11 italiani morti in Ucraina, le accuse di Mosca

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Il Corriere della Sera ha riportato la notizia che il ministero della Difesa di Mosca ha reso noto che undici combattenti di professione italiani sarebbero morti in combattimento in territorio ucraino. La Russia li ha etichettati come mercenari, alla pari degli altri 50 connazionali che si sarebbero uniti al Battaglione Internazionale agli ordini dello stato maggiore di Kiev. Non si conoscono né le identità dei deceduti né la località dove avrebbero perso la vita in combattimento. Si tratta di propaganda o realtà? Certo è che Roma, precisa corsera, non ha mai confermato la presenza di cittadini italiani al fronte. Alla Farnesina ritengono che l’annuncio sia una trovata di Mosca quale ritorsione alla politica estera italiana, dichiaratamente anti russa. Si tratterebbe di una vera e propria intimidazione nei confronti dell’Italia, enfatizzano in nostri diplomatici. Un esponente del governo spiega che Mosca è infastidita per il nostro atteggiamento, considerato provocatorio, poiché staremmo aiutando Zelensky inviando armi agli ucraini e sostenendo le sanzioni, invece di agevolare la soluzione del conflitto. Mosca ha poi ancora il dente avvelenato con Roma per l’espulsione dei loro trenta diplomatici dall’Italia, decisione che venne presa dal governo Draghi, in accordo con gli altri partner europei. 

Nella nota ufficiale, inviata dall’ambasciata russa a Palazzo Chigi dove, si scrive degli italiani combattenti si enfatizza anche che “si può supporre che le perdite irrecuperabili aumenteranno“. Poi viene precisato sul destino di chi verrebbe preso prigioniero: “ai mercenari non si applicano le norme del diritto umanitario internazionale”.

Certo è che di italiani in Ucraina non vi è certezza, tranne la conferma video di Giulia Shiffer, intervistata dal programma televisivo Le Iene. Un mese fa — come aveva raccontato Giovanni Bianconi sul Corriere — ai funzionari dell’Antiterrorismo risultava la presenza di 17 italiani in Ucraina: nove schierati con Kiev, otto con le truppe di Mosca. Tutti peraltro penalmente perseguibili, visto che la legge italiana vieta atti ostili verso uno Stato estero.

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