G7: Tutti contro la Cina. Draghi e Merkel  i più prudenti

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Piano globale per la prevenzione delle pandemie future, un piano sulle infrastrutture destinate ai Paesi a basso reddito, questi sono solo due dei principali capisaldi della strategia lanciata dai paesi del G7 per affermarsi nel mondo cercando di contrastare, per quanto possibile, l’iniziativa della Nuova Via della Seta cinese. A dar manforte alla nuova politica il multilateralismo spinto annunciato a più riprese dall’amministrazione Biden. A dare una piccola frenata “ragionata” alla dichiarata avversità di Usa, Inghilterra e Canada nei confronti di Pechino, c’è la reazione non particolarmente riottosa della cancelliera Angela Merkel e del premier italiano Mario Draghi.

Angela Merkel e Mario Draghi sostengono la cautela cercando di distinguere fra le aree di confronto con il gigante d’Oriente, quelle di “competizione” e quelle in cui (dalla battaglia sul clima agli interessi commerciali) la cooperazione appare sensata quanto necessaria. Biden, invece, con la bandiera della violazione dei diritti umani con il rilancio della denuncia della persecuzione degli Uiguri musulmani nello Xinjiang, fino alla generalita’ dei dossier economici, potra’ far breccia in termini espliciti, al di la’ della comune adesione all’iniziativa ‘Build Back Better World (B3W)’, concepita dagli Usa per competere in maniera più strutturata con la Via della Seta cinese. “Non si tratta – spiega d’altronde al riguardo la stessa Casa Bianca – d’imporre a questi Paesi una scelta secca fra noi e la Cina. Ma si’ di offrire una visione e un approccio alternativi” rispetto a Pechino o anche alla Russia di Vladimir Putin, con cui Biden avrà un primo incontro ad alta tensione mercoledì prossimo a Ginevra.

La seconda giornata del summit a presidenza britannica, ospitata da Johnson a Carbis Bay, si chiude con un’intesa piena sulla formalizzazione di una strategia anti-pandemica planetaria. Un programma d’azione – varato nella prima sessione della riunione allargata ai leader ospiti di Australia, Corea del Sud, India e Sudafrica, oltre che al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e al numero uno dell’Oms Tedros Ghebreyesus – che accompagna all’annunciata donazione entro meta’ 2022 di un miliardo di vaccini anti-Covid (di cui 500 milioni dagli Usa e 100 milioni dal Regno Unito), da destinare alle nazioni piu’ povere, l’impegno a una condivisione stretta dei dati sanitari collettivi; quello per la creazione di “un radar pandemico” in grado d’individuare le varianti dei virus attraverso un incremento degli esami sui genomi umani. Pieno il sostegno a “una riforma e a un rafforzamento del ruolo dell’Oms”, oltre alla scommessa comune sulla possibilita’ di abbreviare nel prossimo futuro i tempi della ricerca per lo sviluppo dei vaccini da almeno 300 giorni fino a non piu’ di 100. Promesse e auspici che nella retorica di Johnson riflettono “un momento storico”, nonostante l’ombra che anche l’ennesimo conflitto fra il suo governo e l’Ue sul dopo Brexit si rifletta indirettamente anche sul summit.

G7: Tutti contro la Cina. Draghi e Merkel i più prudenti

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