Russiagate Usa: chi ha autorizzato 007 italiani a collaborare con giustizia americana contro Trump?

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Migliaia di e-mail imbarazzanti su Hillary Clinton”, in possesso dei russi. Questo è quello che avrebbe detto il professore della Link Campus University di Roma Joseph Mifsud a George Papadopoulos consigliere della campagna elettorale di Donald Trump.

Questa rivelazione ha fornito ulteriori indizi al procuratore Robert Mueller che sta indagando  su un possibile complotto contro la Clinton da parte del comitato elettorale di Trump e il Cremlino. Mueller, dopo un anno di indagini,  ha dichiarato di non aver raccolto prove sufficienti per dimostrare la trama ordita ai danni della Clinton. 

Tornando all’Italia, due sono stati gli incontri tra il ministro della giustizia statunitense William Barr e i capi dei servizi segreti italiani. Riunioni che miravano ad approfondire le informazioni sul Russiagate e il ruolo del professore della Link Joseph Mifsud.

Il ministro della giustizia Usa non vuole mollare la presa e intende screditare il lavoro di Mueller cercando nuove prove per incastrare il presidente Donald Trump. Barr cerca queste prove proprio in Italia.

La domanda sorge spontanea, perchè l’Italia ha incontrato autorità Usa in riferimento all’indagine sul Russiagate? Chi ha autorizzato i contatti tra americani e servizi italiani?

Ad occuparsene, ora, sarà il Comitato di controllo sui Servizi (Copasir) che dovrà appurare  la legittimità dei contatti autorizzati da Palazzo Chigi. 

Il ministro Barr è un politico dell’amministrazione Usa e occorrerà accertare come mai Gennaro Vecchione, il capo del Dis – Dipartimento Informazioni e Sicurezza -, abbia assecondato la richiesta degli incontri. 

Anche perché, scrive il Corriere della Sera, prima che il New York Times e Washington Post rivelassero le «missioni» di Barr nella capitale — accompagnato dal procuratore John Durham incaricato proprio da lui di «rileggere» l’inchiesta sul Russiagate — nessuno aveva mai ritenuto di dover rendere noto che l’Italia aveva avuto un ruolo attivo nella vicenda. 

E questo nonostante l’attenzione fosse rivolta anche alla Link, ritenuta molto vicina al Movimento 5 S, l’ex ministro della Difesa, Elisabetta Trenta è una docente dell’università.

Lo scorso agosto Barr, secondo il sito Politico, alloggia al Marriott Grand Flora Hotel, in via Veneto a Roma. 

Il ministro Usa ha contatti con il premier Giuseppe Conte che fornisce il via libera alla collaborazione. Poi incontra il capo del Dis Gennaro Vecchione. L’obiettivo di Barr è chiaro: scoprire se il nostro Paese abbia avuto un ruolo nel Russiagate, se abbia ottenuto documenti riservati e se gli 007 abbiano effettivamente aiutato Mifsud a trovare un rifugio sicuro. Dal 2017 Mifsud è sparito e risulta introvabile.

Ad agosto, seppure in bilico, era ancora in carica il governo giallo-verde. Giuseppe Conte ha informato i suoi ministri dei contatti con Barr? 

Barr insieme con il procuratore Dhuram è tornato  a Roma per  incontra il direttore  dell’Aise Luciano Carta e quello dell’Aisi Mario Parente. La richiesta è quella di mettere a disposizione eventuale documentazione raccolta in questi anni.  In particolare Barr chiede chiarimenti sulla fine del professore Mifsud che sparito dal 2017 risulta avesse alloggiato  in un appartamento intestato a una società collegata alla  Link Campus, fino a maggio 2018. 

Chi altro del governo italiano è stato a conoscenza di questo scottante “dossier”? 

Un dossier chiaramente contro il presidente Usa Donald Trump con cui il governo Conte 2 vuole stringere sempre maggiori sinergie economiche e un aiuto concreto nella vicenda libica. Un atteggiamento sicuramente “bifronte”.

 

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