Firmato Nuovo Dpcm: Lockdown “mitigato a coprifuoco” e  il corto circuito istituzionale

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(di Massimiliano D’Elia) Ormai siamo abituati ai Dpcm della domenica sera, questa volta il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ha firmato alle prime ore di domenica a ridosso di sabato notte il 22° Dpcm da quando è iniziata l’emergenza pandemica. Un punto rimane fermo, “nessun lockdown” generale, una misura che molti scienziati hanno invocato ma che il premier non ha voluto decretare, sarebbe stato il colpo di grazia per piccole e medie imprese. 

link nuovo Dpcm: https://www.prpchannel.com/wp-content/uploads/2017/06/DPCM-24-ottobre-1.pdf

Il lockdown che tanto ha terrorizzato gli italiani viene oggi mitigato nella forma forse più impattante a livello psicologico con i coprifuoco che erano iniziati a macchia di leopardo in tutta Italia, ora decretato per tutto il Paese. Il termine coprifuoco ricorda i regimi ma probabilmente in questo momento è l’unico palliativo  per cercare di contenere il contagio del virus sotto la soglia 2 del valore Rt (oggi siamo a 1,5). L’effetto sulla popolazione del coprifuoco ha generato in due casi dimostrazioni molto forti.

A Napoli centinaia di dimostranti per due sere consecutive hanno ignorato l’imposizione del governatore De Luca assiepandosi proprio sotto il palazzo della Regione Campania, sono seguiti scontri molto violenti contro le forze di polizia. Accusata di aver fomentato la rivolta la “camorra”, circa 300 sarebbero gli indiziati infiltrati tra i manifestanti. Stessa scena questa notte a Roma a Piazza del Popolo dove allo scoccare della mezzanotte dopo aver sparato i fuochi di artificio i manifestanti si sono scontrati con le polizia. L’allarme di infiltrazioni delle organizzazioni criminali è stato lanciato anche dai nostri 007.

Al netto del fatto che agli italiani storicamente non piace proprio l’imposizione, in questa pandemia occorre comunque mettere in atto misure sensate cercando di non “chiudere” di nuovo il Paese. Il Governo pensa quindi di trovare soluzioni intermedie per cercare di non chiudere le scuole e i luoghi di lavoro.

Il premier Giuseppe Conte in collegamento con i capi delegazione della sua maggioranza, insieme ai ministri Boccia e Speranza ha cercato di finalizzare nel corso della notta la bozza definitiva del Dpcm che sembra sempre più un semi lockdown. La possibilità di inasprire gli orari del coprifuoco è stata decretata alle ore 18. Le regioni avevano chiesto espressamente per i ristoranti e gli altri esercizi pubblici con vendita al tavolo e che rispettano le distanze di sicurezza un prolungamento fino alle 23. Il Governo ha lasciato fino alle 24.00 la possibilità della consegna a domicilio e il cibo d’asporto.

Per almeno un mese, quindi, la serrata la subiranno solo i servizi considerati non essenziali tipo piscine, palestre, centri benessere, attività sportive, cinema, teatri e sale scommesse. Per i musei rimane la regola degli ingressi contingentati. Molto dura è stata la reazione dei governatori ma anche della ministra Teresa Bellanova sulla chiusura generalizzare alle ore 18.00.

Anche il Cts questa volte nutre qualche perplessità: chiudere tutto alle 18.00 contribuirà ad aumentare gli incontri presso le abitazioni.

Molto deciso sull’intransigenza il ministro della Salute Roberto Speranza : “Servono misure rigorose, robuste e serie per governare la curva e raffreddare la situazione epidemiologica, in modo da scongiurare provvedimenti più drastici“. Agli Enti locali ha poi detto: “Non possiamo avere l’obiettivo immediato di azzerare l’indice RT, che ieri era ad una media nazionale di 1.5, ma dobbiamo assolutamente abbassarlo perché non è sostenibile“.

A dettare la linea al Governo è stato l’Istituto superiore di Sanità: “l’unica strada per alleggerire la pressione sui servizi sanitari è una drastica riduzione delle interazioni fisiche delle persone”.

Il ministro dei rapporti con le Regioni Francesco Boccia ha cercato di portare a miti consigli i governatori: “Questo è il momento delle scelte. Dobbiamo mettere subito in sicurezza sanitaria il Paese per tutelare la salute di tutti e far sopravvivere l’economia. Perciò vanno sospese le attività non strettamente necessarie e garantiti ristori in tempi brevi”

Per cercare di attenuare il contraccolpo per circa 231mila attività che subiranno maggiormente la chiusura anticipata il ministro dell’Economia Gualtieri ha detto: “l’Agenzia delle entrate ha già tutti gli Iban e si può fare, dare sostegno a tutti gli aventi diritto”. Sarebbero stati stanziati da 3 a 4 miliardi di euro.

I governatori di centrodestra sono quelli più attendisti, il leghista Fedriga: “La tensione sociale è in crescita e rischia di aumentare se non adottiamo misure eque e razionali”.

Qui il corto circuito: sono 15 le regioni governate dal centrodestra: sarebbe inimmaginabile che siano disposte ad assecondare tutte le linee del governo centrale quando il premier Conte ignora palesemente i leader del centrodestra durante una fase critica e storica per il Paese.

Il presidente della Conferenza Stato-Regioni, Stefano Bonaccini, in una lettera indirizzata al Governo chiede l’estensione della didattica a distanza al 100% per superiori e università e di destinare i tamponi solo ai sintomatici e ai contatti stretti, familiari e conviventi. Il decreto ha deciso la didattica a distanza fino al 75 per cento.

Nel frattempo la CGIA di Mestre ha rimarcato: “Un nuovo lockdown generalizzato darebbe  il colpo di grazia ad un settore che da 11 anni a questa parte sta costantemente diminuendo di numero. Dal 2009, infatti, hanno chiuso definitivamente la saracinesca 185 mila aziende artigiane. Questo ha avviato la desertificazione dei centri storici e delle periferie, contribuendo a peggiorare il volto urbano delle nostre città che, anche per questa ragione, sono diventate meno vivibili, meno sicure e più degradate. Sia chiaro: soluzioni miracolistiche non ce ne sono, anche se è necessario un imminente intervento pubblico almeno per calmierare il costo degli affitti, ridurre le tasse, soprattutto quelle locali, e facilitare l’accesso al credito. Nonostante i prestiti erogati con il decreto liquidità, sono ancora tantissime le imprese artigiane che non trovano ascolto presso le banche, con il pericolo che molte di queste finiscano nella rete tesa dagli usurai”.

Firmato Nuovo Dpcm: Lockdown “mitigato a coprifuoco” e il corto circuito istituzionale

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