Incomprensioni tra Biden e Zelensky  mentre l’economia di Mosca va a gonfie vele. Putin paga sussidi e pensioni nei territori ucraini occupati

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Biden tuona da Los Angeles: “Lo so, molti pensavano che stessi esagerando, ma io sapevo di avere informazioni solide per prevedere l’imminente aggressione di Putin. Non c’era alcun dubbio, ma Zelensky, così come molti altri, non ci ha voluti ascoltare“.

La replica di Kiev non si è fatta attendere. Il portavoce del presidente ucraino, Sergei Nikiforov, ha ricordato come Biden e Zelensky si siano sentiti tre o quattro volte prima dell’invasione, pertanto la frase “non volle sentire” probabilmente andrebbe chiarita. Anche perché Zelensky ha invitato i partner occidentali ad applicare subito un pacchetto di sanzioni preventive contro la Russia.

A seguire ha twittato Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino: “Se avessimo iniziato a ricevere artiglieria pesante a gennaio, la situazione sarebbe stata diversa”.

La verità la si legge sul campo di battaglia dove l’Ucraina sta perdendo il Donbass e circa 200 uomini al giorno. A fronte delle sessanta batterie di missili a lunga gittata richieste gli Usa ne hanno inviate soltanto quattro. Ininfluenti per ribaltare le sorti del conflitto.

Nel frattempo il dibattito sull’invio di altre armi all’interno dell’Ue e della Nato continua. Fondamentali saranno le decisioni in seno ai prossimi vertici del G7 e Nato previsti a fine mese.

Le sanzioni dell’Occidente non colpiscono l’economia di Mosca

Fubini su Repubblica racconta quello che in molti osservatori sostengono da tempo: l’inefficacia delle sanzioni Occidentali sull’economia russa.

L’Europa e gli Stati Uniti vietano a Mosca di toccare gli euro e i dollari che riceve per l’energia venduta in Occidente a caro prezzo. Quali strade prende il tesoro di Mosca? Le banche russe libere dalle sanzioni in gran parte non applicano gli standard di contabilità internazionali (Ifrs), dunque sarebbero in grado di gestire fondi neri in valuta estera. E Catherine Belton ne «Gli uomini di Putin» (La Nave di Teseo) documenta come questa pratica sia corrente nella Russia di Putin.

Anche se è difficile provarlo a parlare però sono i numeri. Il ministero delle Finanze di Mosca rende nota fin qui l’esecuzione del bilancio nei primi quattro mesi dell’anno, inclusi i primi due mesi di guerra e di sanzioni. Non sembrano affatto i numeri di un’economia che, secondo il Fondo monetario internazionale, nel 2022 si dovrebbe ridurre di quasi un decimo. Solo nei primi quattro mesi dell’anno le entrate del bilancio russo aumentano del 34% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, dell’equivalente di 43,8 miliardi di euro (il 3,3% del prodotto lordo del Paese).

Nei primi quattro mesi del 2022 la voce del documento riferita alle informazioni operative sul volume delle entrate cresce del 90% (la maggior parte derivante dalle fonti energetiche gas e petrolio) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con un balzo sul 2021 equivalente a 27 miliardi di euro.

Se Mosca riuscisse a mantenere lo stesso ritmo durante tutto il bilancio in corso le entrate in più basterebbero a finanziare quasi tutta la spesa militare (100 miliardi per il 2023).

Anche l’esecuzione delle entrate pubbliche slegate dall’energia vanno a gonfie vele, ad aprile sono in crescita annua, del 5,4%.

Putin riesce, nonostante le sanzioni, a far approvare misure a sostegno del reddito. In primavera ha erogato un bonus una tantum equivalente a sette miliardi di euro per famiglie con figli fra gli otto e i 18 anni ed un adeguamento delle pensioni all’inflazione da 25 miliardi di euro per il 2022 e 2023.

Riesce addirittura a pagare sussidi e pensioni nel territori ucraini occupati, come a Kherson.

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