Ecco perchè domenica sera Conte ha fatto il discorso più impopolare di sempre

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(di Massimiliano D’Elia) Il discorso del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di domenica sera, non ha convinto proprio nessuno, dalla politica ai giornalisti, dagli opinionisti ai comuni cittadini. Un premier  troppo impacciato, teso, con un lessico non proprio appropriato e lontano da quello misurato e ben cadenzato a cui ci aveva abituato nelle precedenti uscite a reti unificate.

L’eccessiva prudenza del Governo e la necessità di evidenziare che le responsabilità saranno da ricercare solo in chi mitiga le indicazioni del Dpcm, hanno un retroscena. Due le cause principali. L’intemperanza dei governatori del nord di riaprire tutto e a tutti i costi e il rapporto riservato dei tecnici, consegnato nelle mani del Governo il 22 aprile scorso.

Per le riaperture annunciate e non attuate della fase 2 hanno influito i dati non proprio rassicuranti della persistenza del virus nelle regioni del nord, ad esclusione del Veneto dove Zaia ha fatto un lavoro “teutonico”, a fronte delle certezze offerte dalle regioni del centro-sud, dove il virus non ha attecchito in maniera preoccupante. Per temperare i governatori settentrionali il Governo ha dovuto emanare norme nazionali, demandando loro la facoltà di attivare ordinanze più restrittive, secondo le criticità territoriali.

Il 22 aprile scorso i tecnici guidati da Brusaferro hanno messo nero su bianco: “lo spazio di manovra sulle riaperture non è molto. II punto da cui si parte è che nella realtà attuale il valore di RO è inferiore a 1, Rimane il fatto che alla giornata odierna persistono nuovi casi di infezione in tutto il contesto nazionale che stanno ad indicare la necessità di mantenere elevata l’attenzione”.

LINK REPORT DEL 22 APRILE  

Gli scienziati avrebbero, pertanto, consigliato a Palazzo Chigi di effettuare  una sperimentazione di 14 giorni aprendo solo la metà delle attività lavorative, continuando a vietare aggregazioni sociali e continuando con lo smart working. Niente messe e rientro a scuola.

Da qui la scelta del Governo di avviare una fase 2 “prudente” con aperture misurate e soprattutto diluite nel tempo. Una specie di test per continuare a saggiare la disciplina degli italiani e monitorare la vitalità del virus, in seguito alla riapertura progressiva delle attività lavorative.

Oggi i ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia illustreranno lo studio dell’ISS  per calmare gli animi della politica e non solo (CEI), ma soprattutto dei cittadini che non hanno proprio digerito i contenuti del discorso di Conte di domenica sera.

Ieri il premier è andato in visita nelle aree del nord maggiormente colpite e da Milano, alla stampa, ha ribadito: “Non ci sono ancora le condizioni per tornare alla normalità. Abbiamo fatto tutto il possibile per dare e cercare ascolto e avere collaborazione, tant’è che abbiamo scritto il Dpcm dopo un incontro con il comitato tecnico-scientifico”.

Chi sbaglia paga. Dai palazzi del Governo una fonte, riporta il Messaggero, ha rincarato la dose: “Siamo davanti a delle operazioni irresponsabili, chi apre alcune attività senza la copertura del Dpcm, se ne assumerà la responsabilità di fronte ai cittadini. E non sarà una responsabilità solo sanitaria, ma anche penale, civile ed economica”.

Solo il tempo potrà dare ragione alle scelte del Governo nazionale, in questo momento ogni critica è superflua e non aiuta il Paese, nonostante i palesi errori di sostanza e forma commessi.

I PUNTI PIU’ INTERESSANTI E DETERMINANTI DEL REPORT

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