Nuove grane per il Governo: “minibot, rimpasto in salsa rosa e  quadrumvirato”

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Io quei soldi adesso li voglio trovare. #Conte e #Tria provvedano in qualche modo”, così Matteo #Salvini ha esordito ieri, mentre si parlava di crediti che avanzano le aziende da parte della Pubblica Amministrazione.

(di Massimiliano D’Elia) Il secco No ai #minibot è venuto direttamente dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, dal presidente della Bce, Mario #Draghi, dal mondo dell’impresa, dell’accademia, della politica e dei sindacati.

Il numero due della Lega Giorgetti, ieri ha poi così commentato: “I minibot non sono né l’anticamere all’uscita dall’Europa né all’uscita dall’euro, sono solo un tentativo di risolvere i debiti delle pubblica amministrazione, un problema che siamo disposti a risolvere ma che non abbiamo creato noi”,

Giovanni Tria dal Giappone: “Questa è una cosa che sta nel loro programma. In un’interpretazione, quella del debito, non servono, mentre nell’interpretazione come valuta alternativa “ovviamente, si fanno i trattati e quindi non possono essere fatti”.

I minibot sono illegali e dannosi”, attacca l’ex titolare del Tesoro Pier Carlo #Padoan. “Sono illegali perché non si può avere una doppia moneta e sono dannosi perché creano debito e alimentano l’illusione che ci possano essere delle scorciatoie per ripagare i debiti verso i fornitori.  Per smaltire gli arretrati non pagati “ci sono gli strumenti tradizionali che vanno usati meglio”, per esempio la possibilità di “introdurre incentivi più forti per gli enti locali che indirizzano le risorse a saldare questi pagamenti”.

No ai minibot anche dal presidente di Confindustria Vincenzo #Boccia. “Dobbiamo distinguere gli strumenti della finanza dai fondamentali del Paese. I minibot sono uno strumento e non è opportuno incrementare il debito pubblico del Paese vista l’entità del debito che abbiamo”.

I minibot sono fondamentalmente una follia, non hanno niente a che fare con la buona politica economica. I minibot sono titoli di distruzione di massa per l’economia italiana, bisogna stare attenti”, attacca  Andrea #Roventini, professore di Economia alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, uno dei ‘candidati’ dei 5 Stelle al ministro dell’Economia, prima che la scelta cadesse su Giovanni Tria.

Di Maio e Salvini all together

Stranamente i due vice premier Di Maio e Salvini, dopo l’incontro di giovedì scorso, vanno d’amore e d’accordo, stanno cercando di individuare nuovi nemici.

Ora hanno due obiettivi comuni da tenere a bada. In “primis” L’Europa con le sue politiche di austerità e il secondo è quello più insidioso, un asse (quadrumivarato) non dichiarato ma molto influente. Asse composto dal ministro dell’Economia Tria, il presidente della Bce, Mario Draghi, il premier Giuseppe Conte sotto la supervisione del Quirinale.

L’asse è contrario ai minibot, proposti dall’economista leghista Claudio Borghi. Tant’è che il ministro Tria ha annullato la sua audizione di domani in commissione Finanze al Senato, dove proprio Borghi lo aveva invitato per un confronto.

Tria ha scelto, quindi, di andare martedì al  Senato, per rispondere sui Minibot a una interrogazione del Pd, animando sempre più le diffidenze nei suoi confronti da parte di Lega e M5S.

Rimpasto in salsa rosa

Tutto, comunque, passerà al vaglio del vertice di domani sera prima del CdM tra Conte, Di Maio e Salvini. Oltre alle misure economiche da attuare, si tenterà di avviare la fase 2 del governo.  Sul tavolo anche un “mini rimpasto”. Sulla graticola due viceministri e due sottosegretari.

Claudio #Borghi, quello dei minibot, potrebbe andare proprio al ministero dell’Economia, mentre Tria potrebbe volare a Bruxelles in qualità di commissario europeo all’Industria.

La Lega punta anche sul ministero agli Affari europei, i due vice premier hanno già il nome il leghista Guglielmo #Picchi.

Di Maio ha accettato quasi tutto. Sulle Infrastrutture si è pronti a sacrificare #Toninelli, ma dovrà essere sostituito da un altro pentastellato. Salvini è d’accordo solo e soltanto se non sarà dello schieramento del presidente della Camera #Fico.

Per le Infrastrutture, quindi, ci sarebbe in pole position l’attuale sottosegretario agli Affari regionali Stefano #Buffagni, o il  capogruppo grillino al Senato, l’ingegnere Stefano #Patuanelli.

Quattro sono, invece, i sottosegretari in esame. Angelo #Tofalo (Difesa), Andrea #Cioffi (Sviluppo economico), il viceministro all’Istruzione Lorenzo #Fioramonti, e il numero due della Farnesina, Emanuela #Del Re.

 

Nuove grane per il Governo: “minibot, rimpasto in salsa rosa e quadrumvirato”