Rissa per i sottosegretari, mentre Conte intesse la tela in Europa: “Macron in Italia il 18 settembre”

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(di Massimiliano D’Elia) Per gli incarichi di sottogoverno è rissa tra i grillini, al Pd, dicono: “Noi siamo pronti”. La lotta per accaparrarsi un posto di potere rischia di far saltare la “dead line” chiesta dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, “entro stasera voglio i nomi”. 

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I pentastellati  contestano il metodo, ovvero quello di premiare solo i membri delle 18 commissioni tra Camera e Senato, lasciando al loro posto i presidenti, per evitare richieste del Pd.

Per la commissione cultura  si sono presentati in 2, 7 per le Attività produttive, 5 per la Giustizia, 6 per l’Economia e così via. Al Mef la competizione più ad alta tensione tra Stefano Buffagni e Laura Castelli. Per il Pd ci sarà Roberto Misiani e spunta il nome di Roberto Baretta.

Tensioni si sono registrate anche in Commissione Difesa dove Giovanni Luca Aresta, Alessandra Ermellino e Daniela Donno ambiscono alla promozione anche se  Angelo Tofalo, dovrebbe essere blindato alla Difesa. La novità assoluta è che l’ex capo della Difesa Elisabetta Trenta sarebbe ad un passo verso il ministero dell’Interno. Barbara Lezzi, punta invece a un ruolo strategico di sottosegretario alle aree Interne.

Sulle deleghe, invece, il ministro D’Incà – area Fico – spinge per avere le Riforme in quanto titolare dei Rapporti con il parlamento, ma c’è anche Riccardo Fraccaro che vorrebbe continuare il lavoro portato avanti finora.

Editoria: si fa strada l’ipotesi che vada al dem Andrea Martella che con la carica di sottosegretario alla Presidenza presidierebbe palazzo Chigi per il Pd, togliendola così a Vito Crimi a cui rimarrebbe la ricostruzione delle aree terremotate. Il M5S propone, invece, il giornalista Emilio Carelli.

Corrono per un posto al governo anche  Ciccio D’Uva (Cultura), Luca Carabetta (Innovazione) e dalla Sicilia c’è l’ipotesi Giancarlo Cancelleri. Anche nel Pd non si respira aria di tranquillità. Nicola Zingaretti ha posto quale unica condizione il rispetto dei criteri territoriali per rappresentare tutte le regioni. Quindi si fa il nome anche di Giovanni Legnini, ex vicepresidente del Csm, per la Giustizia, postazione che però potrebbe finire a Walter Verini. Un’altra umbra, Marina Sereni, è in rampa di lancio per gli Esteri. Per le telecomunicazioni i Dem vorrebbero Antonello Giacomellie per l’Energia l’assessore laziale Gian Paolo Manzella, esperto d’innovazione. Ma i Cinque stelle reclamano entrambe le deleghe: all’Energia vorrebbero Dario Tamburrano (ex europarlamentare), le telecomunicazioni dovrebbe tenerle Patuanelli. 

Speriamo di vedere subito all’opera il governo Conte bis, forte anche degli incarichi di sottogoverno. L’Italia ha bisogno di correre per poter affrontare le nuove sfide che ci sono al di fuori dei confini nazionali e a quanto pare ora potremmo godere del supporto francese.

L’asse franco-italiano

Sembra che il nuovo governo piaccia anche alla Francia. Non a caso il  18 settembre prossimo Macron sarà in Italia.

Sul Corriere della Sera il politologo Dominique Reynié commenta l’avvicinamento tra i due paesi.

Che cosa significa per la Francia e per l’Europa l’arrivo oggi a Bruxelles di un Conte capo di un governo stavolta europeista? 

E una grande occasione, che Francia e anche Germania non possono mancare. Nei giorni della Brexit e di altri Paesi, come la Spagna, in difficoltà, il ritomo dell’Italia alla sua tradizione di Paese fondatore è una notizia insperata.

Pensa quindi che l’Italia potrà godere dell’aiuto francese nelle discussioni su temi chiave come i migranti, con la riforma del Trattato di Dublino, e la I manovra finanziaria?

“Penso di sì, altrimenti crolla tutto. Francia e Germania non possono più lasciare l’Italia da sola. È mancata una gestione politica della questione, che non riguarda solo le ricadute economiche ma anche le conseguenze sulla civiltà europea. Per questo un commissario alla Protezione dello stile di vita europeo mi pare un’idea ottima, non condivido le proteste. Quanto all’economia, l’Italia ha difficoltà a rispettare Maastricht ma questo capita anche alla Francia. Grazie a un errore di Salvini si è aperta una finestra di opportunità per l’Europa, ma occorrono risultati, e in fretta. Parigi vorrà fare il possibile per aiutare il governo italiano a dimostrare, nei fatti, di essere più efficace del precedente”. 

 

 

 

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