Zitti, zitti ci butteranno fuori dal  G7

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(di Massimiliano D’Elia) Italia fuori dal G7? Non più uno spauracchio ma forse una triste realtà. La notizia è stata rivelata ieri da Luigi Bisignani su La Stampa, dove si evidenzia l’esistenza di un appunto “strictly confidential” che gira tra i rappresentanti del desk italiano della Bce. Nel documento viene descritto il quadro economico italiano con una decrescita del Pil da -9,1 a 14 per cento. Ciò, a fronte di un -5,6 per cento di Germania e Brasile. Per quanto riguarda il rapporto debito/Pil il deficit  italiano dovrebbe superare abbondantemente il 150 per cento. Valori economici che in tempi non molto lontani hanno visto l’intervento della Troika per commissariare un paese che  non è in grado di far quadrare i propri conti. Ad avvalorare l’infausto quadro economico italiano sono le stime della Ragioneria Generale dello Stato che prevede per il 2021 ben 100 miliardi di entrate tributarie in meno.

Con una prospettiva  così “infangante” per l’Italia chi dovrebbe smuovere il Paese dal “guado” temporeggia e chiede suggerimenti alle migliori menti italiane e internazionali, inventando gli “Stati Generali”.  Un consesso che dovrà esprimere il Piano dei Piani da presentare a Bruxelles per convincere gli euroburocrati a concedere finanziamenti nelle varie e tortuose forme in cui sono stati suddivisi -Mes, Sure, Bei, Bce e Recovery Fund.

Il Piano dei Piani italiano dovrebbe poggiare sui punti del Piano Colao, piano quest’ultimo che non ha convinto proprio nessuno. La migliore definizione del Colao Plan l’ha data il vice presidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis: “una mera lista di suggerimenti senza una scadenza, ma soprattutto priva di un’allocazione delle risorse disponibili”.

Agli Stati generali il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si dichiara invece soddisfatto anche se Ursula von der Leyen e Ignazio Visco, hanno rimarcato di fronte a tutti, solo due dei principali “nei” italiani da riformare, la pubblica amministrazione la giustizia. Una scoperta sensazionale!

Conte a più riprese ha detto : “Se non abbiamo progetti concreti non andiamo da nessuna parte. Non vogliamo sprecare neanche un euro per il rilancio del Paese, non ci accontenteremo di ripristinare una normalità, non vogliamo ripristinare lo status quo ma migliorare il Paese. L’Italia avrà il coraggio per ripartire”. 

Il premier italiano ha evidenziato che “va colmato il gap di produttività del Paese rispetto alla media Ue e il piano che stiamo elaborando si articola su tre linee strategiche: modernizzazione del Paese, transizione ecologica, inclusione sociale, territoriale e di genere. Stiamo lavorando per avere una pubblica amministrazione più efficiente, digitalizzata. Dobbiamo assicurare che le tecnologie digitali già esistenti per la vita di tutti i giorni possano incrementare la produttività”. Che belle parole.

Il presidente della Repubblica, Mattarella è più pragmatico e chiede più concretezza: “Si avverte una diffusa voglia di futuro. Sono giorni di impegno e di riflessione. Nuove idee sono richieste per rispondere a sfide inattese. L’esplorazione in atto delle proposte di forze economiche, sociali e culturali dell’Italia, in corso a partire da questi giorni, deve saper approdare a risultati concreti”

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco che anche lui chiede atti concreti evidenziando le prospettive negative dei dati economici italiani a fronte di un’economia sommersa che ci rende unici in Europa. 

La  presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen:Occorre ridurre la burocrazia, proteggere i lavori pubblici dalla criminalità organizzata, affrontare un occupazione giovanile e femminile che è troppo bassa,. E’ impossibile costruire un’economia di successo senza giovani e donne. Occorre una riforma sostanziale del sistema fiscale e della giustizia”. Ma va?

Christine Lagarde: “L’azione della banca centrale avrà un’efficacia migliore per ogni euro speso solo se saranno attuate riforme strutturali, dalla modernizzazione dell’Amministrazione alle infrastrutture digitali”.  Ecco le riforme strutturali e non la politica dei sussidi.

Come visto tutti a indirizzare le scelte del Governo, tutti a recitare la stessa “poesia”, linee programmatiche che ripetiamo da tempo e che tutti conosciamo. Non occorreva la task force Colao, ovvero non occorreva perdere del tempo con gli Stati Generali per ribadire quello che già sappiamo e subire l’onta  prendendoci pubblicamente le “bacchettate” degli interlocutori stranieri che hanno già tra le mani un documento “top secret” per degradare l’Italia e farla uscire dal gruppo delle 7 economie mondiali più virtuose.

La strategia di Casalino

Di fronte ad un futuro molto incerto per il Paese si continua a giocare con i sondaggi politici. Una strategia di Casalino, secondo me, per far capire a tutti che se casca Conte, a perdere saranno tutti, lasciando il Paese nelle mani del centrodestra. Questa volta è Pagnoncelli che ha voluto pesare il futuro politico del premier Giuseppe Conte. L’indice di gradimento del premier ha raggiunto, grazie all’emergenza da Covid-19, il 61 per cento.  In riferimento ad un eventuale  partito con a capo Giuseppe Conte si otterrebbe un gradimento  del 14,1%, collocandosi al quarto posto dopo la Lega (23,2%), Fdl (16,6%), Pd (15,8%), precedendo i Cinquestelle (12,7%).  La maggior parte dei voti che andrebbero alla Lista Conte proverrebbero dal M5S e dal Pd. 

Un dato molto interessante è che se a guidare il Movimento delle Stelle ci fosse Conte, i pentastellati  passerebbero al 29,9%. Questa proiezione è per certi versi deflagrante all’interno del Movimento perché annullerebbe le ambizioni di Di Maio, Di Battista e Crimi. Non a caso Grillo e Casaleggio sostengono Giuseppe Conte parlando di rimettere la decisione della leadership grillina all’esito delle consultazioni della piattaforma Rousseau.

Bingo, il Rocco di Palazzo Chigi ha vinto….Conte futuro capo del Movimento a 5 Stelle: PD affondato.

 

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