Libia: “Italia, non aprite il consolato a Bengasi, non siete graditi”

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Il premier Giuseppe Conte sulla riapertura del consolato a Bengasi, prevista ieri 28 aprile, ha detto: “Il ministero degli Esteri libico ha chiesto di rinviare l’apertura del consolato per via del conflitto in corso”. Fonti della farnesina dicono che sono diverse le manifestazioni anti-italiane e c’è un certo risentimento nei confronti del nostro Paese. Lo stesso Haftar ha chiesto di ritirare le nostre truppe dall’ospedale di Misurata, essendo non più gradite.

A quanto pare il Consiglio presidenziale ha fatto sapere che l’apertura di Bengasi sarebbe vista come un appoggio ad Haftar e un atto ostile nei confronti del Gna, posizione che avrebbe ribadito lo stesso Sarraj nel colloquio telefonico con Conte di due giorni fa.

L’Italia ha perso su tutti i fronti. E’ isolata a livello internazionale e l’equilibrismo di Conte ci ha reso sempre più deboli. Il premier italiano dalla Cina non si è schierato con nessuna delle parti in campo. “Noi siamo con il popolo libico”, chiosava durante l’appuntamento in Asia. Ha offerto addirittura aiuto medico ai feriti di Haftar, cercando di rimediare in zona cesarini. Il risultato? Acuire la diffidenza e le critiche dell’unico governo riconosciuto dall’Onu, quello di Al Serraj.

Sul terreno si registra la lenta avanzata di Haftar verso Tripoli con l’aiuto di Egitto, Francia, Emirati e Arabia Saudita. Molti sostengono che anche la Russia ci sia dietro al rifornimento di armi e munizioni alle milizie di Haftar. Di recente addirittura  Donald Trump ha telefonato ad Haftar, offrendo il suo sostegno, spiazzando tra l’altro il Dipartimento di Stato americano e gli alleati.

Il Gna sostiene che Haftar copre le sconfitte militari bombardando con aerei stranieri, sia emiratini sia egiziani secondo le prove trasmesse dal Gna alla missione Onu in Libia (Unsmil). 300 Sono i morti dall’inizio del conflitto libico, tra questi 90 sono minorenni e donne, mentre sono 1700 i feriti civili e militari negli attacchi a Tripoli. 42 donne sono state vittime di violenza 40.000 sono gli sfollati del conflitto, tra loro il 50% sono donne, il 25% sono minorenni.

 

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