L’Egitto negozia con Hamas e Jihad islamica per una tregua graduale in venti giorni

di Redazione

L’Egitto sta negoziando con rappresentanti di Hamas e gli alleati del gruppo Jihad Islamica. Negli ultimi giorni, sono state presentate due proposte egiziane con l’obiettivo di raggiungere un cessate il fuoco definitivo con Israele. Il governo egiziano cerca di utilizzare i suoi canali privilegiati con i gruppi palestinesi non solo per risolvere la crisi attuale, ma anche per prevenire l’esodo di massa dei civili di Gaza verso i propri confini, attraverso il valico di Rafah.

La prima proposta, che chiedeva ad Hamas di rinunciare al controllo della Striscia di Gaza in cambio di un cessate il fuoco permanente, è stata respinta dal gruppo. Hamas insiste sul fatto che solo i palestinesi possono decidere del futuro della Striscia. Di fronte al fallimento di questa proposta, è stata presentata una seconda iniziativa più articolata, che prevede un cessate il fuoco graduale attraverso tre fasi.

La prima fase propone una tregua di due settimane (venti giorni), rinnovabile, durante la quale Hamas si impegna a liberare donne, anziani e minori detenuti, in cambio di prigionieri rilasciati da Israele e il permesso per i civili di rientrare nella parte nord di Gaza. Israele ritirerebbe i carri armati e consentirebbe l’ingresso di aiuti umanitari.

Nella seconda fase, Hamas si impegnerebbe a liberare tutte le donne soldato israeliane tenute in ostaggio, mentre Israele rilascerebbe ulteriori prigionieri palestinesi. In questa fase è previsto anche lo scambio dei cadaveri rimasti nelle mani delle due parti dal 7 ottobre, data dell’inizio delle ostilità.

La terza fase, con una durata prevista di un mese, prevede che Hamas consegni tutti gli ostaggi rimasti in cambio di altri prigionieri palestinesi. Israele farebbe rientrare i propri carri armati, ponendo fine alle ostilità. L’Egitto propone che l’amministrazione di Gaza passi a un governo tecnico, responsabile della gestione degli aiuti umanitari, dell’avvio della ricostruzione e dell’organizzazione di nuove elezioni.

L’Egitto sta cercando di favorire la formazione di un “governo tecnico” a Gaza. Hamas, invece, sostiene che il futuro della regione è una questione interna al mondo palestinese. Il segretario dell’ONU, Antonio Guterres, avverte del rischio di un allargamento del conflitto con conseguenze devastanti per l’intera regione. In Cisgiordania, si registra una situazione di bassa tensione con sporadici episodi di attrito.

Nel frattempo, in Iran, sono stati impiccati quattro prigionieri accusati di essere del Mossad (007 di Israele), probabilmente in risposta all’uccisione del capo pasdaran Seyed Razi Mousavi in Siria. Ci sono anche segnalazioni di attacchi aerei che avrebbero colpito undici ufficiali delle Guardie della Rivoluzione iraniana all’aeroporto internazionale di Damasco, sebbene Teheran abbia smentito la notizia, bollandole come false.

Il Mossad, nel frattempo, sta conducendo operazioni mirate per individuare ed eliminare numerosi ufficiali delle Guardie della Rivoluzione, contribuendo ad alimentare il risentimento dell’Iran.

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