Bozza Negoziati? Carta straccia. Avvertimento di Putin: ora abbiamo anche il  super missile “Sarmat”

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Mosca e Kiev fanno sapere, a mezzo comunicati stampa, di aver iniziato a dibattere su una bozza di negoziato che a dir la verità nessuno ha ancora visto. A Istanbul gli ucraini sostengono di aver consegnato alla controparte una bozza di accordo che in molti ritengono “carta straccia” perché non accettabile dal Cremlino.

Il portavoce russo Peskov dice che la palla è ora nel nostro campo, ma per giocare servono due squadre e mi pare che il signor Peskov giochi da solo, afferma ironico Zelensky che enfatizza: “Non ho visto nessuna bozza”.

Mosca è, di fatto, inamovibile sul riconoscimento della Crimea come terra russa, sull’indipendenza totale dell’intera regione del Donbass e non solo delle due Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Non adesione dell’Ucraina alla Nato, non proliferazione nucleare e niente basi straniere sul suo territorio. Poi c’è quello che fino ad oggi il Cremlino non ha chiesto apertamente mantenimento di un collegamento terrestre tra Donbass e Crimea, vale a dire l’intera fascia costiera; la zona a nordovest della Crimea attorno a Kherson dove si terrà un referendum fantasma per «autoproclamare» l’indipendenza; forse la fascia di territorio dalla Crimea a Odessa. Mosca non chiede più la denazificazione dell’Ucraina, la smilitarizzazione e la non adesione all’Ue. E non menziona nemmeno le garanzie costituzionali per la lingua russa.

Kiev, invece, continua a parlare di ritorno ai confini del 2013 che includevano la Crimea e l’intero Donbass. È disposta a rinunciare alla Nato ma non all’Ue o al disarmo. In più sostiene che qualsiasi accordo dovrà prevedere l’immediato ritiro delle truppe russe e poi, magari tra un anno, un referendum di accettazione popolare.

Prova muscolare di Putin

Nel frattempo Putin ricorda alla Nato, all’Ue e agli Usa che la Russia è un passo avanti su alcune arme tattiche. Ieri, infatti, è stato testato per la prima volta il missile balistico intercontinentale Sarmat definito da Putin “un’arma di quinta generazione impareggiabile“. In grado di superare tutti i sistemi missilistici esistenti è stata lanciata da da Plesetsk, nella regione di Arkhangelsk, Nord-Ovest del Paese, colpendo un bersaglio a oltre 5mila chilometri di distanza nella penisola della Kamchatka, Estremo Oriente Russo.

Immediato il commendo di Putin: “È davvero un’arma unica che migliorerà il potenziale militare delle nostre forze armate, manterrà la Russia al sicuro dalle minacce esterne e farà riflettere due volte quanti cercano di minacciare il nostro Paese con una retorica selvaggia e aggressiva”.

Seduto alla sua scrivania, il leader russo guarda le immagini che i militari trasmettono per lui. Il test del nuovo vettore balistico intercontinentale Sarmat, gli comunicano poco dopo, è perfettamente riuscito. E lo zar può annunciare al mondo che Mosca ora ha un’arma in più, la più efficace, per difendersi “contro le attuali minacce”. Le dichiarazioni di Putin sono in linea con l’impennata delle tensioni con l’Occidente, deciso a difendere l’Ucraina e aiutarla ad ottenere una vittoria sl campo. In più, assicura il presidente, il missile è stato interamente realizzato con componenti made in Russia. Un modo per dire che le sanzioni americane e occidentali non impediranno a Mosca di proseguire nei suoi programmi di sviluppo tecnologico.

Il Pentagono sminuisce subito la portata militare dell’evento. Si tratta di un’operazione di “routine” non considerata come una “minaccia”, dicono i vertici militari Usa, sottolineando di essere stati avvisati in anticipo dai russi nel rispetto degli accordi internazionali. Ma il significato politico, il suo messaggio mediatico, non può sfuggire a nessuno.

Il ministero della Difesa ha fatto sapere che i nuovi missili saranno dispiegati nel territorio di Krasnoyarsk, nella Siberia centrale, e rimpiazzeranno i vettori intercontinentali Voyevoda. 

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