Il governo libanese sapeva della pericolosità degli esplosivi stoccati al porto

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Secondo quanto reso noto da “Reuters”, già il mese scorso i funzionari della sicurezza libanese avevano avvertito il primo ministro e il presidente della presenza di circa 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio erano immagazzinate nel porto di Beirut e che rappresentavano un notevole rischio per la sicurezza in quanto una, se fosse esplosa, avrebbero potuto distruggere la capitale.

Il 4 agosto la violenta esplosione dei prodotti chimici industriali ha letteralmente spazzato via la maggior parte del porto distruggendo circa 6.000 edifici provocando almeno 163 morti e il ferimento di altre 6.000 persone.

Secondo i documenti visionati da Reuters il rapporto della Direzione generale per la sicurezza dello Stato sull’esplosione faceva riferimento ad una lettera dello scorso 20 luglio inviata proprio al presidente Michel Aoun e al primo ministro Hassan Diab.

Sebbene il contenuto della lettera non fosse riportato fedelmente nel rapporto visionato da Reuters, un alto funzionario della sicurezza ha riferito che in essa erano riportati in sintesi i risultati di un’indagine giudiziaria avviata a gennaio sulle sostanze chimiche stoccate nel porto che aveva evidenziato la loro pericolosità e suggeriva l’immediata messa in sicurezza delle stesse.

Il rapporto sulla sicurezza dello Stato, che ha confermato la corrispondenza al presidente e al premier, non è stato riportato in precedenza.

“C’era il pericolo che questo materiale, se rubato, potesse essere utilizzato in un attacco terroristico”, ha riferito il funzionario a Reuters.

Riferendosi alla lettera inviata al primo ministro e al presidente dalla Direzione generale della Sicurezza di Stato, il funzionario, che ha preferito rimanere anonimo, ha dichiarato “Alla fine delle indagini, il procuratore generale (Ghassan) Oweidat ha preparato un rapporto finale che è stato inviato alle autorità” e poi, “li avevo avvertiti che questo avrebbe potuto distruggere Beirut se fosse esploso”.

Reuters ha chiesto chiarimenti sul contenuto della lettera del 20 luglio scorso all’ufficio del primo ministro e alla presidenza i quali non hanno risposto alle richieste di commento.

Il governo libanese sapeva della pericolosità degli esplosivi stoccati al porto

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