Usa e Talebani firmano un accordo “ballerino”. Via le truppe in 14 mesi

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Gli Stati Uniti hanno firmato un accordo con i ribelli talebani che potrebbe aprire la strada a un completo ritiro di soldati stranieri dall’Afghanistan nei prossimi 14 mesi e rappresentare un passo verso la fine della guerra, durata 18 anni. 

L’accordo è stato firmato nella capitale del Qatar Doha dall’inviato speciale degli Stati Uniti Zalmay Khalilzad e dal capo politico talebano Mullah Abdul Ghani Baradar. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha assistito alla cerimonia. 

Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Mark Esper ha affermato che mentre l’accordo è un buon inizio, la strada da percorrere non è facile. “Questo è un momento di speranza, ma è solo l’inizio. La strada da percorrere non sarà facile. Raggiungere una pace duratura in Afghanistan richiederà pazienza e compromessi tra tutte le parti“, ha detto Esper, che ha incontrato il presidente afghano Ashraf Ghani a Kabul.

Gli Stati Uniti hanno dichiarato di essere impegnati a ridurre il numero delle truppe in Afghanistan a 8.600 – dagli attuali 13.000 – entro 135 giorni dalla firma dell’accordo e lavorare con gli alleati per ridurre proporzionalmente il numero della coalizione in Afghanistan, se i talebani rispetteranno i loro impegni.

Per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, l’accordo di Doha rappresenta un’opportunità per mantenere la sua promessa di riportare a casa le truppe statunitensi.

Ma gli esperti di sicurezza l’hanno anche definita una scommessa di politica estera perchè in questo modo si è conferita  ai talebani legittimità internazionale.

Oggi è un giorno monumentale per l’Afghanistan“, ha scritto l’ambasciata degli Stati Uniti a Kabul su Twitter. “Si tratta di rendere la pace concreta e creare un futuro più luminoso comune. Siamo con l’Afghanistan“.

Ghani ha detto di sperare che l’accordo di Doha spiani la strada verso una pace duratura. “Speriamo che la pace tra Stati Uniti e talebani porti a un cessate il fuoco permanente … La nazione non vede l’ora di un completo cessate il fuoco”, ha detto alla conferenza stampa a Kabul.

Il governo afghano ha dichiarato di essere pronto a negoziare e concludere un cessate il fuoco con i talebani e ha affermato il suo sostegno al ritiro graduale delle forze statunitensi e della coalizione. 

Anche la NATO si è impegnata ad adattare i livelli delle truppe della coalizione già nella prima fase, portando il numero da circa 16.000 a 12.000 unità. “Siamo entrati insieme nel 2001, ci adegueremo (livelli delle truppe) insieme e quando sarà il momento, andremo via insieme, ma andremo via solo quando le condizioni saranno giuste“, ha dichiarato il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg.

Ore prima dell’accordo, i talebani hanno ordinato ai combattenti in Afghanistan di “astenersi da qualsiasi tipo di attacco … per la felicità della nazione“.

Speriamo che gli Stati Uniti  mantengano le loro promesse durante i negoziati e l’accordo di pace“, ha dichiarato Zabiullah Mujahid, portavoce del gruppo islamista.

Per milioni di afghani, l’accordo rappresenta una speranza per la fine di anni di spargimenti di sangue. “Il mio Paese si merita la pace. Oggi è il giorno in cui forse vedremo un cambiamento positivo“, ha detto Javed Hassan, 38 anni, un insegnante di scuola che vive nella periferia della capitale afgana, Kabul. I bambini di Hassan sono stati uccisi nell’esplosione di una bomba messa dai talebani nel 2018. Da allora ha scritto lettere ai leader mondiali per esortarli a porre fine alla guerra afgana.

La guerra, che ha ucciso decine di migliaia di persone, è iniziata quando gli Stati Uniti hanno lanciato attacchi contro l’Afghanistan poche settimane dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, contro le torri gemelle a New York e Washington da parte del gruppo di al Qaeda con base in Afghanistan.

Washington ha accusato i talebani di ospitare al Qaeda e il suo leader Osama bin Laden. Con gli alleati gli Usa hanno estromesso il gruppo dal potere. Ma i talebani sono rimasti e controllano ancora circa il 40% del territorio afgano. 

Le prospettive della pace

Le prospettive di pace rimangono incerte dato che il prossimo passo è quello di raggiungere un accordo con il governo afghano. I membri più anziani del governo afgano e dei paesi che circondano l’Afghanistan hanno sempre temuto che gli Stati Uniti potessero abbandonare Kabul come accaduto quando l’ex Unione Sovietica era uscita dall’Afghanistan decenni fa. 

L’accordo arriva anche in una fragile situazione politica in Afghanistan. La Commissione elettorale indipendente ha dichiarato il 18 febbraio che Ghani ha vinto le elezioni del 28 settembre, nonostante le accuse di irregolarità. 

L’afgano che ha perso le elezioni Abdullah Abdullah ha contestato i risultati  affermando di essere il vincitore e promettendo di nominare un governo parallelo. 

Reuter riporta che Michael Kugelman, vicedirettore di Asia Program presso il Wilson Center, ha analizzato il viaggio di Esper a Kabul.  “Washington sta cercando di dimostrare che gli Usa sono alla base di questo accordo e vuole anche indicare a Kabul come la pace e il processo di riconciliazione si sposti ora verso un inizio formale. Il viaggio di Esper è forse un’indicazione che gli Stati Uniti sono pronti ad accettare il nuovo governo in Afghanistan”.

Secondo l’accordo, i talebani vogliono che vengano liberati 5.000 combattenti dalle carceri gestite dal governo provvisorio afgano.

Non c’è nessun impegno da parte del governo per liberare 5mila prigionieri talebani”. Lo ha detto il presidente afghano, Ashraf Ghani, all’indomani dello storico accordo di pace firmato fra Usa e talebani, respingendo dunque una delle componenti chiave dell’intesa che metterebbe fine a 19 anni di guerra nel Paese. “Non ci siamo impegnati a scarcerare 5mila prigionieri”, ha detto Ghani. “Questo è il diritto e la volontà del popolo afgano. Potrebbe essere incluso nell’agenda dei colloqui intra-afgani, ma non può essere un prerequisito per le trattative”, ha aggiunto Ghani.

C’è un altro dubbio. Tutti i combattenti telebani sono favorevoli ad un accordo con un governo spalleggiato da Washington? Molti di loro potrebbero aderire allo Stato islamico, presente in Afghanistan riversando competenze e conoscenza del territorio.

 

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