Talebani tra le strade di Kabul. Ponte aereo per riportare italiani in Patria

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ULTIM’ORA. I talebani stanno entrando a Kabul da tutti i fronti, a diramare la notizia direttamente il ministero dell’Interno afghano. Si sentono spari tra le vie della città, ma non ci sono combattimenti. I miliziani hanno sferrato l’attacco decisivo: è stata assaltata la prigione e sono stati liberati migliaia di detenuti. Secondo alcune fonti, precisa Reuters, il presidente Ghani sarebbe pronto a dimettersi. I talebani hanno anche ordinato ai loro combattenti di evitare violenze a Kabul e consentire un passaggio sicuro a chiunque decida di andarsene. Lo riporta il sito della Reuters, citando un leader talebano a Doha. “L’Emirato islamico ordina a tutte le sue forze di attendere alle porte di Kabul, di non tentare di entrare in città”, così su Twitter Zabihullah Mujahid, portavoce dei talebani.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ieri aveva promesso ai talebani una “risposta forte e rapida” se fossero stati colpiti gli interessi statunitensi. Washington ha inviato 5 mila militari per consentire l’evacuazione del personale dell’ambasciata. Saranno riportati in patria a ritmo di mille al giorno. Biden e’ anche tornato a difendere la sua decisione di ritirare tutte le truppe dall’Afghanistan. “Sono stato il quarto presidente a presiedere su una presenza militare in Afghanistan, due repubblicani, due democratici. Non vorrei passare, e non passero’, questa guerra a un quinto”, ha dichiarato Biden dopo una riunione del team di sicurezza nazionale.

Nel frattempo tutti i paesi occidentali chiudono le ambasciate. Il Regno Unito sta preparando l’evacuazione dell’ambasciatore britannico a Kabul, Sir Laurie Bristow, da effettuare entro oggi. Lo riportano Times e Sunday Telegraph. Il Foreign Office, inizialmente, voleva che Sir Laurie e un piccolo gruppo di funzionari rimanesse all’aeroporto della capitale afghana con gli altri diplomatici internazionali, secondo quanto riferito da Press Association. Per il Sunday Telegraph, si e’ deciso il rimpatrio dell’ambasciatore per via dei timori che lo scalo aereo possa essere conquistato dai talebani che continuano la loro avanzata in Afghanistan dove controllano ormai tutte le principali citta’, Kabula compresa da poche ore. Seicento soldati sono dispiegati nella capitale per l’evacuazione dei cittadini britannici rimasti e degli afghani che hanno collaborato con l’esercito di Londra.

La smobilitazione da Kabul a questo punto e’ generale mentre Danimarca, Norvegia e Germania hanno annunciato la chiusura temporanea delle sedi o la riduzione delle attivita’ al minimo.

Il ritiro degli italiani. Oggi l’inizio del ponte aereo per riportare gli italiani in Patria. Alle 21.30 locali da Kabul partirà il primo C-130J dell’Aeronautica Militare.

Quindi anche l’Italia ha dato il via alle operazioni di rimpatrio del proprio staff, pur mantenendo un presidio dell’ambasciata all’aeroporto della capitale afgana. Non è detto però che anche quest’ultimo baluardo sia costretto a dispiegare. “Ci stiamo preparando ad ogni evenienza, anche quella dell’evacuazione. Dobbiamo pensare alla sicurezza del personale della nostra ambasciata”, ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in seguito all’avanzata lampo dei talebani verso Kabul. Roma ha dato il via, quindi, alle procedure per predisporre il rientro in Italia dello staff della sede diplomatica.

Sulla situazione della sicurezza il Ministero degli Esteri congiuntamente a Difesa e Interno ha mantenuto uno stretto contatto anche con il Dipartimento di Stato americano, per decidere un’azione coordinata, anche con gli altri alleati. Mentre nella sede italiana il personale addetto alla sicurezza era in allerta e pronto ad ogni scenario. “L’ambasciata rimarra’ operativa da Roma e i fondi destinati al sostegno delle forze di sicurezza afghane potranno essere riorientati verso la tutela dei collaboratori delle nostre componenti diplomatiche, militari e civili“, ha spiegato Di Maio al Corriere, ribadendo che, anche senza un nuovo impegno militare, “non possiamo pensare di abbandonare dopo 20 anni il popolo afghano”. Perche’ “vent’anni di presenza internazionale e di cooperazione con le autorita’ afghane hanno restituito agli afghani tutele e diritti, a partire da donne e bambini. Adesso dovremo lavorare con tutte le forze affinche’ i talebani diano le dovute garanzie sul rispetto dei diritti acquisiti”, ha rimarcato il titolare della Farnesina.

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