Bruxelles: “Forse sei mesi di tempo per mettere a posto i conti”. Una mannaia per la strategia leghista

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(di Massimiliano D’Elia) Il 2 luglio la Commissione confermerà l’apertura della procedura per debito eccessivo e girerà la palla  all’Ecofin per il verdetto del 9 luglio. Date da tenere ben in mente, perchè dietro l’angolo. In Italia, invece, continuano le estenuanti “scaramucce” tra i due vice premier.

Il caso Luigi Di Maio e il viceministro all’Economia leghista, Massimo Garavaglia 

Sul salario minimo ci sono dubbi di tutti”, evidenzia Garavaglia. Di Maio: “Ci dicano dove stanno i 15 miliardi della Flat tax, la smettano di giocare sulla manovra”. Garavaglia, risponde: “Non gliele dico le coperture, se no Di Maio ce le copia… Piuttosto dica le coperture per il salario minimo”. 

Come sempre la retorica di questi giorni, potrebbe giungere ad una sintesi domani al Consiglio dei Ministri. Un Consiglio che sarà anticipato da un mini-vertice a tre – premier e due vice premier – con il tecnico, ministro dell’economia, Giovanni Tria.

Domani, al Consiglio dei Ministri, dovrebbe essere varato un ddl di assestamento del bilancio con 5,2 miliardi di risparmi ed entrate aggiuntive rispetto alle previsioni. Null’altro, perchè non si vuole “condizionare in negativo” la decisione di Bruxelles e agitare i mercati.

Da Bruxelles qualche flebile apertura

La Commissione,  il 2 luglio prossimo avrebbe intenzione di dare  sei mesi di tempo all’Italia per rimediare sui conti pubblici, evitando di interessare l’Ecofin.

Dilatare i tempi della decisione, sicuramente farebbe saltare la strategia di medio termine della Lega che con “l’ansia” della procedura d’infrazione incombente stava premendo il piede sull’acceleratore per mettere sempre più all’angolo l’alleato di governo, sperando di addossargli la colpa dell’infrazione Ue.

Giuseppe Conte, nel corso del mini-vertice pre-Consiglio,  chiederà, quindi, ai suoi due vice di stemperare i toni per evitare di innervosire la Commissione Ue. Giuseppe Conte da giorni sta intessendo una tela con Francia e Germania per evitare il pronunciamento di luglio, sfavorevole all’Italia.

Il premier, chiederà di rallentare anche sull’Autonomia di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. L’idea sarebbe quella di licenziare in Cdm una bozza di intesa tra i due partiti di maggioranza, da lasciare poi all’esame parlamentare. Una specie di “sogno” da parte di Conte, perchè è inimmaginabile che la retorica tra i due azionisti di maggioranza del Governo possa terminare domani.  Anche perchè Conte, in questo momento critico, non può illudersi di essere ascoltato da chi lo ha messo lì solo come “figura rappresentativa” delle espressioni di M5S e Lega. Senza alcun potere, quindi.

Gli umori all’interno della Lega

Salvini, fresco dal trionfo olimpico ha voluto ricordare a Giorgetti che il capo è lui: “Sui minibot – sostanzialmente ridicolizzati, insieme al loro “padrino” Borghi, dal sottosegretario domenica, vale il contratto, punto 21». Salvini è elle prese, poi, con micro fratture all’interno della Lega. Pezzi da 90 del Carroccio iniziano ad essere insofferenti alla decisione di Salvini di continuare con questo Governo, specialmente se non riesce a portare a casa l’Autonomia a favore delle regioni del nord.

Alta tensione nei 5 Stelle

Nei cinque stelle, il rischio di implosione è dietro l’angolo. Con la fuoriuscita dal Movimento della senatrice Nugnes, la maggioranza al Senato può contare su un vantaggio di sole 3 unità. Di Battista sempre più scalpitante, a quanto pare, sarebbe visto di buon occhio, quale prossimo leader del Movimento, sia da molti parlamentari che  da Casaleggio -semprechè aboliscano la regola del “doppio mandato parlamentare”. Di Maio, dal canto suo, è sempre più accerchiato dall’interno e dall’esterno. Sul caso Ilva, potrebbe perdere la  “faccia” ma anche la poltrona, nonostante ieri da Taranto abbia dato messaggi rassicuranti sul salvataggio dell’acciaieria più grande d’Europa.

Bruxelles: “Forse sei mesi di tempo per mettere a posto i conti”. Una mannaia per la strategia leghista