Stacchiamo il respiratore ad una “Unione Europea” che di Unione ha ben poco

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(di John Blackeye) Non so quanto sia ortodosso presentarsi singolarmente di fronte al popolo italiano per spiegare quello che si sta per fare, anche se a presentarsi in TV è il Presidente del Consiglio dei Ministri. Lo stesso presidente degli Stati Uniti si presenta alla nazione circondato da una pletora di collaboratori ma qui, in Italia, dove gli “eroi del momento” sono quelli nelle corsie degli ospedali e dietro le casse dei supermercati, qualcuno continua ad attirare su se stesso tutta l’attenzione della comunità nazionale per dettare monologhi monotoni ad una intera nazione.

Di fronte ad una pandemia che sta dimostrando un impatto sulla popolazione pari al dieci per cento dei contagiati, almeno se si fa la proporzione tra tamponi effettuati e positivi riscontrati, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si è presentato per l’ennesima volta fornendo numeri statistici e ipotetici scenari evolutivi che dovrebbero servire a tener buona la popolazione in un contesto socio economico in cui le regole del gioco le sta dettando un virus letale.

Accade pure che durante questi monologhi che sono rassicuranti per il tono di voce del premier ma che poi non corrispondono ad una sicurezza reale, visto che anche oggi hanno raggiunto il Creatore quasi cinquecento italiani, ci sia l’occasione per fare politica o per trasformare il tutto in un comizio elettorale.

Il premier ha infatti attaccato direttamente i due maggiori rappresentanti delle opposizioni in Parlamento, accusandoli di assalti politici al suo indirizzo e di distorsione della realtà. Eppure sembrava che negli ultimi ottanta anni il ruolo dell’opposizione politica in Italia, non potendo fare altro, fosse proprio quello. Può darsi che il Presidente del Consiglio abbia iniziato a travisare i ruoli o a interpretare il proprio come quello di un monarca indiscusso che non gradisce le critiche dei suoi oppositori.

In tutto questo teatrino che però, alla sua quarta puntata, non ha ancora cambiato di una virgola la drammaticità della situazione in Italia, visto che a distanza di mesi non ci sono ancora mascherine per la popolazione, si è fatto un cenno anche all’Europa, come istituzione, cercando per l’ennesima volta di lasciare intendere che tutto vada bene e che tutto ciò che accade sia sotto controllo e frutto di calcoli e pianificazioni del Governo.

È chiaro invece il contrario. L’Europa, la grande malata terminale, continua a manifestare tutti i suoi sintomi di una patologia che non ha cura. L’Olanda si oppone agli eurobond chiesti da Italia, Francia e Spagna. La Germania chiama il nostro Capo del Governo per convincerlo a farsi una ragione dell’ennesimo diniego opposto alle richieste italiane. I rappresentanti italiani ai vertici delle istituzioni europee non vengono invitati alle riunioni dove si prendono le decisioni. La torre di Babele, di fronte a tanta confusione, sembra un silenzioso e freddo santuario di montagna.

Tutta l’Unione Europea si mostra al mondo come un’organizzazione in disaccordo che di unione ha solo il nome visto che ogni nazione, anche in casi di emergenza come quello attuale, serra le fila per mantenere le posizioni nazionali ignorando le grida di aiuto di chi davvero avrebbe bisogno di poter fare affidamento su un sistema di collaborazione.

Non si è capito, infatti, a cosa serva l’Unione Europea. Se non può intervenire in soccorso di chi, in momenti drammatici come questo chiede aiuto, a cosa serve? La Grecia potrebbe fornirci la risposta se non fosse impegnata a fronteggiare il virus da un lato e la devastazione economico finanziaria cui l’ha portata la stessa Unione Europea.

La risposta è chiarissima nella mente di tutti gli italiani. Un mostro anacronistico di burocrazia e di correnti di interessi non ha più motivo di esistere e inutili sono gli sforzi del Governo italiano di lasciare ad intendere che tutto vada bene.

Non va bene nulla. Se ne sono accorti tutti, sia i vertici della politica che il popolo attento, poco distratto in questo periodo dalle partite di calcio e dai programmi cult della domenica pomeriggio.

Questa terminologia l’abbiamo sentita sulla bocca di tanti medici in questi mesi che è oramai diventata di dominio pubblico ma forse è arrivato davvero il momento, passata la pandemia, di staccare il respiratore ad una Europa Unita che non serve assolutamente a nulla salvo che ad assoggettare Stati sovrani sotto l’egida di pochi illuminati.

Stacchiamo il respiratore ad una “Unione Europea” che di Unione ha ben poco

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