Giappone: Gcap, al via sviluppo e costruzione del super caccia del futuro

Con un ultimo atto poche ore fa in Giappone tra Italia, Inghilterra e Giappone si dà finalmente il via alla costruzione e allo sviluppo del velivolo di sesta generazione che dovrebbe essere consegnato alle forze armate entro il 2035. Entra così nel vivo la stagione dei velivoli di sesta generazione che voleranno a velocità supersoniche con armi avveniristice (laser ed elettromagnetiche), capacità stealth totale e interoperabilità in tutti i domini, da quelli tradizionali a quelli emergenti (spazio, cyber, subaqueo).

di Antonio Adriano Giancane

L’accordo sul Global Combat Air Programme (Gcap) annunciato poche ore fa a Tokyo rappresenta un importante passo avanti nella cooperazione tra Italia, Giappone e Regno Unito nel campo dello sviluppo e della costruzione di un caccia supersonico di sesta generazione. Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha sottolineato l’importanza di questa collaborazione in un contesto internazionale caratterizzato da attori aggressivi, instabilità crescente, competizione tra stati e rapidi cambiamenti tecnologici.

Crosetto ha evidenziato che l’iniziativa del Gcap è vitale per rimanere un passo avanti rispetto alle minacce in evoluzione e ha sottolineato l’importanza di mantenere relazioni solide basate su valori comuni come democrazia, libertà, rispetto dei diritti umani e lo stato di diritto. L’accordo non solo mira allo sviluppo di un caccia del futuro, ma anche a rafforzare ulteriormente i legami tra le tre nazioni nei settori della difesa e della sicurezza. Inoltre, il ministro ha espresso la volontà di intensificare e sviluppare ulteriormente la collaborazione attraverso il Gcap, indicando che questo progetto rappresenta un messaggio forte e positivo per il resto del mondo riguardo alla solidità delle partnership tra le nazioni coinvolte. L’incontro trilaterale tra i ministri della Difesa dell’Italia, del Giappone e del Regno Unito segna un impegno comune per affrontare le sfide globali e mantenere un ruolo di primo piano nella sicurezza internazionale.

Il programma del Gcap

Il progetto ambizioso italo-inglese-nipponico, entro il 2035, mira a rimpiazzare gli attuali Eurofighter, F2 e F16. Il velivolo non è un semplice caccia ma la sintesi in volo di diverse tecnologie multidominio in grado di poter governare dall’alto sciami di droni armati, ovvero di condurre poderosi attacchi cibernetici e molto, molto altro. Nel Gcap cofluiranno studi e progetti elaborati per il Tempest nel Regno Unito e quelli giapponesi per l’F-X. Al programma ha strizzato l’occhio anche l’Aeronautica americana che nella sua “Next generation air dominance” potrebbe aprire a future collaborazioni. Al momento gli Stati Uniti  hanno due progetti: il “Penetrating Counter-Air” dell’Aeronautica – un caccia stealth a lungo raggio per scortare bombardieri stealth – e il FA-XX della Marina. Finora solo Boeing, Lockheed-Martin e Northrop-Grumman hanno svelato al mondo concetti di sesta generazione.

La partecipazione italiana come first player al Gcap consentirà all’industria della difesa nostrana di compiere un ulteriore passo in avanti attestandosi così in una posizione privilegiata tra le industrie internazionali del settore.

In Inghilterra Leonardo per il programma Tempest è presente con diverse aziende e le persone che lavoreranno al programma nei prossimi 25 anni arriveranno a 20mila unità, considerando i dipendenti di Mitsubishi ElectricMitsubishi Heavy Industries Ihi in Giappone, LeonardoAvio AeroElettronica ed Mbda Italia.

Il Tempest è un programma britannico, finanziato con i fondi della Difesa per lo sviluppo di nuove tecnologie affidato a un team di aziende nel quale ha un ruolo importante Leonardo, che ha 7 stabilimenti nel Regno Unito. Quelli di Edimburgo e Luton saranno i più coinvolti nel programma Tempest. Bae Systems si occuperà dello sviluppo della cellula e del velivolo in quanto tale, Rolls Royce della motorizzazione e MBDA degli armamenti imbarcati (missili ma anche laser) e Leonardo avrà un ruolo esclusivo nel settore dei sistemi elettronici imbarcati.

L’Italia segue da anni il programma Tempest, in netta contrapposizione con quello franco-tedesco-spagnolo denominato FCAS anche se di recente la Germania ha mostrato particolare interesse al programma trilaterale Gcap.

Ma quali sono i criteri, pensati, per la sesta generazione?

L’obiettivo è il volo in autonomia cioè progettare una macchina non gestita da persone a bordo ma da piloti da remoto, un’evoluzione tattica degli attuali velivoli Apr. Allo studio ci sarebbe una versione americana senza pilota e un’altra russa con pilota a bordo.

I progettisti americani stanno lavorando ad un prototipo in grado di gestire un numero spropositato di informazioni con  incredibile resistenza ai sovraccarichi e per fare queto solo un robot potrà garantire tale capacità. I russi, invece,  credono  che nessun computer possa essere  in grado di far funzionare una macchina come un essere umano.

Altra caratteristica di questi velivoli del futuro è la bassa visibilità. Oggi lo stealth della quinta generazione, a quanto pare, non è  totalmente immune dai sistemi di difesa aerea S-400 russi. Quelli di sesta generazione dovranno essere completamente invisibili.

Il criterio successivo è la velocità. Oggi l’aereo militare più veloce in volo va a circa 3 Mach, lo sviluppo della sesta generazione dovrebbe essere in grado di superare la soglia di 5 Mach, aprendo così alla stagione dei voli supersonici. Molto probabilmente, la velocità di crociera del futuro sarà identica alla velocità di oggi post-combustione – Mach 1,5-2. L’aereo potrà volare senza rifornimento di carburante per un lungo periodo, e quindi continuare a pattugliare le grandi distanze lontano dalla propria base.

Da un punto di vista strutturale gli esperti ritengono che il velivolo sarà molto ergonomico. Esempio credibile è un’ala racchiusa nella fusoliera e non saranno dotati di una superficie di coda verticale. Forse alla base della progettazione degli aeromobili vi è il concetto di “ala volante” (come il futuristico B-2, della US Air Force).

L’aeromobile dovrà essere facile da manovrare in angoli di circa 60 gradi. La manovrabilità permette ai caccia di muoversi nel quadro delle traiettorie della “difesa missilistica”. Il velivolo con elevatissima manovrabilità non dovrà temere alcuna difesa missilistica.

L’interoperabilità dovrà essere totale con le forze di terra, mare, aria, aerospazio, spazio, cyberspazio e anche sott’acqua. La miriade di informazioni ricevute dai vari centri di comando e controllo dovranno consentire al velivolo di sesta generazione un dominio assoluto dei cieli.

Gli armamenti saranno integrati da raggi laser. Probabilmente le ultime macchine saranno dotate non solo con i missili, che sono principalmente utilizzati oggi, ma anche con sistemi laser. E’ possibile che l’arma sarà anche di tipo elettromagnetico o ipersonico con tratiettoria variabile e voleranno ad una velocità tale che il sistema di difesa aerea non potrà tenere loro il passo.

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