Lo spionaggio è una cosa seria, non può essere oggetto di contraddittorio in un’aula di tribunale

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Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina e onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni”. Così recita l’articolo 575 del Codice Ordinamento Militare, in riferimento alla formula di Giuramento degli uomini e donne con le stellette.

(di Andrea Pinto) Così aveva giurato agli inizi della carriera il capitano di  fregata Walter Biot, l’ufficiale di marina che è balzato alla cronaca di questi giorni per la grave ed infamante vicenda che lo ha coinvolto in una brutta storia di spionaggio perpetrata  dai servizi russi a danno dell’Italia. La vicenda assume una gravità senza precedenti poiché sono stati compromessi e rilasciati documenti, informazioni e dati di alta classifica di segretezza italiani e Nato ad un Paese straniero verosimilmente non alleato. Leggendo i giornali vien da sorridere  quando si vuole sminuire la vicenda derubricandola ad una vicenda non grave perché  le informazioni rilasciate non sono compromettenti per la sicurezza dello Stato. Ancor peggio quando si vuole far passare la storia che la sua famiglia aveva problemi economici a causa del Covid (moglie che ha perso il lavoro) ovvero che uno dei figli ha gravi problemi sanitari. Nonostante tutta la comprensione e vicinanza al Biot purtroppo questa volta la faccenda è terribilmente seria. La disinformazione al riguardo è pressoché totale. Non tutti sanno, infatti, che la materia delle informazioni classificate è così tanto sensibile che ne risponde in prima persona il Presidente del Consiglio dei Ministri che è l’Autorità nazionale per la sicurezza (ANS). Un ruolo che il premier svolge attraverso l’Ufficio centrale per la segretezza (UCSe), istituito nell’ambito del DIS (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza). Il Dis sovrintende le nostre due agenzie di informazioni e sicurezza interna, AISI ed esterna, AISE.

Le classifiche di segretezza

La classifica di segretezza è l’indicatore del livello di segretezza attribuito in ambito nazionale ad una determinata informazione. Si configurano come documenti classificati qualsiasi supporto materiale o immateriale, analogico o digitale contenente informazioni classificate e, pertanto, sottoposto a misure di protezione fisica, logica e tecnica dal momento della sua origine fino a quello della sua distruzione o declassifica. Le classifiche nazionali sono quattro: segretissimo, segreto, riservatissimo e riservato.

Se il colpevole di aver divulgato informazioni classificate ha agito a scopo di spionaggio politico o militare la pena prevista è la reclusione non inferiore a quindici anni fino all’ergastolo, in alcune precise condizioni.

La Difesa del capitano Biot

Il Biot ha detto al suo avvocato Roberto De Vita, durante l’udienza di convalida dove pure si è avvalso della facoltà di non rispondere, che “sono informazioni di bassissimo valore che non hanno mai messo a repentaglio, in alcun modo, la sicurezza nazionale“. Ne è convinto anche  l’avvocato De Vita: “I fatti sono di minima rilevanza”.  

L’accusa del Gip

Non è  dello stesso avviso il  Gip, che definisce il Biot: ”Un soggetto estremamente pericoloso e professionale nell’agire. Capace, ad esempio, di inserire la scheda Sd nel bugiardino dei medicinali, sintomo di uno spessore criminale tipico di chi non si pone alcuno scrupolo nel tradire la fiducia dell’istituzione cui appartiene.

L’origine dei sospetti allo Stato Maggiore della Difesa

L’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice di Roma accusa l’ufficiale di aver divulgato documenti di alta classifica (riservatissimi e segreti con qualifica Nato) su supporto informatico ad una nazione straniera, la Russia.  I sospetti sull’attività dell’Ufficiale risalgono a 5 mesi fa quando i suoi colleghi hanno notato alcuni strani comportamenti del Biot, era spesso molto nervoso con visibili sbalzi di umore. L’ufficiale della Marina militare era impiegato nel cuore pulsante dello Stato Maggiore della Difesa, il terzo reparto – Politica Militare e Pianificazione. Il reparto di punta del vertice massimo della Difesa italiana dove si sviluppa anche il concetto strategico nazionale, si curano i rapporti internazionali e dove passano tutte le esigenze operative delle forze armate italiane compresi gli sviluppi di nuovi sistemi d’arma. Naturalmente in tale contesto  la maggior parte dei documenti sono di alta e altissima classifica/qualifica. Documenti per i quali si utilizzano computer dedicati scollegati dalla normale rete internet e per i quali, in alcuni casi, vengono utilizzati anche sistemi di cifratura complessi. La divulgazione “in chiaro” di file classificati, estrapolati da questi particolari computer, potrebbe aver compromesso anche la rete dei pc classificati a livello nazionale. Nell’ordinanza del giudice di Roma  è specificato che il capitano di fregata  da  diversi  anni si occupava di gestire flussi  di informazione coperti da segreto e preordinati alla sicurezza dello Stato, relativi alla proiezione di tutti gli assetti italiani della difesa in teatri operativi esteri con particolare riguardo a operazioni Nato, Ue, Onu. Operazioni di guerra, spiegamento dei contingenti, elenchi di ufficiali e sottufficiali.

L’attività investigativa che ha portato all’arresto 

Il capitano di fregata infedele aveva a disposizione ogni giorno sul suo pc un’enormità di informazioni classificate. Proprio da quel computer, come racconta corsera estrapolava  le preziose informazioni. Seduto di fronte al computer con uno smartphone scattava decine di fotografie al giorno. La scheda sd dello smartphone veniva poi riposta in una scatola di medicine. La sequenza dell’attività è stata ripresa il  25 marzo scorso da una telecamera piazzata dai carabinieri del Ros nel suo ufficio presso lo Stato Maggiore. La stessa scheda sd è stata trovata il 30 marzo addosso a Dmitrij Ostroukhov, il diplomatico di Mosca che lo aveva ingaggiato e pagato 5.000 euro per farsi consegnare le carte segrete. In tutto sono 181 le foto che immortalano in gran parte documenti “riservatissimi” di cui 47  con la classifica  “Segreto Nato”.  I riservatissimi hanno a che fare con le comunicazioni dei nostri contingenti militari all’estero, con la loro dislocazione sul terreno, con le loro richieste di dotazioni, con la tecnologia e la logistica. I 47 documenti classificati Segreto Nato trattano analisi di scenario, con l’evoluzione del modello di difesa europeo, ma anche, con la pianificazione delle esercitazioni delle forze alleate. Gli specialisti del controspionaggio dell’Aisi, l’Agenzia per la sicurezza interna, avvertono che nel comportamento di Ostroukhov c’è un Interesse sospetto. E cominciano a monitorarlo. Scoprono così che incontra Biot sempre con le stesse modalità. Prende la metropolitana fino all’Eur, scende e sale su un autobus, arriva a Spinaceto dove lo aspetta il contatto italiano. Fa alcuni giri a piedi per controllare di non essere pedinato poi sale sull’auto di Biot e insieme si fermano nel parcheggio di un supermercato. Non sa però che nella macchina dell’Ufficiale italiano  sono state piazzate cimici e telecamere. 

I carabinieri del Ros  assistono all’incontro, subito dopo lo scambio fermano il russo e l’italiano. Ostroukhov ha la schedina con le immagini. Nella valigetta di Biot ci sono 5.000 euro. 

Alcuni dettagli dell’ordinanza del Gip

L’ufficiale russo aveva consegnato a Biot un cellulare che poteva utilizzare soltanto per i contatti diretti. A disposizione Biot aveva in tutto quattro smartphone tanto che il giudice evidenzia la possibilità che reiteri il reato dal numero di computer e smartphone in suo possesso a dimostrazione che non si trattava di attività isolata e sporadica. L’ordinanza precisa: “Le modalità esecutive e la natura della vicenda mostrano in maniera evidente l’estrema pericolosità del soggetto stante la professionalità dimostrata nel compimento delle suddette azioni desumibili dai numerosi apparecchi utilizzati, dalle tempistiche e dagli accorgimenti adottati”. 
Gli appuntamenti erano pre-organizzati, in maniera tacita e dunque non concordati telefonicamente”. Tali elementi, dice il giudice, “sono sintomatici dello spessore criminale dell’indagato che tra l’altro non si è posto alcuno scrupolo nel tradire la fiducia dell’istituzione di appartenenza al solo fine di conseguire profitti di natura economica”.

Nessun contraddittorio in Tribunale

Di fronte alle pesanti accuse contenute nell’ordinanza del Gip del Tribunale di Roma non c’è contraddittorio che regga in nessuna aula di Tribunale. Se i documenti oggetto dello scambio sono qualificati riservatissimo e segreto la narrativa secondo cui sono informazioni di bassissimo valore che non hanno mai messo a repentaglio, in alcun modo, la sicurezza nazionale, non può essere presa in considerazione.

Lo spionaggio è una cosa seria, non può essere oggetto di contraddittorio in un’aula di tribunale