La resa dei conti

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(di Massimiliano D’Elia) Matteo Salvini a quanto pare è alla resa dei conti. Dopo l’addio del guru delle campagne social della Lega Luca Morisi, inventore della “bestia”, il dibattito interno al partito tra i massimi esponenti è, a volte, molto duro e non promette nulla di buono quando all’orizzonte c’è un vero e proprio banco di prova, le elezioni amministrative del 4 ottobre e 5 ottobre.

Matteo Salvini su Luca Morisi, indagato per detenzione e cessione di droga, difende l’amico che “ha sbagliato” e distingue tra chi si droga e chi spaccia. “Per me chi vende droga, vende morte”. Ma rimarca: “Tenere in ballo un discorso politico che non c’entra nulla con la vita di una persona, e’ un attacco gratuito alla Lega a 5 giorni dal voto”.

Tanti i motivi di frizione che evidenziano una netta distinzione tra la classe dirigente del nord, con Giorgetti quale capofila e quella del centro sud a cui Salvini cerca sempre più di ancorarsi. Argomento caldo su cui Giorgia Meloni e Matteo Salvini convergono con decisione, il sostegno di Michetti a Roma in chiave anti Giorgetti: “Se sapesse qualcosa di Roma (riferimento a Giorgetti ndr), saprebbe che Calenda non arrivera’ mai al ballottaggio, per cui non capisco il senso”. “Lui (Michetti ndr) ha la competenza per ripartire dalle periferie, e non dai salotti di Calenda”, rimarca Salvini in tv. La risposta al vetriolo al numero due della Lega, Giancarlo Giorgetti che, in una sua dichiarazione, aveva elogiato Carlo Calenda, avversario alle elezioni amministrative della capitale dove il centrodestra si presenta unito con la candidatura di Enrico Michetti.

Anche sul versante aperture si registra all’interno della Lega un’altra dissonanza. Alla prudenza dei governatori del nord si oppone il leader Salvini: “Apriamo tutto perche’ se il green pass ti rende sicuro e puoi andare allo stadio e al teatro, puoi farlo a piena capienza“. Il governatore friulano Massimiliano Fedriga, di contro, condivide la decisione del Comitato tecnico scientifico sulle aperture e la definisce “equilibrata”. E sottolinea: “La proposta delle Regioni e’ stata recepita perfettamente dal Cts anche nelle percentuali che avevamo, con ragionevolezza, suggerito“.

Sul nominativo per il dopo Mattarella al Quirinale Salvini spegne sul nascere le iniziative di Giorgetti: “Non ho molto tempo per leggere le interviste”, quella di Giorgetti ieri su carta stampata che riporta l’ipotesi di Mario Draghi al Quirinale con elezioni anticipate. “Che prima o poi si vada al voto, e io mi sto preparando per essere all’altezza del governo del Paese, lo dice la democrazia“, premette Salvini. Poi, l’affondo: “A differenza di altri, io non tiro per la giacchetta ne’ Draghi ne’ Mattarella. E’ una mancanza di rispetto nei loro confronti. A febbraio ne riparleremo“.

A gioire per la situazione all’interno della Lega sono Pd, M5S e per certi versi anche Fdi di Giorgia Meloni. Ci auguriamo che il partito di via Bellerio trovi presto una sintesi per poter affrontare le prossime sfide elettorali compatti intorno ad un unico leader. I prossimi appuntamenti sono cruciali per consolidare e puntellare le scelte politiche di Matteo Salvini ovvero decisivi per cambiare radicalmente la rotta del partito rendendolo sempre più a trazione nordista.

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