Trump pronto ad asserragliarsi alla Casa Bianca

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(di Andrea Pinto) La campagna elettorale più costosa di sempre, 10,8 miliardi di dollari per indirizzare la decisione degli americani.  Una cifra astronomica mai spesa prima, rivelata dal Center for Responsive Politics. Istituto di ricerca demoscopica che, ai tempi del coronavirus, cerca di snocciolare dati e contraddizioni delle elezioni presidenziali più ad alta tensione di sempre.

E’ un testa a testa tra i due candidati, nel corso della notte è aumentato il vantaggio di Biden, 253 grandi elettori rispetto ai 213 di Trump. Occorrono 270 grandi elettori per essere decretato futuro inquilino della Casa Bianca. Ci sono però in ballo ancora milioni di voti da conteggiare, quelli espressi via posta (con sigillo al 3 novembre) per via delle restrizioni anti-covid, voti che provengono, per la maggior parte, da stati dove Trump la scorsa volta aveva vinto.

Sui voti popolari nazionali è stato registrato un record da parte del candidato democratico Biden con 70,5 milioni (Obama nel 2008 si fermò a 69,5 milioni) contro i 67.8 milioni del Tycoon. 

Trump però non si dichiara sconfitto e chiede una verifica dei voti già da ora a scrutini in corso. 

Biden nel tardo pomeriggio è uscito allo scoperto: “È chiaro che stiamo vincendo abbastanza Stati da raggiungere i 270 voti necessari. Non sono qui per dichiarare che abbiamo vinto, ma per riferire che quando il conteggio sarà ultimato, credo che saremo noi i vincitori”. 

Secondo le proiezioni che risentono dei risultati degli scrutini ancora in corso il Senato avrebbe una risicata maggioranza a favore dei repubblicani mentre la Camera andrebbe per pochi seggi ai democratici. Una spaccatura che renderà difficile al futuro presidente Usa poter governare con lo slancio richiesto dei tempi in cui l’economia mondiale sta soffrendo a causa della pandemia. La disoccupazione sta crescendo in maniera esponenziale nel paese a stelle e strisce.

Trump ha contribuito con le sue dichiarazioni a spaccare sempre più l’elettorato con dichiarazioni pesanti (forse è il frutto di una strategia ben precisa): “Stanno tentando di rubarci da dietro”. Trump ha, quindi, già annunciato di ricorrere all’Alta Corte dove può contare su sei giudici su tre di nomina repubblicana, grazie alla nuova entrata Amy Coney Barrett a capo della Corte. 

La vittoria risicata per una manciata di voti da parte di Biden potrà generare le già annunciate rivolte sociali, il cui assaggio gli americani lo hanno già vissuto durante le proteste per la morte di  George Floyd. 

Non a caso la Casa Bianca è già stata circondata da due anelli di recinzioni alti tre metri con agenti già predisposti in assetto anti sommossa. Trump asserragliato all’interno della Casa Bianca, nel pieno delle sue funzioni (Commander in chief delle forze armate) fino alla mezzanotte dopo  l’esito delle elezioni, potrebbe chiedere l’intervento dell’esercito per sedare le proteste e perchè no per far valere le sue ragioni durante e fino al riconteggio dei voti di ogni singola cartella elettorale.

Il gen.le Milley in tempi non sospetti a ridosso delle elezioni aveva dichiarato: “In caso di controversia sulla liceità  delle elezioni, per legge, a risolvere le controversie sono i tribunali statunitensi e il Congresso degli Stati Uniti e non l’esercito statunitense. Non prevedo alcun ruolo per le forze armate statunitensi in questo processo.” 

Gli alti funzionari del Pentagono secondo il NYT sarebbero molto preoccupati sul fatto che il loro comandante in capo possa ordinare alle truppe americane di entrare in azione per sedare i disordini sociali che potrebbero nascere dopo i risultati delle elezioni presidenziali anche perchè Trump  un mese fa si era  rifiutato di impegnarsi ad un trasferimento pacifico del potere

Trump già un mese fa aveva detto di non essere sicuro che le prossime elezioni potevano essere “oneste”. 

Il timore dei generali ed ammiragli del Pentagono perchè Trump già  provò, appellandosi  all’Insurrection Act del 1807, ad utilizzare l’esercito per sedare le proteste dopo la barbara uccisione da parte della polizia di George Floyd. In quell’occasione si opposero con forza tutti i più alti funzionari del Pentagono.

Se necessario, il compito di sedare le rivolte avevano detto i funzionari del Dipartimento della Difesa, è devoluto ai poliziotti, i “Marshall” o al “Secret Service”. 

L’esercito, per legge, avevano affermato i funzionari, fa un voto alla Costituzione, non al presidente, e quel voto significa che il comandante in capo dell’esercito è colui che ha prestato giuramento alle 12:01 p.m. del giorno dell’inaugurazione. 

Ma alti dirigenti del Pentagono, hanno riferito al NYT a condizione di anonimato, che la faccenda è allo studio tra le segrete stanze del Dipartimento alla Difesa. Si analizzano diversi scenari ma uno fra tutti, cosa fare se il signor Trump, ancora presidente dal giorno delle elezioni al giorno dell’inaugurazione, invocherà l’Insurrection Act per inviare le truppe nelle strade.

L’Insurrection Act, una legge vecchia di due secoli, consente a un presidente di inviare militari in servizio attivo per sedare i disordini.

Trump pronto ad asserragliarsi alla Casa Bianca

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