I ricatti di Putin all’Occidente

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(di Giuseppe Paccione) Da settimane l’inquilino del Cremlino usa l’arma nucleare contro l’occidente che supporta manu militari l’Ucraina, pur di ottenere una vittoria che vede sempre più lontana.

Mosca ha comunicato l’esito dei referendum (farsa) di annessione dei territori dove si sono svolte le elezioni illegittime o ottenute costringendo i cittadini sotto la minaccia del fucile puntato. Tale risultato potrebbe dare spazio alla stessa Russia del suo diritto di intervenire per difendere i territori annessi e parti integranti del territorio russo, risultato che ha portato, successivamente, alla farsa cerimonia tenutasi nel Cremlino, del riconoscimento dell’annessione delle quattro province riconosciute dalla Russia. Come non si può menzionare la Crimea che venne annessa con il referendum (farsa) e, successivamente, annessa illegalmente sempre con lo strumento dell’azione coercitiva militare. Putin potrebbe aggiungere che tali annessioni di lembi territoriali costituiscono le sue ultime rivendicazioni del territorio ucraino e che, da qualche giorno, ha annunciato di voler avviare i colloqui di pace, a patto che i Paesi occidentali smettano di approvvigionare militarmente l’esercito ucraino e faranno pressione affinché il governo di Kiev accetti il fatto che non ha più alcuna titolarità sui territori annessi da Mosca.

Il pericolo dell’impiego delle armi di distruzione di massa da parte del Cremlino contro l’Ucraina non va in maniera assoluta celata. Questo campanello d’allarme del ricorso russo all’arma nucleare potrebbe portare i leader occidentali a dover trovare una via d’uscita ma alle condizioni di Putin, il quale potrebbe puntare su una forte combinazione per minare le fondamenta di supporto da parte dei Paesi occidentali all’ucraina.

Quest’ultima mossa del capo del Cremlino con l’indizione referendaria per l’annessione attraverso la minaccia di adoperare l’arma nucleare ha già spostato l’attenzione dalla posizione ormai fragile del governo di Putin dopo la dura sconfitta militare nella provincia di Kharkiv, la pressione diplomatica dell’India e Turchia per dare un termine a questa guerra che dura da mesi. Tuttavia, i termini apparenti del capo della Federazione russa non sono più una strada verso una pace sostenibile di quanto lo fossero le affermazioni di Hitler, quando nel 1938 asserì che la provincia dei Sudeti, abitata dai tedeschi in Cecoslovacchia, era la sua ultima richiesta territoriale in Europa. Un cessate il fuoco ora che lasci la Russia in possesso di quella parte del territorio ucraino conquistato permetterebbe all’inquilino del Cremlino di ricostruire le sue forze maltrattate e riprendere la sua guerra in un momento che riterrà opportuno.

Cedere alle minacce di Putin di usare le armi di distruzione di massa creerebbe un precedente che potrebbe impiegare altrove. Si può pensare, ad esempio, a un rapido attacco russo attraverso la frontiera estone con l’occupazione e l’annessione della città estone Narva, in cui vive la maggioranza della popolazione che parla russo e minacciare di ricorrere, dopo l’acquisizione del lembo territoriale estone, alle armi nucleari. Ovviamente, la prossima volta difficilmente Putin possa optare di non affrontare un Paese che fa parte dell’Alleanza atlantica. Tuttavia, potrebbe muoversi contro le terre settentrionali del Kazakistan usando i medesimi metodi. Come pure annettere le province georgiane occupate o la provincia separatista della Transnistria della Moldova, supportata dal Cremlino.

Lasciando Putin di avere successo sull’Ucraina con lo strumento intimidatorio del nucleare potrebbe aprire le porte a nuove aggressioni.

I sostenitori che vogliono che lo Stato ucraino debba cedere il suo territorio e il popolo al controllo sine die devono anche affrontare le conseguenze sul campo, come le atrocità russe sul territorio ucraino, d’altronde ben documentate. Questo non può considerarsi un tema nel quale solo la vittoria totale sia accettabile. Gli Stati Uniti, ad esempio, tentarono una simile vittoria durante le prime fasi del conflitto bellico in Corea. La sconfitta piena dei nordcoreani, che avevano avviato lo scontro bellico, sarebbe stato un risultato di gran lunga migliore per gli statunitensi, il mondo e la popolazione della Corea del nord. Ma non era raggiungibile e quando gli Stati Uniti hanno tentato di raggiungerlo, la Cina entrava in guerra.

Si potrebbe giungere al momento in cui la strada migliore da percorrere sia realmente un negoziato in base al quale si lascia a Mosca il possesso di alcuni territori ucraini, che arduamente arriverà. La Russia è ancora in una posizione perdente, nel senso che i suoi soldati appaiono non in grado di vincere e non è chiaro quando e nemmeno se la mobilitazione darà speranze a Putin. 

Sul piano economico, l’equilibrio della pressione economica potrebbe rivoltarsi ai danni della stessa Russia, in particolar modo se i massimali del prezzo del greggio concertati dal G7 e tenuti in considerazione dall’UE entreranno in vigore fra alcuni mesi e, di certo, cagioneranno problemi seri all’assetto economico russo. Si nota l’assenza del supporto della popolazione russa alla guerra voluta da Putin, tranne in alcune zone del Daghestan, dove la mobilitazione sembra aver innescato una resistenza attiva dotto forma di proteste.  

Il capo del Cremlino pare giocare la carta delle armi di distruzione di massa come extrema ratio per evitare la sconfitta in Ucraina, il che indicherebbe la sconfitta della sua ambizione di rispristinare l’impero russo mediante la guerra e le minacce di ricorrere alla forza armata. A mio parere, vista la posizione debole della Russia, Putin sta bluffando.

La Casa Bianca ha mostrato una fermezza piena dinanzi alle minacce nucleari di Putin, avvertendo che quest’ultimo sia comunque contro l’impiego di quest’arma di distruzione di massa. Il presidente russo vuole che l’intero occidente abbandoni ogni tipo di supporto all’Ucraina. Mentre i Paesi occidentali hanno già ribadito che continueranno a fornire aiuti militari, economici e politici.

Allo stesso tempo, l’Occidente non dovrebbe pensare che il presidente Putin stia solo giocando con le sue continue minacce nucleari, sebbene le probabilità di un eventuale impiego possano essere basse, tuttavia, non si dovrebbe presumere che sia impossibile. Nessuno desidera un ritorno alla guerra fredda, ma il capo del governo di Mosca ha preferito indossare le vesti dell’aggressore, ergo, è necessario resistere a chi ricorre allo strumento dell’aggressione e dei ricatti.

I ricatti di Putin all’Occidente