Decreto Rilancio, ancora una scatola vuota

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(di Massimiliano D’Elia) Il decreto Rilancio da 55 miliardi di euro dovrà passare al vaglio del Parlamento ma anche trovare i soldi, perché il nostro ministero dell’Economia e Finanze ha le casse vuote, per le spese sostenute a causa dell’emergenza da Covid-19.

Al di là delle promesse e dei proclami via tv, la realtà è che servono soldi, quelli veri, perché con le chiacchiere stiamo a zero. Senza la “bollinatura” della Ragioneria Generale (la certificazione che ci sono le risorse nelle casse dello Stato per la copertura del provvedimento) il decreto è carta straccia, un contenitore vuoto, solo un manifesto utilizzato dal Governo per mostrare all’opinione pubblica che lo Stato c’è. Fonti del Mef sostengono che entro oggi dovrebbe esserci il sigillo della Ragioneria.

Nel frattempo sono tantissimi lavoratori autonomi, i liberi professionisti che stanno tirando  avanti dilapidando i propri risparmi, per chi li ha ancora. I sussidi del decreto liquidità e cura Italia, stentano ad arrivare, ovvero non hanno raggiunto tutta la platea dei richiedenti. Troppi i ritardi dovuti ai “legacci” burocratici”. Non è un caso che la Caritas abbia visto aumentare a dismisura i numeri dei fruitori dei pasti giornalieri. Oggi l’Italia riapre con tante incognite, da quelle della sicurezza sanitaria con un virus che non è scomparso affatto a quelle derivanti dalla sostenibilità delle attività commerciali che, con le varie restrizioni, non avranno più le potenzialità originali e quindi i guadagni,  già al limite per via della crisi economica pre-virus.

In un tale contesto tendente al “caos”, dove tra le liti Governo-Regioni, non si riesce a riconoscere l’autorità in grado di mantenere la barra dritta della Nave Italia, hanno terreno fertile le mafie che intravedono nel disordine generale nuove opportunità per attecchire sempre più sul territorio e accrescere il proprio consenso. L’allarme è stato lanciato dallo stesso Viminale che ha segnalato i “regali” delle mafie: prestiti vantaggiosi al di sotto dei tassi bancari, pacchi alimentari e kit anti-Covid distribuiti gratuitamente alla gente. Un imprenditore ha dichiarato che non essendo riuscito ad avere il 25mila euro in banca si è rivolto agli “strozzini”, molto veloci e con tassi davvero concorrenziali.

Ritornando al capitolo fondi. L’unica proposta concreta e immediata offerta dell’Europa sono i fondi provenienti dal Meccanismo Economico di Stabilità (MES), pari al 2 per cento del Pil (anno 2019) dei  paesi richiedenti, all’Italia spetterebbero ben 37 miliardi di euro, da restituire in 10 anni ad un tasso vicino all’1 per cento.

Un prestito ponte, in attesa del Recovery Fund (strumento da 1,5 trilioni, ancora in fase di studio e che comunque sarà legato al bilancio Ue ’21-’27 e successivi), senza le condizioni restrittive previste dal trattato originale. L’unico vincolo è  che questa pioggia di miliardi venga utilizzata solo e soltanto per spese sanitarie dirette e indirette all’emergenza della pandemia. Rimane in vigore però  l’art. 14 del Trattato, tranne i commi 2) e 4), dove è previsto una sorta di “monitoraggio”, da parte dei funzionari del Mes, sulla rispondenza delle spese sanitarie effettuate, pari al 70 per cento della somma totale erogata.

Sull’opportunità di aderire o meno a questa linea di credito, il dibattito politico interno è ancora molto acceso.

Il dem Orlando: “Non facciamo discussioni sul Mes campate per aria. A un certo punto ci troveremo a scegliere. O aumentiamo le tasse o usiamo gli strumenti europei, tra cui c’è anche il nuovo Mes, con circa 37 miliardi per il nostro paese, senza condizionalità e a tasso praticamente zero”.

Il premier Giuseppe Conte non è disposto a ricorrere al Mes, a meno che non lo faccia anche la Francia, perché, scrive la Repubblica, teme il danno d’immagine che ne potrebbe venire all’Italia, riattizzando il “marchio” dei cosiddetti paesi Pigs (con Portogallo, Grecia e Spagna) e lo strappo con i 5Stelle, contrari a tale linea di credito.

Al riguardo Orlando, chiosa: “La discussione in astratto non serve a niente. Dopo i 54 miliardi del Decreto Rilancio, dobbiamo chiederci cosa succederà. Il vero tema non è sì o no al Mes, ma quanto indebitamento possiamo ancora fare? Come l’Italia regge l’indebitamento? Preferiamo aumentare la pressione fiscale?”.

Ma in Europa si sta lavorando anche sul fondo per la cassintegrazione europea Sure e il Fondo Bei per le aziende.

Al di là degli artifizi di ingegneria economica che si stanno studiano in Europa occorre garantire le risorse per il decreto rilancio, quei 55 miliardi approvati dal Parlamento in deficit, ovvero aumentando il nostro debito pubblico ulteriormente.

Il Mef, per assicurare la Ragioneria, non ha altra scelta se non guardare al portafoglio degli italiani. L’obiettivo, scrive il Sole24Ore, è quello di raddoppiare, nel giro di qualche anno, la quota di debito pubblico collocata direttamente nei portafogli dei piccoli risparmiatori italiani. Ricordiamo che gli italiani detengono 4500 miliardi  di ricchezza finanziaria, di cui un terzo, 1500 miliardi, sui conti correnti.

Il Mef vorrebbe rendere sempre più “italiano” il nostro debito pubblico, passando  da 80 a 160 miliardi, cioè dal 3 al 6% il valore da mettere sul mercato. Il Mef lancerà quindi la sedicesima edizione del Btp Italia e starebbe pensando anche al fisco con il progetto del Bond Insieme – un buono fruttifero postale emesso da Cdp per affrontare l’emergenza sanitaria senza tasse su interessi e altri proventi.

Tornando al Btp Italia, il minimo garantito è pari all’1,4%, che potrebbe essere visto al rialzo nei prossimi giorni. Sarebbe previsto anche un premio fedeltà raddoppiato all’8 per mille, che sarà riconosciuto a chi si terrà il titolo in portafoglio fino alla scadenza dei cinque anni.

Altra novità è che il Tesoro accoglierà tutte le richieste di acquisto dei piccoli investitori senza un limite prefissato.

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