Salvini, ora ci vogliono gli attributi, il tempo stringe

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(di Massimiliano D’Elia) E’ un problema di attributi. Salvini ora deve far vedere a tutti chi è il “Capitano”. E’ stata appena battuta un’agenzia su un incontro tra Matteo #Salvini e Mara #Carfagna, da ieri coordinatrice  di Forza Italia, insieme a Giovanni #Toti. A quanto pare il centro destra sta assumendo forma di governo credibile tra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega. 

I dubbi di Salvini e della #Meloni su Forza Italia, probabilmente erano legati alla presenza “rumorosa” dei vecchi colonnelli, capeggiati da Renato Brunetta. Da ieri Forza Italia, su impulso dell’intramontabile presidente Silvio #Berlusconi, ha cambiato veste. Berlusconi ha ascoltato gli appelli di Giovanni Toti che aveva più volte minacciato si uscire dal partito. Toti sostiene che occorre cambiare tutto e procedere ad una riorganizzazione profonda, iniziando proprio dai nomi della classe dirigente. Una inversione di rotta totale che probabilmente è molto piaciuta a Matteo Salvini che non riesce proprio ad andare avanti con questo Governo, nonostante i proclami via Facebook, di continuare per altri quattro anni,  secondo i paletti del Contratto di Governo.

Il punto è che il M5S sta implodendo, specialmente con il ritorno sulla scena di Alessandro Di Battista che sempre ieri ha lanciato una proposta-provocazione indirizzata a tutti i parlamentari pentastellati: “abolire dallo statuto la regola del doppio mandato parlamentare“. Una regola che spinge tutti gli onorevoli 5S, già al doppio mandato, a rimanere ancorati agli scranni dell’Aula. Una proposta, quella di Di Battista, che non è stata accolta di buon occhio dal “leader” del Movimento Luigi Di Maio che, giorno dopo giorno, intravede sempre più all’orizzonte la sua capitolazione. Se dovesse passare la linea Di Battista, Di Maio perderebbe anche l’appoggio in Parlamento. Molti onorevoli pentastellati non hanno  digerito la “debacle” alle recenti europee del Movimento e ritengono proprio la politica Di Maio la causa della sonora sconfitta.

Matteo Salvini, invece,  alle prese con i “niet” di Bruxelles, con un Conte poco autorevole, non per colpa sua, ma per il ruolo assegnatogli dai vicepremier di “premier senza le reali  redini del Governo” e con il Parlamento “ingessato”, dalle “bizze” dei 5S, non ha altra scelta che salire al Colle. Il tempo tecnico stringe per poter sciogliere le Camere e andare al voto già a fine settembre, prima dei lavori della prossima manovra finanziaria.

Matteo Salvini, quindi, potrebbe salire al Colle, ovvero continuare con questa compagine di Governo per varare la prossima manovra finanziaria, “lacrime e sangue” addossando la colpa ai 5S, rei di aver bloccato tutte le iniziative leghiste che avrebbero favorito la crescita economica del Paese.  Una specie di pietra tombale sul Movimento. Con tale mossa Salvini percorrerebbe la strada di andare a votare in primavera, periodo molto gradito a Forza Italia che nel frattempo si riorganizzerebbe –  a ottobre è previsto il Congresso forzista. Oggi Forza Italia non è pronta ad affrontare una campagna  elettorale sotto l’ombrellone.

Il punto è che in queste strategie politiche per la “presa” del potere in Italia, chi perderà davvero saranno gli italiani che molto probabilmente subiranno, agli inizi di luglio, la procedura di infrazione “bollinata” da Ecofin.

La soluzione più indolore sarebbe ritornare subito al voto, per attuare una manovra finanziaria “espansiva”, come più volte indicato anche dal presidente della Bce, Mario Draghi dopo l’annuncio di voler abbassare i Tassi di interesse e rilanciare il “bazooka” del Quantitative Easing. Dare a Bruxelles un Governo forte e appoggiato in Parlamento, probabilmente convincerebbe i membri a non andare avanti con la procedura di infrazione, visto che siamo la terza economia dell’Unione e abbiamo le potenzialità concrete di ribaltare nel medio periodo tutte le stime di crescita.

Un regalo all’Italia, prima di lasciare la carica di Presidente della Bce, è stato fatto da Draghi. Dopo di lui  un presidente  “francese o tedesco”, sicuramente sarà più orientato al rigore dei conti. Azzardare, una manovra coraggiosa in deficit, con buona pace delle Istituzioni europee, è una opportunità che l’Italia non può perdere alla luce del probabile riavvio del Quantitative Easing e del conseguente progressivo abbassamento dello “spread”.

 

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