Governo-ArcelorMittal: E’ scontro frontale

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Per il governo rilanciare l’Ilva e Taranto è una priorità. Lo ha detto il premier italiano Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri dedicato alla situazione dello stabilimento pugliese e alla necessità dell’esecutivo di arginare la volontà di disimpegno del gruppo ArcelorMittal. “Riteniamo quel polo industriale di interesse strategico per il Paese. Conte ha poi affermato che il governo ha confermato la sua disponibilità a ripristinare l’immunità. Il governo si è dimostrato disponibile a introdurre lo scudo penale, che è stato rifiutato“, ha aggiunto il premier. Con l’azienda ArcelorMittal, insomma, lo scontro è frontale.E’ venuto fuori che lo scudo penale non è la vera causa del disimpegno. Il problema è industriale”, ha detto Conte. In pratica, Arcelor Mittal non considera più remunerativo il suo impegno e, nell’incontro che si era svolto in giornata, era arrivata a chiedere “cinquemila esuberi” che il governo “non accetterà mai”.

Il presidente del Consiglio ha aggiunto che “al momento la via concreta è il richiamo alla loro responsabilità” e ha spiegato che ha chiesto a Lakshmi Mittal e a suo figlio di aggiornarsi tra massimo due giorni per una nuova proposta. Conte ha anche detto che siamo in presenza di un “allarme rosso”, ma che “nessuna responsabilità sulla decisione dell’azienda può essere attribuita al governo” e che “l’Italia è un Paese serio e non ci facciamo prendere in giro”. Il governo, insomma, non accetta gli argomenti di ArcelorMittal. “Il nostro strumento al momento è la pressione nel nostro sistema Paese“, sottolinea Conte che ha convocato per giovedì pomeriggio i sindacati, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. “Chiameremo tutto il Paese a raccolta“, ha concluso Conte.

Al tavolo di palazzo Chigi c’erano  il titolare dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, quello dell’Economia Roberto Gualtieri, il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo e Roberto Speranza, che ha il portafoglio della Salute. C’è anche Teresa Bellanova, ministra per l’Agricoltura, e il sottosegretario alla programmazione economica e investimenti Mario Turco. I ministri presenti sono l’espressione di tutte le anime della maggioranza.

Nella comunicazione presentata da Mittal in base all’articolo 47 della legge 428/90, che Huffpost ha pubblicato, l’azienda rende noto l’avvio formale della procedura per restituire gli stabilimenti ex Ilva, acquisiti nel 2018, ai commissari. Tutti gli attori in campo, dal Mise, agli stessi commissari, alle organizzazioni sindacali, sono avvisati della scelta. La retrocessione dei rami d’azienda e il conseguente trasferimento dei lavoratori avverrà entro trenta giorni dalla data del recesso.

La retrocessione degli impianti e dei dipendenti riguarda gli stabilimenti di ArcelorMittal Italia di Taranto (8.277 unità), Genova (1.016), Novi Ligure (681), Milano (123), Racconigi (134), Paderno Dugnano (39), Legnaro (29) e Marghera (52) per un totale di 10351 dipendenti. A questi si aggiungono i dipendenti delle società del gruppo ArcelorMittal: Amis (64), Am Energy (100), Am Tabular (40), Am Maritime (222). Il totale fa 10.777 lavoratori.

Il segnale lanciato da Mittal arriva all’indomani della causa intentata dalla stessa azienda davanti alla magistratura. Ci vorrà però qualche giorno prima che la Sezione specializzata imprese del Tribunale di Milano assegni la causa adun giudice, con fissazione poi della data d’udienza.

La partita si gioca su più livelli, ma Mittal arriva al tavolo con il governo con le valigie in mano.  La Fim-Cisl, intanto, lancia l’allarme. La decisione di ArcelorMittal di andare via da Taranto “sta già causando il fermo delle aziende di appalto che hanno avviato le procedure di cassa integrazione, stiamo parlando di altri 4000 lavoratori che rischiano da subito di restare senza lavoro”, dice il segretario generale del sindacato Marco Bentivogli. È tempo di sciopero. Quello della stessa Fim-Cisl parte alle 15 e durerà 24 ore. Ma il sindacato è spaccato: Fiom, Uilm e Ubs preferiscono sospendere ogni decisione.

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