Open Arms, la crisi politica sbarca a Lampedusa

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Scrive Repubblica.it che la nave dall’alba ha gettato l’ancora nella zona di Cala Francese, a poche centinaia di metri dal porto di Lampedusa.

Personale della Capitaneria di porto, della Guardia di Finanza e i medici del Cisom sono saliti per un’ispezione a bordo dell’imbarcazione della Ong catalana che si è diretta verso l’isola delle Pelagie, scortata da due navi militari, dopo che il Tar del Lazio ha accolto un suo ricorso, sospendendo il divieto di ingresso nelle acque italiane disposto da Salvini. Nell’isola è arrivato anche il veliero Astral, nave di appoggio di Open Arms.

Per l’approdo della #Open #Arms spagnola il ministro dell’interno Salvini ieri sera ha firmato un nuovo provvedimento di divieto di ingresso in acque italiane nonostante la decisione del Tar, ribadendo il suo ‘no’ alla sbarco dei migranti, ma la ministra Trenta non ha controfirmato la decisione.

Così in un comunicato la #Trenta ha motivato la sua decisione di andare allo scontro con #Salvini: “La politica non può mai perdere l’umanità. Per questo non ho firmato. Non si può ritenere che siano rinvenibili nuove cogenti motivazioni di carattere generale ovvero di ordine e sicurezza pubblica tali da superare gli elementi di diritto e di fatto, nonché le ragioni di necessità e urgenza, posti alla base della misura cautelare” del Tar della Lazio.

La Trenta fa riferimento in particolare alla “sussistenza di ‘fumus boni iuris‘ (la presunzione di sufficienti presupposti per permettere l’ingresso alla nave in acque italiane, ndr) e ‘periculum in mora‘ (il possibile danno causato da un ritardo nell’adozione del provvedimento, ndr) che anzi si sono verosimilmente aggravati”.

“In tale contesto”, sottolinea la Trenta, “la mancata adesione alla decisione del giudice amministrativo potrebbe finanche configurare la violazione di norme penali, fermo restando, in ogni caso, che in adesione al ‘dictum iuris‘ sarebbe stato eventualmente necessario inserire nel dispositivo del provvedimento un’esplicita disponibilità all’assistenza delle persone maggiormente bisognevoli”.

Ho preso questa decisione, motivata da solide ragioni legali, ascoltando la mia coscienza“, ha concluso la ministra, “non dobbiamo mai dimenticare che dietro le polemiche di questi giorni ci sono bambini e ragazzi che hanno sofferto violenze e abusi di ogni tipo“.

Il provvedimento non è stato firmato neanche dal ministro dei Trasporti #Toninelli che sul profilo fb ha detto: “Avevo già firmato a suo tempo il decreto di Salvini, che vietava l’ingresso, il transito e la sosta della Open Arms nelle acque italiane.
Avevo firmato, anche stavolta, per ribadire che chi non rispetta il diritto del mare non può sbarcare in Italia. Quel decreto è stato bocciato dal Tar ed emetterne un altro identico, per farselo bocciare di nuovo dal Tar dopo 5 minuti, esporrebbe la parte seria del Governo, che non è quella che ha tradito il contratto, al ridicolo. E a differenza di Salvini che cerca solo il consenso facile, noi agiamo con senso di Stato e concretezza.
Questo non significa che dobbiamo accogliere tutti i migranti della Open Arms. La mia, la nostra, linea non cambia: mettiamo in sicurezza la nave come ci chiedono i giudici; poi l’Europa, e in primis la Spagna la cui bandiera sventola sulla Open Arms, inizino ad assumersi le proprie responsabilità facendosi carico di accogliere 116 migranti che sono a bordo della nave. Noi come Italia interveniamo per tutelare la salute dei 31 minori a bordo, che sono in situazione di pericolo, come chiesto dal Presidente del Consiglio e come prevede la legge, che giustamente impone sempre la tutela dei minori e la loro protezione.”

Sul divieto di sbarco alla #OpenArms siamo soli contro tutti. Contro Ong, tribunali, Europa e ministri impauriti. E col Pd al governo, immigrazione di massa e Ius Soli tornerebbero realtà“, twitta Matteo Salvini.

Il ministro della  Difesa aveva già ordinato ieri alle navi della Marina militare di scortare verso il nostro Paese l’imbarcazione spagnola”. Così Salvini aveva commentato: “Umanità non significa aiutare trafficanti e Ong ma investire seriamente in Africa e non certo aprire i porti italiani”. 

Ricorso al Consiglio di Stato

Secondo il Viminale l’ordinanza del Tar – che fa riferimento solo al primo soccorso effettuato dalla Open Arrms di un gommone in difficoltà – sarebbe stata superata dal fatto che la  nave è rimasta un paio di giorni in zona Sar libica e maltese effettuando altri due soccorsi e “si è poi diretta verso nord con il deliberato intento politico di condurre gli immigrati in Italia“.

Il ministero Trenta  potrebbe, quindi, ordinare il trasbordo dei  32 minori presenti sulla Open Arms sulle motovedette militari e portarli a terra come sollecitato dal tribunale dei minori di Palermo.

 

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