Per fortuna che il Tap c’è

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(di Massimiliano D’Elia) Per fortuna che il Tap c’è. Ricordate un vecchio proverbio: “il topo con un solo buco campa poco e male“. Così il gasdotto Tap, avversato tempo fa da una parte della politica italiana (M5S), è oggi forse la migliore iniziativa che il nostro Paese potesse perseguire, dimostrando inusitata lungimiranza. Il Tap che dall’Azerbaijan arriva in Puglia, a San Foca, rifornendo così l’Europa e l’Italia del prezioso idrocarburo, mitiga la leva strategica utilizzata dalla Russia con le forniture di gas tramite il gasdotto Nordstream. Il Tap si estende per 3.500 chilometri, parte dal Mar Caspio e attraversa Azerbaijan, Georgia, Turchia, Grecia, Albania e Italia.

Ieri una delegazione di Bruxelles è volata in Azerbaijan per convincere le autorità ad incrementare la fornitura da 10 miliardi di metricubi a 20. A guidare la delegazione la commissaria all’Energia, Kadri Simson, che è volata a Baku per l’Advisory Council e che punta proprio a trasformare il Tap nella riserva di gas più consistente per l’Europa: “Credo che abbia un impatto positivo sui Paesi e sulle regioni che serve e contribuisce fortemente a forniture affidabili, competitive e sostenibili nell’Europa sud orientale”.

Oggi i gasdotti russi trasportano il 38% della loro capacità mentre i depositi di stoccaggio in Europa contengono solo il 16 per cento rispetto alla media del 40, certificando così la tattica “del dosaggio ad orologeria” di Putin. Le trattative in corso, invece, dovrebbero portare al Tap l’aumento immediato di circa 6 miliardi di metri cubi, di cui 8 miliardi destinati all’Italia.

Ieri erano presenti alla riunione anche i rappresentanti dei governi di Ucraina, Moldova, Usa e Gran Bretagna. Il bacini in Azerbaijan sono capaci di produrre circa 400 miliardi di metri cubi di gas l’anno e, per fare un termine di paragone, il solo fabbisogno italiano si aggira a 70 miliardi di metri cubi. Si registrano anche altre iniziative tese a sostenere il progetto Tap, come quella del Turkmenistan che ora esporta il suo gas principalmente verso la Russia e la Cina ma ha iniziato a rivolgere lo sguardo a occidente valutando la possibilità di collegarsi al gasdotto Tap. Gli Usa, invece, stanno trattando con il Qatar per il trasporto di gas liquefatto, tramite nave, verso il vecchio continente.

Che cos’è il Tap

Il Tap (sigla di Trans Adriatic Pipeline) è una condotta lunga circa 850 chilometri che dal confine fra la Grecia e la Turchia attraversa i Balcani e a Fier s’immerge nell’Adriatico per approdare a Melendugno in Puglia. 
Il Tap costa circa 4,1 miliardi di euro di investimento in gran parte privato. Ha la capacità di trasportare in Italia e in Europa 10 miliardi di metri cubi di gas l’anno ed è già tarato per poter raddoppiare a 20 miliardi di metri cubi. In questo caso il raddoppio non chiederà una seconda condotta; più semplicemente, verranno aumentate e potenziate le centrali di compressione lungo il percorso, in modo da poter aumentare la pressione e la quantità di gas spinto nella tubatura.

Ma l’intero progetto è assai più impegnativo ed è formato anche dal primo tratto della tubazione, il Tanap (Trans Anatolian Pipeline). Comincia in Azerbaigian, nei giacimenti di Şah Deniz che la Socar, la compagnia di Stato, ha nel mar Caspio. L’intero “corridoio sud” dal Mar Caspio fino alla Puglia costa 45 miliardi di dollari, contando anche i lavori sui giacimenti in Azerbaigian.

Gli azionisti maggiori sono Bp, Snam e Socar con il 20% l’una. Quote minori alla belga Fluxys (19%), alla spagnola Enagas (16%) e alla Axpo (5%).

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Per fortuna che il Tap c’è

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