Programma Tempest, gli appelli  di Alessandro Profumo: “l’Italia dovrebbe salire a bordo”

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(di Andrea Pinto) L’Europa oggi deve affrontare uno spinoso problema che potrebbe costituire, se risolto, l’inizio di una futura ambiziosa collaborazione, nel mondo della difesa. Parliamo dei due futuri velivoli da caccia: il Tempest britannico e il FACS franco-tedesco, di recente è entrata nel programma anche la Spagna.

Anche l’Italia dovrebbe “salire a bordo” del progetto di caccia europeo Tempest”.

Questo l’auspicio di Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo, nel corso di un briefing tenuto oggi con la stampa a Roma. “Il tempo passa”, ha sottolineato Profumo, ricordando come l’azienda italiana  sia già coinvolta nel Tempest. L’appello di Profumo è che l’Italia “salga a bordo del progetto in quanto paese”.

Ma i messaggi dell’Ad di Leonardo partono da lontano. A luglio scorso al salone aerospaziale di Farnborough, quando il governo inglese presentava  il programma affermava: Sono felice che Leonardo possa continuare a giocare un ruolo cruciale nel progetto Tempest per lo sviluppo del potenziale britannico nel combattimento aereo post Typhoon. Leonardo ambisce a essere nel cuore dei programmi di difesa in Europa e guarda a questa iniziativa nel Regno Unito, nata con in mente la prospettiva di ulteriori future collaborazioni internazionali, come a un programma che andando avanti potrebbe includere l’Italia”.

Ma anche qualche mese fa su Defense News Profumo lanciava altri appelli al governo italiano: Spero che i due programmi (FACS e TEMPEST) si possano unire. Gli Stati Uniti non svilupperanno aerei, dopo l’F-35, e l’Europa, quindi, dovrebbe sviluppare, in piena autonomia, un caccia di sesta sesta generazione“. Anche se Leonardo è già al lavoro sul Tempest, non c’è ancora l’impegno del governo italiano a sostenere il programma, mettendo a rischio il coinvolgimento italiano, ha precisato Profumo. “L’Italia non ha ancora deciso se aderire. Spero che decida abbastanza presto perché quando si parla di partecipazione allo sviluppo, prima decidi e  più importante è il coinvolgimento e la condivisione dei lavori che ottieni. Una cosa è lavorare sulla ricetta, un’altra poter fornire gli ingredienti“.

Purtroppo in Italia si parla ancora del programma F-35 che negli anni è diventato una bandiera delle varie  campagne politiche. L’attuale governo ha addirittura ritardato un pagamento per il primo lotto di 389 milioni di euro e discute se dilatare le prossime consegne dei velivoli di quinta  generazione. La politica, inconsapevolmente, gioca su un sistema d’arma che garantisce la piena operatività di una forza armata nell’assolvimento dei suoi compiti istituzionali, la difesa dello spazio aereo nazionale. Compito principale dell’Aeronautica Militare.

L’Italia dovrebbe essere, quindi, già partner di primo livello nel programma Tempest perchè dovrà sostituire i Typhoon che si stanno avvicinando al termine del normale ciclo di vita operativa.

Altro elemento che dovrebbe spingere il nostro Paese ad entrare, quanto prima nel programma, è che le aziende italiane coinvolte nel Team Tempest sono già ben rappresentate in Inghilterra da Leonardo e MBDA, società missilistica europea detenuta al 25% da Leonardo, Bae Systems e Airbus con il 37,5 per cento ognuna. 

Programma Tempest

Il Tempest è un programma britannico, finanziato con i fondi della Difesa per lo sviluppo di nuove tecnologie affidato a un team di aziende nel quale ha un ruolo importante Leonardo, che ha 7 stabilimenti nel Regno Unito. Quelli di Edimburgo e Luton, con circa 7mila dipendenti, saranno i più coinvolti nel programma Tempest. Bae Systems si occuperà dello sviluppo della cellula e del velivolo in quanto tale, #Rolls Royce della motorizzazione e #MBDA degli armamenti imbarcati (missili ma anche laser) e Leonardo avrà un ruolo esclusivo nel settore dei sistemi elettronici imbarcati.

Il primo volo del caccia bimotore è previsto nel 2025 per divenire operativo nel 2035 nella versione pilotata ma ampiamente supportata da sistemi d’intelligenza artificiale mentre è potenzialmente prevista anche una versione teleguidata.

Crosetto e FACS

Il presidente dell’AIAD (Associazione Italiana Industria Difesa) Guido Crosetto è stato intervistato da Defense News a febbraio scorso sul progetto franco tedesco  del caccia FACS – Future Air Combat System. Secondo Crosetto i piani di Francia e Germania per il programma del nuovo caccia sono un affronto all’Italia e indeboliranno l’Unione europea. Di recente anche la Spagna ha aderito al programma franco-tedesco.Una conseguenza di questa nuova cordata, sostiene Crosetto, sarebbe per l’italia di pensare ad un avvicinamento maggiore al Regno Unito, nonostate la sua prossima uscita dall’Ue.

Il nuovo slancio franco-tedesco fa capire che i due paesi cercheranno di lavorare insieme su programmi comuni per attingere maggiori finanziamenti messi a disposizione dal nuovo Fondo europeo di difesa; ciò, potrebbe isolare l’Italia, oltremodo.

Crosetto ha, quindi, detto che il governo italiano è ora obbligato a investire con più convinzione nell’industria della difesa italiana per renderla più competitiva e poter ambire ad avere  maggiori finanziamenti dal Fondo europeo di difesa: “L’industria ha bisogno, ora,  che il governo investa di più“. 

In un mondo che corre veloce al di fuori dei confini italici non possiamo perdere occasioni di sviluppo industriale e opportunità di crescita. Una crescita più volte auspicata e ventilata in campagna elettorale proprio dal Governo in carica. Con i recenti ballottaggi si augura che terminino le “bagarre” politiche e si lavori sul serio sul sistema Paese, anche perché l’unico modo per evitare procedure di infrazione è aumentare  il Pil che si può fare solo con investimenti credibili e di lunga prospettiva, come lo è appunto un programma nel settore aerospaziale.

 

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