Libia, Italia cacciata dalla Libia mentre una fregata francese porta armi e munizioni ad Haftar

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Donald Trump senza consultarsi con il Dipartimento di Stato ha appoggiato il generale Haftar, creando imbarazzo anche all’Italia che si è trovata quasi da sola ad appoggiare il contendente libico Al Serraj, l’unico legittimato dalla comunità internazionale. Il premier Giuseppe Conte dalla Cina ha dovuto rivedere la posizione italiana: “La nostra posizione non è a favore di Sarraj ne a favore di Haftar ma del popolo libico, che riteniamo stia soffrendo da troppo tempo. Ci stiamo rivelando più lungimiranti di altri. Dopo il summit di Palermo si è compreso che Haftar non può non partecipare a una soluzione politica. Io stesso l’ho visto più volte, sono stato a Bengasi, abbiamo un ottimo rapporto. Ad Abu Dhabi si è profilata una svolta per regolamentare la transizione e organizzare il percorso verso nuove elezioni. Haftar doveva essere centrale assieme a Sarraj, ma in seguito a una situazione di stallo sul terreno, Haftar ha deciso di rompere gli indugi. La cosa aveva anche una sua logica: bonifichi tutto e poi ti siedi attorno a un tavolo, la soluzione politica la trovi subito dopo aver unificato il territorio e le forze di sicurezza. Alcuni paesi hanno condiviso questa logica, nella prospettiva di una unificazione a costo zero o comunque basso”.

La risposta dal campo di battaglia non è tardata, tant’è che Haftar, tramite il suo portavoce, ha detto: «Se le intenzioni italiane sono davvero positive per il futuro del popolo libico l’ospedale di Misurata e i soldati vanno subito ritirati dalla Libia, altrimenti l’Italia apparirà non come un partner, ma come un elemento che partecipa attivamente alle battaglie contro di noi».

Mentre tra Italia e Haftar si procede sulla via della retorica Al Jazeera ha riportato ieri che una fregata francese era appena arrivata al terminal di Ras Lanuf trasportando munizioni ed equipaggiamento militare per Khalifa Haftar.  Secondo The Lybian Observer Haftar starebbe preparando un piano di attacchi alla capitale libica passando anche dal mare, per sostenere le forze nelle città di Sorman e Sabrata.

Ma proprio a Pechino, il premier Giuseppe Conte incontrerà il presidente russo Vladimir Putin e l’egiziano Al Sisi, dove parlerà in incontri separati anche di Libia. Al Sisi, precisa Conte: “ha un ruolo assolutamente chiave, visti i suoi rapporti con l’amministrazione americana, e a lui farò capire che nel caso in cui il progetto di Haftar fallisse, dovremmo prenderne tutti atto. Non possiamo reggere un conflitto armato che non si sa quanto durerebbe”.

 

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