggruppate nell’ “America for Free Trade” che hanno scritto a Trump: “La esortiamo a raggiungere l’accordo sulla Phase-one con la Cina senza lo spettro di nuove tariffe“.

Determinante la protesta degli agricoltori del Midwest, che figurano tra i grandi elettori del presidente Trump.

Il testo dell’accordo sulla Fase uno tra Stati Uniti e Cina comprende anche nuove intese sul rafforzamento della proprietà intellettuale, al trasferimento forzoso delle tecnologie, all’acquisto di prodotti agricoli e alimentari, all’apertura del mercato dei servizi finanziari, alle politiche valutarie, alla trasparenza normativa, alla promozione degli scambi, a una serie di considerazioni bilaterali e, ultimo capitolo, alla risoluzione delle dispute.

Il responsabile speciale al commercio Robert Lighthizer vuole chiudere la partita  a gennaio, prima del discorso del presidente sullo Stato dell’Unione. Anche la  riduzione dei dazi esistenti sarà affrontato quanto prima, ha rassicurato direttamente il presidente Usa Donald Trump. Tale riduzione sarà compresa nella Fase due e costituirà uno degli  argomenti di  discussione e confronto durante per le prossime  elezioni Usa.

Gli analisti parlano di “vittoria mutilata” perchè è rimasta irrisolta ancora  la questione Huawei e la disputa industriale per il dominio tecnologico del futuro.

 

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