Preziosa: “Nuovi documenti Nato e Ue non sufficienti richiesta sicurezza Occidente”

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(di Andrea Pinto) In Ucraina si prospetta una guerra lunga nonostante le difficoltà russe raccontate dai media occidentali. Eppure la Russia è sempre più presente in Medio Oriente, Africa (Congo) Sud America (Venezuela in testa) e Balcani, ma anche in Iran e India per non parlare della Cina. Le sanzioni occidentali, apparentemente, sembrano non aver intaccato più di tanto l’economia domestica della Federazione che, invece, ha messo sotto scacco le economie europee con il razionamento del gas e del petrolio, per non parlare del pericolo carestia in Africa e Medio Oriente per via del rallentamento delle partenze via navi cargo del frumento e grano ucraino.

Sul lato militare molti analisti indipendenti sostengono che la Federazione russa abbia utilizzato in Ucraina solo il 10 per cento delle potenzialità militari, svuotando, per ora, la maggior parte del suo vecchio arsenale risalente alla guerra fredda. Mosca ha, per ora, dato solo un piccolo saggio delle sue moderne potenzialità tattiche e strategiche lanciando missili ipersonici a media e lunga gittata, Khinzal, Sarmat etc.. Un esempio del modus operandi russo viene raccontato dai superstiti della guerra cecena all’agenzia Reuters: “i russi all’epoca rasero al suolo tutto, palazzi, centri commerciali, ospedali, scuole ma anche e soprattutto le strade asfaltate, era impossibile muoversi, era impossibile vivere”.

In Ucraina, per ora, invece, si predilige la tattica dell’elastico da una parte e dall’altra dei due schieramenti tra conquiste e riconquiste di territori persi e poi ripresi. Un modo per impantanare il conflitto e mettere alla prova la tenuta degli aiuti internazionali e dei governi mondiali, molti dei quali nel frattempo sono caduti ovvero sono in forte difficoltà di fronte alla crescente inflazione (anche per via del gas russo) che mette a dura prova i propri cittadini. Con l’arrivo dell’inverno sarà tutto più complicato perchè la Russia potrebbe chiudere o ridurre il flusso del gas a suo piacimento. I governi europei hanno già previsto piani straordinari di razionamento energetico, fino al raggiungimento della piena indipendenza che per l’Italia è prevista non prima della fine del 2024.

In un contesto molto fluido che sta ridisegnando, di fatto, un nuovo ordine mondiale multipolare, Nato e Unione europea hanno dimostrato, ancora una volta, anche di fronte ad una cruenta guerra nel proprio cortile, scarsa visione strategica e velata unicità d’intenti, avallando così uno degli obiettivi di Putin: decretare la vetustà della Nato, dell’Onu e l’eterogeneità dell’Unione europea.

Molto interessante la disamina fatta sull’argomento su formiche.net dal generale Pasquale Preziosa, già capo dell’Aeronautica Militare italiana fino al 2016 ed oggi presidente dell’Osservatorio Sicurezza di #Eurispes.

La guerra è un tipico fenomeno sociologico. Non sorprende quindi l’illusione persistente in ognuno di noi di conoscere il fenomeno complesso della guerra e di intuirne immediatamente soluzioni senza la fatica della riflessione e della ricerca. In un articolo apparso su Foreign Affairs (4 Agosto 2022), Alina Polyakova e Liya Timtchenko sostengono che “with every member providing some form of assistance to Ukraine (military, humanitarian, or financial), the reality is that the alliance is already involved in the war even without ‘boots on the ground’”.

Questo concetto appare in qualche modo, illusivo e quindi potrebbe portare a conclusioni non in linea con la strategia già dichiarata dall’Alleanza Nato e dall’Unione europea (Ue) per il contrasto dell’invasione russa dell’Ucraina. La Nato per la guerra in Ucraina ha mostrato una nuova unità di intenti politici persa negli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno dimostrato un grande impegno per la Difesa dell’Europa e i Paesi europei, a larghissima maggioranza, hanno mostrato una importante posizione politica contro la Russia per l’invasione immotivata dell’Ucraina con una rapida decisione di incrementare i budget nazionali della difesa. Gli aiuti dati all’Ucraina sono sia su base volontaria sia legittimati dal Diritto internazionale.

La posizione dell’Alleanza sin dall’inizio del conflitto è stata chiara: “Allied support is constrained by the imperative of non-belligerence. Nato Allies have made it clear upfront that they have no desire to directly confront Russia, hence the rejection of a no-fly zone or any other move carrying the risk of inadvertent escalation”.

La Nato, quindi, non interverrà nella guerra in corso tra l’Ucraina e la Russia, né gli aiuti militari possono configurare cosa diversa da quanto sancito dell’art.51 della carta onusiana. Vige attualmente il trattato internazionale sul commercio delle armi adottato dall’assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2014, in cui si evoca la possibilità degli stati di intervenire solamente per fini di legittima difesa.

Il controllo degli aiuti militari dati a Kiev mira essenzialmente a razionalizzare e controllare l’afflusso degli armamenti sul territorio ucraino per evitare diseconomie e perdita di controllo degli stessi ai sensi del trattato internazionale sul commercio delle armi. La ricerca di una maggiore efficienza organizzativa nella distribuzione degli armamenti non può configurare alcun concetto di coinvolgimento diretto nella guerra in atto.

L’Ucraina non fa parte della Nato e pertanto non è un Paese cui poter applicare le clausole del trattato del North Atlantico ovvero l’Art. 5 per il mutuo supporto in caso di aggressione. Nell’ambito dei Paesi Nato comunque è possibile identificare posizioni politiche non perfettamente coincidenti tra loro.

La vecchia Europa che è lontana dal fronte ucraino esprime posizioni meno radicali (“non bisogna umiliare la Russia”) nei confronti della Russia rispetto ai nuovi Paesi Nato dell’Est europeo che portano ancora i segni del triste passato sovietico. La Turchia, pur inserita nella Nato ma non nell’Unione europea, è portatrice di interessi strategici molto diversi dal resto dell’Europa e della NATO (ha acquisito sistemi missilistici russi e oggi invece la Russia è stata individuata nuova minaccia per i Paesi Nato). Erdogan, ha saputo costruire una immagine della Turchia quale Paese cerniera con il Medio Oriente e con l’Asia e in tale ruolo si è impegnato insieme all’ONU quale mediatore per lo sblocco del trasporto del grano ucraino verso l’Africa.

È proprio l’Africa il continente più attenzionato insieme all’area Medio orientale e all’ex Jugoslavia dalla Russia, dalla Turchia e dalla Cina. In particolare, la Siria, la Libia, la Somalia, e i Balcani sono le aree sulle quali Russia e Turchia stanno intrattenendo riunioni anche ai massimi livelli per stabilire le nuove aree di influenza profittando delle difficoltà di movimento politico dell’Europa (dell’Italia) e degli USA in quei teatri paludosi governati per molta parte da autocrazie corrotte.

È un momento di grande transizione degli equilibri mondiali, dove la competizione strategica individuata e segnalata da Hockett ha preso il posto delle tradizionali guerre che rappresentano oggi solo il segnale premonitore di possibili deflagrazioni nei campi economici, finanziari, tecnologici, sanitari. Non è più possibile nella nuova era dell’incertezza continuare ad applicare paradigmi oramai decaduti dell’era precedente legata al rischio.

La guerra in Ucraina va trattata con una diversa lente strategica e politica per governare meglio le conseguenze che di qui a breve si manifesteranno. Al momento, gli unici documenti strategici elaborati dall’Occidente sono per la Nato il nuovo concetto strategico approvato di recente a Madrid e per l’Unione europea lo Strategic Compass approvata pochi giorni prima dell’invasione dell’Ucraina.

Il primo documento ripropone una sorta di nuova Guerra Fredda con identificazione di una classica minaccia: la Russia, e una nuova attenzione verso la Cina. Il secondo documento, invece, propone dal 2025 una formazione di 5000 unità per far fronte alle emergenze europee per una difesa europea avanzata.

Entrambi i documenti, purtroppo, non contengono strategie innovative per far fronte all’incertezza della nuova era, piuttosto appaiono insufficienti per far fronte alla nuova richiesta di sicurezza dell’occidente, con la peculiarità che ogni Paese continuerà a fare investimenti tecnologici e militari prevalentemente secondo la propria agenda nazionale.

Con queste premesse, qualsiasi coinvolgimento della Nato nella guerra tra Russia e Ucraina apparirebbe una forzatura le cui conseguenze sarebbero peggiori del disastro geo strategico osservato in Libia per gli interventi militari occidentali del 2011.

Preziosa: “Nuovi documenti Nato e Ue non sufficienti richiesta sicurezza Occidente”