Il budget della Difesa italiana al 2,5 % del Pil per affrontare le sfide di oggi e di domani. Entro il 2024 avremo un esercito di 46enni

(di Francesco Matera) Il ministro della Difesa, Guido Crosetto alla Camera ha tracciato la nuova postura italiana di fronte alle sfide globali. Nella Difesa occorre effettuare una rivoluzione copernicana per essere sempre pronti ad affrontare sfide e nuove minaccie che provengono non solo da Est (Russia ed Asia) ma anche da Sud, dal continente africano sempre più alle prese con micrconflitti regionali che hanno effetti sul Vecchio Continente: crisi alimentare, energetica e immigrazione incontrollata, per non parlare della recente recrudescenza degli atti di terrorismo.

Una nuova politica di Sicurezza e Difesa

Tutti i Paesi europei di riferimento, Francia e Germania hanno deciso di varare imponenti stanziamenti per la Difesa. La Francia 400 miliardi entro il 2030 e la Germania ben 100 miliardi da investire subito.

L’Italia non vuole rimanere indietro. L’obiettivo minimo è quello di aumentare dall’1,5 per cento almeno al 2 per cento del Pil il budget da destinare al comparto Difesa, perchè, a fronte di alcune eccellenze nei sistemi d’arma delle singole Forze Armate, non siamo in grado di affrontare un conflitto ad alta intensità come quello in Ucraina. Il problema emerso è che le scorte nazionali di munizioni ed armamenti è ridotto al lumicino per via di decenni di apparente distensione, dopo la Guerra Fredda. Abbiamo investito nell’eccellenza trascurando il delicato settore del reclutamento, a fronte di un aumento inaccettabile dell’età media del nostro personale militare, che si aggira a 46 anni entro il 2024. Le legge Di Paola (L. 244/2012) di portare l’esercito a 144mila unità entro il 2024, per esigenze di bilancio dell’epoca, non è più attuale e sostenibile.

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Crosetto, in audizione alla Camera ha, infatti, parlato di una questione strutturale da affrontare per rendere le nostre Forze Armate adeguate. Secondo alcune indiscrezioni della Difesa, riportate da corsera, il grado di efficienza dell’artiglieria pesante in dotazione all’Esercito è ora valutato intorno al 25%, per obsolescenza. L’Aeronautica ha aerei di V generazione ma non dispone di un’adeguata quantità di missili. La Marina ha navi all’avanguardia ma non ha personale sufficiente.

In un quadro non più adeguato si spera che il Parlamento agisca da subito con una visione comune e non politica perchè la Sicurezza e la Difesa Nazionale non deve avere colori politici. L’obiettico è quindi il 2% del Pil promesso nel 2014 alla Nato, anche se molti analisti pensano che non sia più sufficiente ed attuale. Le spese militari dovrebbero aumentare almeno al 2,5 per cento del Pil per riuscire a raggiungere un sistema di difesa accettabile e resiliente. L’Italia per la Difesa oggi spende poco più dell’1,5 del suo Pil, per un controvalore di circa 18 Mld di euro all’anno. Altri fondi vengono stanziati al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero dell’Econimia e Finanze per programmi di nuovi sistemi d’arma e missioni all’estero, portando così il budget complessivo a circa 25 Mld di euro l’anno.

Tuttavia, i vari sondaggi tra gli italiani non sono favorevoli ad aumentare i finaziamenti per il ministero delle Forze Armate ed è per questo che il governo Meloni ha chiesto a Bruxelles di poter scorporare gli investimenti per la Difesa dal patto di Stabilità, non intaccando così il superamento del 3 per cento del deficit. In questo modo si avrebbe un consenso ampio in seno al Parlamento, ad eccezione del sostegno dei Cinque Stelle che hanno già dichiarato la loro contrarietà all’aumento delle spese per le armi.

Il 2% cento del Pil nei Budget per la Difesa

La promessa dei Paesi della Nato nel 2014 era di far aumentare il budget militare almeno 2% del Pil. Non tutti sono riusciti ancora ad adempiere agli intenti dell’Alleanza. Solo gli americani hanno speso circa 300 miliardi di dollari in più in termini reali dall’assunzione dell’impegno.

Il ministero della Difesa francese ha pertanto affermato che il governo mira a portare la sua spesa a oltre il 2% del prodotto interno lordo in linea con gli impegni della NATO, ma ha rifiutato di fornire previsioni specifiche. La Francia non ha regolarmente raggiunto tale obiettivo. Secondo i dati della Nato, la Francia ha speso circa l’1,8% del PIL per la difesa dal 2014 al 2019 e il 2% nel 2020, l’ultimo anno in cui erano disponibili i dati.

La Danimarca si è impegnata per il 2033, il Belgio per il 2035. Alcuni alleati chiave sono ancora lontani dal target del 2%. Ad esempio, la Germania si aggira intorno all’1.4%, nonostante la promessa di investire cento miliardi di euro addizionali. L’Italia è all’1.5%, la Spagna all’1%. Alcuni, come il Canada, non hanno nemmeno confermato questo impegno.

La Gran Bretagna spende già il 2,2% del PIL per la difesa e non si è ancora impegnata in un forte aumento del suo budget militare.

Legge Di Paola

Il DPP 2021-2023 segnala che la progressiva riduzione degli organici, tesa al raggiungimento del traguardo previsto per il 2024 con il personale militare a quota 150.000 unità, si realizza di fatto con provvedimenti di contenimento della spesa pubblica nel settore del personale che incidono in maniera significativa sulle capacità di assunzione della componente militare, ovvero, con notevole riduzione dei reclutamenti nell’intero comparto. Tale processo, con particolare riferimento ai prossimi anni, fa sì che le consistenze i scendano da 172.657 unità del 2017, a 171.079 unità del 2018, a 169.855 unità nel 2019 e rispettivamente 169.360 e 169.086 unità nel 2020 e 2021. 169.855 unità del 2019, 167.252 unità nel 2020, 167.057 unità nel 2021 e rispettivamente 166.484 e 165.529 unità nel 2022 e 2023.

Il budget della Difesa italiana al 2,5 % del Pil per affrontare le sfide di oggi e di domani. Entro il 2024 avremo un esercito di 46enni

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