Israele pronta ad invadere Rafah, protesta dell’Egitto: “Sospendiamo il trattato di pace con Tel Aviv”

di Antonio Adriano Giancane

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu considera la città di Rafah (al confine con l’Egitto) l’ultima roccaforte di Hamas, pertanto, ritiene che prenderla sia un obbligo per poter vincere la guerra. Ha dato, quindi, l’ordine al suo esercito di pianificare l’evacuazione dei civili dalla zona, in vista di un’invasione di terra.

Immediata, nella tarda serata di ieri, la risposta di Il Cairo che ha minacciato di sospendere il suo trattato di pace con Tel Aviv nel caso di invasione della città di Rafah. Rafh accoglie oggi, con immensa difficoltà, milioni di palestinesi fuggiti dalla zona settentrionale della Striscia di Gaza.

Il timore di Il Cairo è che in caso di invasione militare milioni di palestinesi saranno costretti a sconfinare verso l’Egitto costituendo, così, un campo profughi immenso nel proprio territorio, difficile da gestire e dai risvolti politici incerti e pericolosi per la già fragile stabilità della regione. Sarebbe, in sostanza, un’invasione indiretta causata da un altro Stato, formalizzando così una prepotente ingerenza, violando, parimenti, le norme del diritto internazionale. Le premesse ci sono tutte anche perchè Tel Aviv, in tempi non sospetti, ha dichiarato di voler militarizzare Gaza, ovvero, in sintesi, controllarne ogni attività. I più diffidenti pensano che Israele voglia occupare definitivamente la Striscia annettendo l’intero territorio che si affaccia sul mare. Quel tratto di mare che, ironia della sorte, accoglie nei suoi fondali, lungo le coste nell’Offshore israeliano, un immenso giacimento di gas metano chiamato Leviathan (il più grande del Mediterraneo) che corre fino a nord tra Cipro e il Libano (la zona a sud è controllata da Hezbollah).

Il giacimento Leviathan, scoperto per la prima volta nel 2010 è una delle più grandi scoperte di gas al mondo. La stima conta che possa avere da 500 a 800 miliardi di metri cubi di gas naturale, sufficienti a soddisfare il 100% dei fabbisogni energetici interni di Israele per più di 40 anni, lasciando così un surplus per l’esportazione1.

Netanyahu, per sfatare ogni dubbio, ieri sera si è affrettato a dichiarare a Fox news sunday che “c’è un sacco di spazio a nord di Rafah dove andare“. Il primo ministro israeliano ha anche detto che l’esercito indirizzerà gli sfollati “con volantini, cellulari e corridoi sicuri“.

Il Cairo, inoltre, ha avvertito che lo scoppio dei combattimenti nell’area di confine pregiudicherebbe l’ingresso degli aiuti umanitari dal varco di Rafah, l’unica via di accesso sicura in direzione dell’enclave palestinese.

Biden da Washington ha avvertito Tel Aviv che occorre un piano credibile in grado di proteggere i civili, prima di iniziare ogni offensiva nella città di Rafah. Anche il Qatar, l’Arabia Saudita e altri paesi hanno minacciato gravi ripercussioni se Israele entrerà a Rafah. “Un’offensiva israeliana a Rafah porterebbe a un’indicibile catastrofe umanitaria e a gravi tensioni con l’Egitto”, ha scritto il capo della politica estera dell’Unione europea Josep Borrell su X. Da parte sua Hamas ha dichiarato che un’offensiva contro Rafah farebbe saltare i colloqui per un cessate il fuoco mediati da Stati Uniti, Qatar ed Egitto e porrebbe fine a qualsiasi possibilità di trattativa per la restituzione dei circa 100 ostaggi ancora detenuti nella Striscia.

Nel frattempo il ministero della Sanità di Gaza ha dichiarato ieri sera che nelle ultime 24 ore sono stati portati negli ospedali i corpi di 112 persone uccise in tutto il territorio, oltre a 173 feriti. Le vittime hanno portato il bilancio dei morti nella Striscia a 28.176 dall’inizio della guerra.

  1. All’estero il gas verrà trasportato con il gasdottto EastMed. Il progetto prevede circa 1.900 chilometri di tubi sottomarini da Israele alla Grecia, con una profondità che in alcuni tratti raggiungerebbe addirittura i 3 mila metri, per collegarsi poi al tratto offshore del gasdotto Poseidon (altri 210 chilometri) dalla Grecia all’Italia (Otranto). Assieme le due condutture costituirebbero una mega infrastruttura fossile, promossa dall’italiana Edison (controllata dalla francese EDF) e dalla greca DEPA, unite nella joint venture IGI Poseidon. Con il sostegno di Roma e Bruxelles. Tra le aziende coinvolte nelle esplorazioni nel bacino del Mediterraneo orientale, scrive Forbes, per estrarre il gas che dovrebbe essere trasportato dall’infrastruttura, ci sono Chevron Corporation, ExxonMobil, TotalEnergies e l’italiana ENI, che spinge per trasformare il nostro Paese in un hub del gas europeo anche attraverso progetti come l’EastMed-Poseidon. Peccato però che il progetto di ENI di fare del nostro Paese un hub del gas significherà senza dubbio violare l’accordo di Parigi, rallentare la transizione energetica e vincolarci ulteriormente ad un combustibile inquinante.
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