Meloni pensa ad una riforma dei servizi segreti accorpando AISI ed AISE

   

(di Andrea Pinto) L’anticipazione del Foglio sulla presunta riforma dei nostri servizi segreti è stata argomentata oggi anche da Il Giornale. L’attuale sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica è stato istituito con la legge 124/2007, che già aveva riformato all’epoca il comparto dell’intelligence nazionale (Governo Prodi).

Oggi in Italia l’intelligence operativa è affidata a due agenzie (AISI e AISE) coordinate da un Dipartimento, il DIS – Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza – che è l’organo di cui si avvalgono il Presidente del Consiglio dei ministri e l’Autorità delegata per l’esercizio delle loro funzioni e per assicurare unitarietà nella programmazione della ricerca informativa, nell’analisi e nelle attività operative di AISE e AISI.

L’AISI (Agenzia informazioni e sicurezza interna) ha il compito di ricercare ed elaborare tutte le informazioni utili per difendere la sicurezza interna della Repubblica e le istituzioni democratiche da ogni minaccia, da ogni attività eversiva e da ogni forma di aggressione criminale o terroristica.

L’AISE (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) ha il compito di ricercare ed elaborare tutte le informazioni utili alla difesa dell’indipendenza, dell’integrità e della sicurezza della Repubblica dalle minacce provenienti dall’estero.

A quanto pare il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e l’Autorità delegata, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, starebbero pensando di unire le due agenzie perchè ritenute complementari e spesso concorrenziali. In discussione anche le funzioni del DIS che oggi dovrebbe coordinare le due agenzie a 360°, ma di fatto, secondo le argomentazioni de Il Giornale, non riuscirebbe ad avere un effettivo “grip” sulle stesse.

Certo è che l’unione delle due agenzie presuppone la creazione di un unica figura di vertice, una sorta di nuovo imperatore degli 007. Al riguardo, tra gli esperti, sorgono molti dubbi nel voler concentrare tanto potere in una sola persona perchè il “divide et impera è più funzionale in un settore così delicato.

Come scrive Il Giornale quale sia precisamente il ragionamento che stia dietro al progetto Meloni non è noto ufficialmente, d’altronde di una riforma dell’intelligence non c’era traccia nel programma di governo del centrodestra. Ma le faccende delle nostre agenzie di sicurezza sono da sempre all’attenzione della premier, da ben prima dell’arrivo a Palazzo Chigi. E, secondo quanto è dato capire, una volta arrivata al governo, a diretto contatto con la realtà della struttura, la Meloni si è dovuta rendere conto di quanto fra gli addetti ai lavori era oggetto da tempo di critiche e lamentele: così come è stata disegnata dall’ultima riforma, varata nel 2007 dal governo di Prodi anche in seguito alla vicenda del sequestro Abu Omar, la suddivisione di compiti tra Aisi e Aise è talmente vaga da risultare inapplicabile, e da generare continue sovrapposizioni, pasticci, gelosie.

Gli accavallamenti tra l’attività delle due agenzie accadono peraltro sotto gli occhi dei servizi segreti alleati, che si trovano davanti a due interlocutori che spesso dicono cose diverse. Le conseguenze, in più di una occasione, hanno raggiunto e superato la soglia del ridicolo. Episodi che sono usciti allo scoperto quando Meloni e Mantovano si sono inisediati a Palazzo Chigi.

Il premier vorrebbe mettere quindi mano all’intero organigramma della sicurezza nazionale alla luce delle nuove sfide globali che rendono l’intelligence non più divisibile in funzioni interne ed esterne perchè spesso le attività operative devono essere necessariamente fatte in entrambi gli ambienti.

Per scongiurare però l’eventualità di concentrare tutte le attività in un solo capo con l’unione delle due agenzie si starebbee pensando ad un’altra soluzione: lasciare AISI ed AISE rafforzando però e di molto i poteri del DIS che dovrebbe assumere funzioni di coordinamento pienamente operative, con le due agenzie alle sue dirette dipendenze.

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