Governo di legislatura? No Grazie, meglio uno tecnico a tempo con voto in primavera

(di Massimiliano D’Elia) Continua la “soap opera” Crisi di Governo all’italiana. Ogni giorno un colpo di scena che manda in tilt tutti i politologi e costituzionalisti. Ieri al Senato si è votato per calendarizzare la mozione di sfiducia presentata dalla Lega al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia avrebbero voluto votarla oggi dopo le 16.00 mentre M5S, PD e altri vogliono prima ascoltare le comunicazioni di Giuseppe Conte prevista  per il 20 agosto. La proposta del centrodestra non è stata approvata dall’Aula.

Prima delle votazioni, all’esterno dell’Aula, il senatore PD Matteo #Renzi aveva tenuto una conferenza stampa, stile segretario di partito: “ha cercato di evidenziare la linea dell’aumento dell’Iva incombente per giustificare l’avvicinamento al Movimento di Beppe Grillo, parlando di un Governo Istituzionale, ovvero di legislatura“.

Salvini durante il suo intervento in Aula, infatti,  ha nominato più volte Renzi, reo a suo parere di aver mosso le prime trame con i 5 Stelle, e ha poi lanciato una provocazione – proposta ai grillini: “va bene al taglio dei 345 parlamentari, accettiamo, però poi subito al voto“.

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Un cambio di rotta di 360° del leader del Carroccio che ha messo tutti nell’angolo, persino il Quirinale.

L’uscita del leader leghista, scrive Breda sul Corriere della Sera «cambia le carte in tavola» nel percorso della crisi, ipotizzando uno scenario che «non sta ne in cielo ne in terra». Così, senza mezzi termini, la definiscono coloro che sono vicini al capo dello Stato in queste ore e ne riferiscono gli umori. Un azzardo assoluto, insomma. Una mossa istituzionalmente scorretta, oltre che sgrammaticata dal punto di vista degli equilibri fra poteri. Come altrimenti definire la proposta del ministro dell’Interno uscente all’ormai ex partner grillino di procedere con urgenza («tornando qui in Aula anche domani», ha tuonato) alla quarta e definitiva votazione della legge per tagliare 345 parlamentari, per poi congelarla cinque anni e intanto tornare subito alle urne e chiudere la legislatura, facendo finta che quella legge non sia stata approvata? Certo, siamo già in campagna elettorale. Anzi, sarebbe giusto dire che ci siamo senza soluzione di continuità fin dal referendum renziano (fallito) del 2016 per cambiare la Carta costituzionale.

L’idea che si voglia portare la sfida politica su una legge costituzionale che modifica in profondità le regole del Parlamento, ritenendo di poter procrastinarne l’entrata in vigore secondo i propri calcoli di convenienza, è semplicemente inammissibile. E non solo perché non fa i conti con l’articolo 138 della Carta, laddove si prevedono certi margini di attesa per eventuali richieste di referendum, dopo un simile voto. Quanto perché la provocazione configura, di fatto, l’ennesima frattura di un sistema che ormai si pretenderebbe di mettere sbrigativamente in liquidazione.

Mattarella ora deve pensare a quello che dovrà fare dopo il 20 agosto quando la crisi di Governo sarà “formalizzata”. Sarebbe non credibile un “governicchio” tra PD e M5S perchè si sono offesi quasi morte fino a ieri. Poi Di Maio ha detto chiaramente che non vuole sedersi al tavolo con Matteo Renzi. Come fa Luigi a non sedersi al tavolo con Renzi, se la maggior parte dei parlamentari in carica sono proprio renziani?

Il “governicchio” di cui si parla in questi giorni non farebbe altro che rallentare ulteriormente l’Italia, considerate le prevedibili frizioni in Aula che si verrebbero a creare. Una soluzione dal cilindro Mattarella potrebbe uscirla a sorpresa: un governo tecnico a tempo per mettere i conti dell’Italia in sicurezza e nuove elezioni già in primavera del 2020. Anche perchè Mattarella ha sempre detto che l’eventuale governo nascente deve avere una prospettiva  credibile.

Governo di legislatura? No Grazie, meglio uno tecnico a tempo con voto in primavera