L’Europa paga il gas in rubli con un artifizio finanziario suggerito da Gazprom

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(di Massimiliano D’Elia) A ridosso delle nuove scadenze per i pagamenti del gas a Mosca, l’Ue probabilmente ha trovato una soluzione interlocutoria per la questione della corresponsione in rubli del prezioso idrocarburo: le aziende comunitarie potranno assecondare le condizioni del Cremlino senza violare le sanzioni.

Versata la somma in euro o in dollari, con una dichiarazione pubblica potranno considerare rispettati i loro obblighi contrattuali con Mosca. La successiva conversione in rubli sarà unilaterale da parte della Russia, Bruxelles non riconoscerà mai tale operazione.

Una soluzione, una “toppa”, di fronte della predominante necessità, di alcuni paesi europei, Italia in testa, di poter usufruire del gas russo perché non ancora in grado di dichiarare le piena autonomia energetica a seguito di scellerate politiche troppo moscacentriche degli ultimi anni.

Una soluzione di ingegneria finanziaria ricercata fin dal 31 marzo scorso quando il Cremlino ha varato un decreto che obbligava le aziende europee ad aprire due conti per acquistare il gas: uno in euro e uno in rubli. Decretando l’adempimento dei patti solo una volta che il versamento fosse stato convertito in moneta nazionale.

L’ordinanza di Mosca però non precisava la tempistica per il cambio di valuta e se doveva coinvolgere obbligatoriamente e direttamente la Banca centrale russa, colpita dalle sanzioni dell’Occidente. Tutti elementi che, secondo gli esperti Ue, si traducevano in una exit strategy per poter eludere le misure restrittive. Così Bruxelles ha scritto alle aziende europee dicendo che i pagamenti potevano essere fatti solo in euro o in dollari, non nominando mai la moneta russa. Una soluzione non soddisfacente tant’è che molti paesi della zona Ue, Italia capofila, hanno chiesto maggiori chiarimenti.


La soluzione

A fornire una soluzione è stata direttamente Gazprom che, in una lettera inviata ai clienti, ha assicurato che i versamenti potevano essere eseguiti in euro, dichiarando l’estraneità della Banca centrale russa al cambio di valuta.
Un colpo di genio degli imprenditori russi che hanno tolto dall’impasse l’Ue, impantanata dalle sue stesse sanzioni.

Venerdì sera a palazzo Berlaymont il direttore generale della Dg Energia della Commissione europea, Ditte Juul-Joergense, ha convocato i rappresentanti dei Paesi Ue per illustrare l’aggiornamento delle linee guida pubblicate il 21 aprile.

Le aziende europee, a pagamento in euro effettuato, devono però pubblicamente rendere noto di aver esaurito gli obblighi verso Mosca. Dopodiché non importa chi cambia di valuta tali versamenti. Al riguardo, non è ancora chiaro da parte di Bruxelles se le compagnie comunitarie potranno o meno aprire anche il secondo conto in rubli presso GazpromBank.

Malumori tra i ventisette

Italia, Germania, Francia e Ungheria intraprenderanno questa via perché GazpromBank non è tra gli istituti sanzionati dall’Ue. Polonia, paesi Baltici e Olanda rifacendosi alla parole della vender Leyen: “Pagare in rubli viola le sanzioni”, chiedono regole più rigide e uguali per tutti.

Nei prossimi giorni si incontreranno a Bruxelles gli ambasciatori ed i ministri degli Esteri dei paesi membri per confrontarsi sul tema, anche se in questa fase molto probabilmente ogni paese curerà autonomamente i propri interessi che oggi purtroppo ancora non convergono.

L’Europa paga il gas in rubli con un artifizio finanziario suggerito da Gazprom

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