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Da diversi giorni è in corso una guerra tra lo Stato di Israele e l’organizzazione di Hamas. La narrativa di Hamas a sostegno della guerra è la presunta difesa dei santuari dell’Islam a Gerusalemme. In tal modo, cerca di rafforzare la sua posizione politica in Giudea e Samaria contro l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), che guida l’Autorità Palestinese. Israele ha risposto con massicci attacchi aerei contro obiettivi a Gaza, mentre Hamas ha lanciato centinaia di missili contro Israele. Israele sta cercando di indebolire le capacità militari e operative di Hamas, eliminando gli alti comandanti e facendo esplodere fabbriche di armamenti. Esiste anche un piano per un possibile ingresso via terra a Gaza. Lo ha fatto sapere il portavoce militare Hidai Zilberman citato da Times of Israel. I piani – messi a punto dal Comando sud e dalla Divisione di Gaza – dopo l’eventuale approvazione saranno quindi sottoposti, ha aggiunto Zilberman, all’esame della leadership politica. L’esercito in questi giorni ha rinforzato il suo schieramento attorno alla Striscia ma ancora nessuna decisione di procedere con un possibile ingresso a Gaza e’ stata presa.

LA SORPRESA DELL’INTELLIGENCE ISRAELIANA

La guerra in corso ha evidenziato anche una non trascurabile superficialità dell’intelligence militare israeliana (IMI). Gli analisti militari pensavano che Hamas voleva solo conservare lo status quo in Palestina, era stata sottostimata la considerevole capacità missilistica ben nascosta tra le abitazioni civili e gli aiuti esterni iraniani e siriani. Hamas ha sorpreso gli uomini dell’intelligence per il possesso di una vasta gamma di armi, come i missili a lungo raggio con una portata superiore a 150 miglia. Fino a ieri Hamas ha lanciato circa 1.500 missili contro Israele, la maggior parte dei quali sono stati intercettati dal sistema di difesa aerea israeliano denominato Iron Dome.
Nel frattempo in Israele sono scoppiate cruenti rivolte tra arabi israeliani palestinesi e gruppi israeliani di estrema destra e la polizia israeliana sembra incapace a controllarli. La mobilitazione spontanea degli arabi israeliani nasce dal timore che Israele intenda danneggiare il Monte del Tempio e la Moschea di Al-Aqsa. Ma è anche un modo per solidarizzare con i loro fratelli presenti nella Striscia di Gaza.

La notevole capacità tattica di Hamas e la minaccia all’ordine pubblico israeliano da parte degli arabi presenti sul territorio sono al momento due note dolenti per l’intelligence di Tel Aviv che ad oggi non è riuscita a prevedere per tempo due elementi così tanto destabilizzanti.

RAZZI DI HAMAS PARTITI DA AREA VICINO BASE ITALIANA IN LIBANO

I tre razzi sparati ieri sera dal sud del Libano verso Israele sono stati sparati da una zona vicina alle basi militari del contingente italiano di Unifil, la missione Onu nel sud del Libano a ridosso della Linea Blu di demarcazione con lo Stato ebraico. Secondo media locali, i razzi sono partiti da piattaforme mobili piazzate in un campo agricolo e nascoste tra il fogliame alto e denso di piantagioni di banane nei pressi di Qleila, a 10 chilometri dalla base di Shamaa del contingente italiano, responsabile del Settore occidentale (Sector West) dell’Area di responsabilita’ (AoR) della missione Onu. Il contingente italiano di Unifil conta circa un migliaio di militari dispiegati nei distretti occidentali della zona dove dal 1978 operano i caschi blu dell’Onu. Oltre alla base di Shamaa il contingente italiano conta altre basi nel Settore ovest dell’Area di responsabilita’ di Unifil.

Le capacità militari di Hamas, una sorpresa per l’Intelligence israeliana

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