G7 e vertice Nato: “aperto dossier Cina”

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Il presidente Usa Biden è arrivato ieri sera in Germania per partecipare al G7, un vertice di particolare valore alla luce del nuovo costituendo ordine mondiale, lanciato dalle autocrazie predominanti, Cina e Russia.

Obiettivo è quello di continuare nell’isolamento della Russia ed iniziare un nuovo corso sanzionatorio nei confronti della Cina, rea di aiutare indirettamente Mosca con l’acquisto del petrolio e di voler intraprendere iniziative volte a creare un’economia alternativa a quella globale. Molta attenzione è dedicata all’idea cinese di creare una nuova moneta unica per i paesi emergenti (Brics). “I Brics sono un panel come il G7 e non rappresentano una sfida reale al dollaro. Anzi: già è tanto che riescano ad organizzare una valuta per scambi internazionali fra loro”. È la previsione confidata ad Huffington Post da Andrea Filtri, co-Head of European Equity Research per Mediobanca, riguardo alla possibilità che Russia, Cina, India, Brasile e Sudafrica possano farsi una propria moneta in grado di sfidare la centralità globale di dollaro ed euro.

A delineare il nuovo corso è stato il portavoce del Pentagono John Kirby che, durante il volo transoceanico, ha detto alla stampa che al G7 verranno poste nuove questioni come lo sfruttamento del lavoro forzato da parte della Cina, il furto di proprietà intellettuale, e altri temi simili che dimostrano come Pechino non stia interpretando un ruolo responsabile sulla scena mondiale.

Altro appuntamento è il vertice Nato di Madrid dove per la prima volta si parlerà del dossier Cina, inserito tra i principali documenti che racchiudono le maggiori preoccupazioni per la sicurezza dell’Alleanza. L’Ucraina tra le sue proposte, anche se non in qualità di membro della Nato, chiederà di riconoscerla come pilastro della sua sicurezza. Alle tre di oggi pomeriggio il programma di Schloss Elmau prevede una sessione dedicata alla Global Infrastructure Partnership, seguita da una dichiarazione alle cinque. Tra le nuove sanzioni a Mosca ci sarebbe quella di bandire le importazioni di oro. All’ordine del giorno del G7 anche un piano sostanzioso di aiuti all’Ucraina, tipo piano Marshall.

Biden in questi due consessi internazionali vuole riesumare l’alternativa alla nuova Via della Seta la Build Back Better World, ossia la versione mondiale del suo piano per riformare l’economia americana su basi più equanimi. Al centro del piano l’implementazione di progetti ed investimenti nelle infrastrutture di paesi a basso reddito in Africa e America Latina. Obiettivo? Arrivare prima di Pechino in questi paesi evitando così di accrescere l’influenza mondiale del dragone cinese.

Nel frattempo continua il supporto di Washington all’Ucraina: ha stanziato altri 450 milioni di dollari di aiuti militari, tra cui 4 nuovi lanciarazzi Himars, e si aspetta che gli alleati seguano a ruota. Anche se Mosca avanza nel Donbass, l’intelligence americana e britannica sostiene che Mosca sta esaurendo le sue capacità e con le nuove armi Kiev potrebbe bloccare l’avanzata di Putin. Sul fronte dell’energia servono decisioni più concrete perchè è sotto gli occhi di tutti come Mosca finanzi la guerra con i soldi degli europei (con il solo petrolio ha incassato 33 miliardi di dollari da quando è iniziato il conflitto).

Gli Usa vogliono, pertanto, calmierare i profitti di Mosca, derivanti dal petrolio, senza però escluderla dal mercato globale per evitare problemi di inflazione.

La segretaria al Tesoro Yellen, scrive Repubblica, starebbe lavorando ad un tetto sul prezzo, in base a cui verrebbe pagato a Putin solo il costo di produzione dei barili. Per costringerlo ad accettare, lui e i paesi come l’India che fanno incetta del suo petrolio scontato, verrebbe usata la leva dei finanziamenti e delle assicurazioni. Chi rispetta il tetto verrà esentato dalle sanzioni e potrà assicurare le petroliere; chi lo rifiuterà sarà escluso dalle polizze, incorrendo in costi e rischi insostenibili.

Il cancelliere tedesco Scholz non è convinto, perché dice che il tetto funzionerebbe solo se fosse universale, e sarà difficile garantirlo. Poi teme che Putin risponda chiudendo i rubinetti del gas, mandando all’aria la sua economia, che non può scendere sotto il 30% di forniture di gas da Mosca. Scholz, invece, sostiene con maggiore convinzione, la proposta del premier italiano Draghi tutta orientata a definire la crisi del grano.

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