La Nato nel conflitto Russo-Ucraino

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(di Giuseppe Paccione) Ora che Mosca ha lanciato l’attacco aggressivo nei riguardi di uno Stato sovrano e indipendente come l’Ucraina, membro delle Nazioni Unite, soggetto di diritto internazionale e con personalità internazionale, la comunità internazionale si è trovata impreparata a confrontarsi con le conseguenze della più grave crisi dell’architettura di sicurezza nella vecchia Europa dal secondo Conflitto mondiale.

Mentre gli accadimenti bellici in Ucraina proseguono, credo che sia interessante affrontare una delle organizzazioni militari, a carattere regionale, e il suo ruolo, cioè l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (la NATO).

Spesso ci si domanda se l’Alleanza atlantica è coinvolta nel conflitto bellico russo-ucraino, in realtà non lo è per il semplice fatto che lo Stato ucraino non è membro del Patto atlantico, nonostante la sua ambizione a divenirne molto presto membro. Ciò sta ad indicare, in primis, che il casus foederis o formula della difesa collettiva viene garantita dal famoso articolo V:

le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali”.

Tale articolo non è in gioco, che non comporta un vincolo di assistenza automatico, sebbene ciascuno Stato parte dovrà prestare l’assistenza che giudicherà necessaria.

Tuttavia, l’Alleanza atlantica è tutt’altro che inalterata, visto che la Polonia, la Romania, la Slovacchia e l’Ungheria confinano con l’Ucraina e assieme a Bulgaria, Repubblica Ceca e i tre Paesi baltici estone, lettone e lituano hanno reclamato la clausola di consultazione in base alla quale l’articolo IV recita che

“le parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata”.

Nel senso che gli Stati membri potranno procedere ad una consultazione tutte le volte che uno di essi ritenga che la propria integrità territoriale, indipendenza politica e sicurezza vengano minacciate. Tale clausola potrebbe significare, ad esempio, la decisione di adottare misure aggiuntive lungo il confine dell’alleanza. La prassi ci ricorda che nel 2020 la Turchia, membro della NATO, aveva invocato la clausola di consultazione, in seguito alla perdita dei propri militari in Siria. Questo non è la prima volta che uno Stato parte dell’Alleanza atlantica invoca l’articolo IV sull’Ucraina, come avvenne nel 2014, quando la Polonia, dopo l’invasione russa sulla Crimea, si appellò alla clausola di consultazione. Ergo, qualsiasi misura difensiva aggiuntiva adottata dal Consiglio atlantica per rafforzare la sicurezza dei suoi Stati membri verrà autorizzata mediante l’articolo IV della Carta atlantica.

Circa la questione se l’Alleanza atlantica non farà nessun passo, possiamo dire che essa sta rispondendo in tempo reale all’atto aggressivo russo non provocato contro un Paese indipendente e membro della famiglia umana, adottando misure per rafforzare la cerniera di sicurezza dei suoi Stati membri lungo il suo fianco orientale.

Da varie settimane gli Stati Uniti e i suoi alleati stanno dispiegando truppe militari aggiuntive per rafforzare i gruppi tattici – Enhanced Forward Presence – istituiti dalla NATO sulla scia dell’invasione russa della Crimea nel 2014, presenti nei territori estone, lettone, lituano e polacco, che sono multinazionali e pronti per combattere. La loro presenza chiarisce che un attacco a uno Stato alleato verrà considerato un attacco all’intera alleanza. L’obiettivo di questo rafforzamento è triplice: in primo luogo, è necessario dissuadere Mosca dall’intensificare, intenzionalmente o accidentalmente, la situazione lungo la frontiera NATO-Russia; in secondo luogo, per rassicurare i membri orientali dell’alleanza preoccupati che, da molto tempo, temono gli sviluppi dell’azione russa in atto sul territorio ucraino confinante proprio con gli Stati alleati della NATO; in terzo luogo, per aiutare a difendere i Paesi membri citati, qualora le forze russe penetrano nel territorio dell’alleanza.

Questi gruppi tattici rappresentano solo una delle tante misure di adattamento che il Consiglio atlantico ha adottato durante l’azione russa di annettersi l’appendice crimeana, che era lembo territoriale sotto la sovranità ucraina. Altri interessanti passi includevano l’istituzione della Very Hig Readness Joint Task Force, istituita nel 2014 in risposta alle crisi in Medio Oriente e all’aggressione della Russia contro l’Ucraina, ed è permanentemente disponibile a muoversi in pochi giorni per difendere qualsiasi Paese membro dell’Alleanza atlantica, inoltre viene considerato un elemento di massima prontezza della Forza di reazione della Nato.

È stata ritenuta la punta di lancia della forza NATO. Attivare ora la Very Hig Readness Joint Task Force potrebbe essere un’impresa davvero ardua, che potrebbe rischiare di incrementare un’escalation delle tensioni con la Russia.

Dottor Giuseppe Paccione
Esperto in Diritto internazionale & Italian Strategic Governance

La Nato nel conflitto Russo-Ucraino